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Imprese e famiglie italiane, più connesse al Nord che al Sud

Nel 2023, il 74,2% delle imprese italiane con almeno 10 dipendenti utilizza un sito web o pagine web per valorizzare la propria attività. Tuttavia, si registra una flessione nel Mezzogiorno, dove la percentuale è scesa dal 65,2% nel 2021 al 62,5% nel 2023. In particolare, l’Abruzzo è passato dal 73,7% al 63,9% e la Sicilia dal 78,4% al 63,5%. A livello europeo, l’Italia si colloca al sedicesimo posto, con una percentuale inferiore alla media UE del 78%.

Più laureati in discipline tecnico-scientifiche

Nel 2021, si è osservato un aumento della quota di giovani tra i 20 e 29 anni che hanno conseguito una laurea in discipline tecnico-scientifiche, pari a 17,8 per mille residenti. Tra i maschi, la quota è del 21,0 per mille, mentre tra le femmine è del 14,3 per mille. Rispetto al 2019, c’è stata una crescita di 1,3 punti, con un divario di genere in aumento. Il Centro Italia mostra la quota più elevata di laureati in queste discipline, con Lazio e Umbria che raggiungono rispettivamente 19,5 e 19,0 per mille.

Nel Mezzogiorno, spiccano Abruzzo, Molise e Basilicata con valori superiori a 21 per mille. Il divario di genere è più accentuato nel Nord-Est (9,4 punti) e più contenuto nel Mezzogiorno (4,5 punti). Nonostante la crescita, l’Italia resta indietro rispetto a molti paesi europei.

Internet è nell’83,7% delle case

Nel 2023, l’83,7% delle famiglie italiane dispone di un accesso a Internet da casa, con un aumento di 0,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Le regioni con i valori più elevati sono Lombardia (86,3%), Lazio (86,2%), Trentino-Alto Adige/Südtirol (86,2%) e Veneto (86,1%).

Tutte le regioni del Centro Nord, tranne Liguria e Umbria, presentano valori superiori o in linea con la media nazionale. In Sardegna, la percentuale è prossima alla media nazionale, mentre il Mezzogiorno continua a presentare un forte divario.

Chi sono gli italiani che usano la rete?

Nel 2023, il 91,7% delle famiglie italiane con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni dispone di un accesso a Internet, un dato vicino alla media UE del 93,1%. L’uso regolare di Internet riguarda l’80,3% della popolazione italiana di 6 anni e più. Il 83,2% dei maschi e il 77,6% delle femmine naviga sul web, con un divario di genere maggiore nelle fasce di età più anziane.

Il Mezzogiorno presenta uno scarto di 7 punti percentuali rispetto al Nord e di 6 punti rispetto al Centro. L’Emilia-Romagna ha la percentuale più alta di internauti (84,5%), mentre la Calabria ha la più bassa (71,6%). A livello europeo, l’Italia è tra gli ultimi posti, con l’85,5% di utenti Internet regolari tra i 16 e i 74 anni, contro una media UE del 90,2%.

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WhatsApp, cosa cambia con le funzionalità basate sull’IA?

Meta sta potenziando WhatsApp, il suo principale servizio di messaggistica, attraverso l’integrazione di funzionalità basate sull’intelligenza artificiale (IA). Mark Zuckerberg, CEO di Meta, ha recentemente annunciato l’introduzione di nuovi strumenti di IA che promettono di arricchire la piattaforma, migliorando significativamente l’interazione con gli utenti. Questi aggiornamenti, previsti nelle prossime settimane, rivoluzioneranno il servizio clienti per le aziende e l’accessibilità all’informazione per gli utenti.

Nuove funzionalità e mercati di test

Le innovazioni, riferisce Adnkrons, mirano a facilitare l’integrazione della pubblicità all’interno di WhatsApp, similmente a quanto già avviene su Instagram e Facebook, grazie alla potenza dell’intelligenza artificiale. I primi paesi a sperimentare queste nuove funzionalità saranno Colombia, Indonesia, India e Brasile. Il feedback raccolto da questi mercati pilota sarà cruciale per il perfezionamento delle funzionalità prima di un rilascio globale.

Benefici per le aziende

L’introduzione delle capacità di IA su WhatsApp apporterà notevoli vantaggi alle operazioni aziendali, in particolare nel settore del servizio clienti e nella gestione della pubblicità. Grazie all’IA, le aziende potranno automatizzare e migliorare il servizio clienti, rispondendo alle richieste degli utenti in modo più rapido ed efficiente. Inoltre, l’integrazione della pubblicità tramite IA consentirà una gestione più mirata e personalizzata delle campagne, incrementando il ritorno sull’investimento.

Vantaggi per gli utenti

Per gli utenti individuali, l’IA offrirà un’esperienza più ricca e personalizzata. Le risposte alle domande degli utenti saranno più pertinenti e tempestive, migliorando l’interazione complessiva con l’app. Inoltre, WhatsApp sta sviluppando strumenti creativi per la produzione di contenuti visivi direttamente all’interno dell’app, permettendo agli utenti di esprimere la propria creatività in nuovi modi.

La questione privacy  

Recentemente, Meta è stata criticata per aver dichiarato l’intenzione di utilizzare i dati personali degli utenti per l’addestramento dell’IA senza ottenere il loro consenso esplicito. La nuova politica di privacy di Meta, che entra in vigore il 26 giugno, consentirà all’azienda di utilizzare post personali, immagini private e dati di tracciamento per lo sviluppo dell’IA. Questo ha sollevato preoccupazioni riguardo alla privacy degli utenti e alla trasparenza delle pratiche di raccolta dati di Meta.

Conclusioni

In sintesi, WhatsApp sta compiendo passi significativi verso l’integrazione dell’IA per migliorare sia l’esperienza utente sia l’efficienza operativa delle aziende. Tuttavia, le questioni di privacy sollevate dalla nuova politica di Meta richiedono attenzione e risposte adeguate per garantire che gli utenti possano fidarsi dell’uso dei loro dati personali. Il futuro di WhatsApp, arricchito dalle capacità dell’IA, promette molte innovazioni, ma anche sfide da superare.

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Cybersecurity: la sfida dell’Intelligenza Artificiale generativa

Le soluzioni di Intelligenza artificiale generativa, generative AI, sono in grado di addestrarsi su enormi quantità di dati e utilizzarli per creare contenuti con un grado variabile di innovazione. Sono queste soluzioni a rappresentare un’autentica rivoluzione a livello economico e sociale.

L’interesse per questa tecnologia ha contribuito a far crescere in modo esponenziale aziende del settore hi-tech, e le applicazioni pratiche sono già innumerevoli in diversi campi. Ma l’AI generativa permette ai cybercriminali di creare minacce sempre più difficili da scoprire. E per quanto le soluzioni di Intelligenza artificiale siano state create a fin di bene è innegabile che possano causare vere e proprie catastrofi.
Ad esempio, molte organizzazioni cybercriminali usano ChatGPT per creare testi più credibili ed efficaci da utilizzare nelle campagne di phishing. Ma non solo.

Deepfake, phishing personalizzato, malware intelligenti

Gli hacker utilizzano l’AI per creare video e foto deepfake, contenuti digitali in cui viene utilizzato l’aspetto esteriore o la voce di personaggi pubblici per lanciare attacchi informatici basati sull’impersonation. Lo scopo è diffondere fake news o manipolare l’opinione pubblica.
Con campagne di phishing sofisticate, poi, gli algoritmi dell’AI possono analizzare enormi quantitativi di dati personali e creare email di phishing personalizzate. Queste comunicazioni risultano più convincenti per i destinatari, aumentando in modo significativo il tasso di successo delle offensive.

Ma con l’AI dalla propria parte, i cybercriminali possono anche sviluppare malware in grado di apprendere dall’ambiente in cui si trovano ed evolvere il proprio codice, così da aggirare eventuali misure di sicurezza.
Caratteristiche che rendono ancora più complessa l’attività di rilevazione e contrasto ai virus.

Attacchi automatici, replica dei dati biometrici, adversarial AI

I sistemi basati sull’AI possono essere programmati per cercare e sfruttare in modo automatico eventuali vulnerabilità in reti informatiche e software. La velocità e l’incessante capacità di lavoro di queste macchine, aumenta l’impatto potenziale degli attacchi.

L’AI può essere usata anche per replicare i dati biometrici, come le impronte digitali o i pattern del viso utilizzati dai sistemi di rilevazione, per violare sistemi di sicurezza considerati sicuri. Oppure, nei cosiddetti attacchi ‘adversarial AI’, gli hacker inseriscono dati all’interno dei sistemi di Intelligenza artificiale allo scopo di far prendere decisioni errate, o farsi rivelare informazioni sensibili.

Botnet deviate e violazione dei dispositivi IoT  

L’AI può essere usata, poi, per sviluppare cyberattacchi capaci di modificarsi in tempo reale onde evitare il rilevamento da parte dei sistemi di sicurezza, agendo direttamente sul proprio codice per rimanere al sicuro.

Ma i cybercriminali possono sfruttare la forza dell’AI per controllare le botnet, reti composte da dispositivi infetti per lanciare attacchi coordinati come i DDoS (Distributed Denial of Service). O per automatizzare e scalare attacchi di social engineering, creando profili social finti e interagendo con altri utenti per raccogliere info personali o diffondere contenuti pericolosi.
Del resto, l’AI amplifica le capacità degli hacker quando si tratta di sfruttare le vulnerabilità dei dispositivi IoT per accedere senza autorizzazioni a dati personali o aziendali.

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Viva il turismo rurale! Italiani e stranieri preferiscono mete extra-urbane per le vacanze estive

Lo rivela l’indagine condotta da Feries sui suoi due portali, Agriturismo.it e CaseVacanza.it: oltre l’80% degli italiani, e il 90% degli stranieri, per le prossime vacanze estive preferisce una meta extraurbana. 

A prediligere le mete extraurbane sono soprattutto le generazioni più mature: il 65% dei turisti rurali, italiani e stranieri, ha tra 45 e 65 anni e viaggia prevalentemente in coppia (46%).
Grazie a una giusta combinazione tra esperienze uniche in contesti naturalistici e servizi sempre più evoluti, l’ospitalità extraurbana guadagna preferenze per le vacanze estive e primaverili.  Un  trend positivo confermato anche dalle prenotazioni sui due portali, che registrano il +10% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. 

Soggiorni brevi o lunghi? L’importante è destagionalizzare

Circa il 50% degli utenti dei due portali prevede di fare almeno due viaggi con pernottamento nei prossimi sei mesi. E se il 60% dei soggiorni brevi degli italiani sono previsti per la primavera o per l’autunno, gli stranieri ‘destagionalizzano’ anche i soggiorni più lunghi di una settimana. Il 50% dei soggiorni lunghi degli stranieri è infatti previsto in primavera o autunno.

Inoltre, se gli stranieri confermano il forte interesse per partenze in periodi diversificati, viaggiare tra giugno e luglio, e in autunno, guadagna l’interesse anche di quasi un italiano su tre.

Italia si conferma meta top

Se l’Italia si attesta tra le mete preferite, con il 78% dei connazionali che vorrebbe fare almeno un viaggio lungo lo Stivale (57% stranieri), le mete balneari sono scelte dal 70% degli intervistati, seguite da montagna, collina e piccoli borghi (11%).
La scelta delle mete si riflette anche nella tipologia delle esperienze, che arricchiscono il soggiorno con la scoperta delle ricchezze, meglio se nascoste, del territorio.

Le attività escursionistiche in contatto diretto con la natura sono le predilette dal 28% degli italiani, ma si registra anche un forte interesse per le attività culturali (20%) ed enogastronomiche (19%).
Quanto ai driver di scelta, prezzo e scenario geopolitico sono i principali fattori che influenzano le prenotazioni di viaggio. Circa il 20% dei turisti italiani (4% stranieri) darà priorità al risparmio, mentre le valutazioni dei rischi in termini di sicurezza influiscono significativamente sulle scelte di viaggio del 34% degli italiani e del 44% degli stranieri.

Viaggi green: un’abitudine consolidata

Il 53% degli intervistati dichiara poi di avere scelto già da tempo un modo di viaggiare più green.

Oltre ad adottare buone pratiche, come la riduzione dei rifiuti e il rispetto delle risorse naturali (53%), le scelte ecosostenibili degli italiani in vacanza riguardano la preferenza per alloggi eco-friendly (40%) con misure per ridurre l’impatto ambientale (uso di energie rinnovabili o riciclo dei rifiuti), l’uso di mezzi trasporti sostenibili a basse emissioni di carbonio come il treno (29%) e le destinazioni naturali protette (32%), che preservano e tutelano gli ecosistemi naturali.

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Cybersecurity IT: le aziende geo-distribuite hanno difficoltà a gestire l’infrastruttura tech

Per la maggior parte delle aziende distribuite geograficamente le sfide maggiori da affrontare riguardano gli aspetti tecnologici. In particolare, per oltre un terzo delle aziende con più filiali e uffici distanti tra loro a livello globale la principale preoccupazione è la creazione e la gestione di un’infrastruttura IT coesa tra più sedi.

È quanto emerge dal nuovo report globale di Kaspersky, dal titolo ‘Gestione delle aziende geograficamente distribuite: sfide e soluzioni’. La ricerca, condotta in 20 Paesi, tra cui l’Italia, fornisce una visione più approfondita della sicurezza di reti e informazioni che le aziende geo-distribuite devono affrontare.

Creare coerenza e garantire la sicurezza delle informazioni  

Tra gli intervistati, il 37% ha dichiarato che la creazione e la gestione di un’infrastruttura IT coerente in più sedi è la principale preoccupazione, mentre il 24% ha affermato che garantire una sicurezza delle informazioni completa su tutti gli asset e i processi rappresenta la sfida più importante.

Se si considerano le problematiche relative a infrastruttura IT e sicurezza delle informazioni, il 42% degli esperti considera il rilevamento e la risposta agli incidenti come il primo ostacolo quando si affrontano progetti di cybersecurity in più sedi. E più di un terzo ha difficoltà a implementare efficacemente misure di sicurezza (38%) e a definire policy di sicurezza coerenti (36%).

Preoccupano anche l’integrazione di nuove filiali e gli alti costi di assunzione

Tra le altre preoccupazioni tecnologiche, gli intervistati citano la configurazione e l’integrazione di nuove filiali nella rete esistente, gli alti costi di assunzione del personale IT, oltre alla mancanza di strumenti di gestione della sicurezza e i tempi di ripristino più lunghi dopo i guasti del sistema.

“I dati della nostra ricerca dimostrano che garantire la sicurezza delle reti e delle informazioni in più uffici geograficamente distanti è un compito difficile – ha commentato Maxim Kaminsky, Business Development Manager di Secure Access Service Edge di Kaspersky -. Normative e legislazioni locali, così come risorse e competenze diverse tra la sede centrale e le filiali, oltre alla mancanza di strumenti di rete e di cybersecurity efficaci, possono costituire un ostacolo significativo per gli specialisti, che cercano di implementare e mantenere standard di sicurezza uniformi e una configurazione di rete coerente.

Le soluzioni per affrontare (e vincere) la sfida

“Per affrontare questa sfida – ha aggiunto  Maxim Kaminsky -, le aziende dovrebbero applicare soluzioni che consentano una gestione centralizzata e automatizzata della rete, e forniscano una protezione completa di tutti gli uffici, indipendentemente dalla loro ubicazione”.

Per proteggere le aziende geo-distribuite dalle minacce informatiche e ridurre la possibilità di problemi di rete, gli esperti di Kaspersky consigliano di utilizzare soluzioni specifiche per gestire l’intera rete aziendale da un’unica console, e utilizzare soluzioni centralizzate e automatizzate per garantire una protezione informatica completa di tutte le risorse e i processi aziendali. Sia presso la sede centrale sia gli uffici locali.

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PNRR: Italia ancora indietro sulla trasparenza

L’Osservatorio civico PNRR, insieme a più di 300 organizzazioni riunite nella campagna ‘Dati Bene Comune’, stanno chiedendo maggiore trasparenza e accesso pubblico alle informazioni fin dall’avvio del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ma a distanza di oltre cinque mesi dall’approvazione del ‘nuovo PNRR’ “non esiste ancora un quadro finanziario aggiornato sulle misure del piano”.

Inoltre, ripota AcionAid, non sono disponibili le informazioni sullo stato di avanzamento dei singoli progetti, in particolare, su quanto è stato speso fino a oggi.

In due anni inoltrate quattro richieste di accesso agli atti

Questo ha spinto la Fondazione Openpolis, il 17 aprile, a inoltrare al Governo una ulteriore richiesta di accesso generalizzato agli atti (Foia), la quarta in due anni, con oggetto i dati del PNRR.

Lo stesso Osservatorio civico ha inviato una lettera sul tema alla ‘Cabina di regia’ del Governo sul PNRR.
Con la revisione approvata dalle istituzioni europee nel dicembre scorso, il piano di investimenti, pari a circa 194 miliardi di euro, è stato sostanzialmente modificato, tanto che oggi è lo stesso Governo a parlare di un ‘nuovo PNRR’.

Verificare l’utilizzo delle risorse

Tuttavia, l’esecutivo non ha ancora messo a disposizione le informazioni relative agli importi delle centinaia di misure indirizzate ad ambiti fondamentali, come sanità, scuola, transizione ecologica o digitale.

In questo modo, è praticamente impossibile analizzare il piano, con l’obiettivo di misurare la riuscita degli investimenti e verificare l’utilizzo di risorse pubbliche di tale portata. Per non parlare del raggiungimento delle priorità trasversali sull’eliminazione dei divari di genere, generazionali e territoriali.
Siamo di fronte a un grave vuoto informativo e a una mancanza di trasparenza inaccettabile, che impedisce una soddisfacente attività di monitoraggio civico, da parte della società civile, degli addetti ai lavori e dei media.

Dati deficitari o addirittura assenti

Insomma, tutto ciò lascia le comunità, le amministrazioni locali e le imprese in una “condizione di grave incertezza”.
Con l’ultima richiesta di accesso agli atti si richiede nuovamente (come era stato fatto attraverso un Foia lo scorso febbraio) lo stato di avanzamento dei singoli interventi e la spesa effettivamente sostenuta. 

Nonostante le rassicurazioni pubblicate dal Governo su Italia Domani, a oggi queste informazioni non sono ancora pubbliche, riporta ancora la Fondazione. Per questo sarebbe necessario uno slancio decisivo di trasparenza su un programma di investimenti così importante per il Paese.

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Da Apple una svolta per le riparazioni degli iPhone: ora si potranno usare anche i pezzi second hand

A partire da l’anno in corso, Apple renderà disponibili ai possessori di iPhone parti usate selezionate per alcuni modelli. Apple ha infatti annunciato una svolta significativa nella sua politica di riparazione degli iPhone, introducendo la possibilità dell’uso di componenti di seconda mano. Questa novità dovrebbe per migliorare l’accesso a riparazioni sicure, ma a costi contenuti.

La mossa di Apple rappresenta sicuramente un passo avanti per l’azienda nel campo della sostenibilità e dell’autonomia degli utenti. Anche perché queste riparazioni potranno essere eseguite sia da utenti competenti sia da terzi indipendenti.

Ogni dispositivo conserverà un registro completo delle riparazioni effettuate

Tra i primi componenti che saranno messi a disposizione ci saranno i sensori biometrici per il Face ID (riconoscimento facciale attraverso uno scanner 3d) e il Touch ID (riconoscimento tramite lettore di impronte digitali), sebbene la politica di Apple, finalizzata a verificare l’autenticità delle parti e la cronologia dell’hardware, resterà in vigore.
Inoltre, ogni dispositivo conserverà un registro completo delle riparazioni effettuate, indicando se sono state usate parti nuove o di seconda mano. 

In un ulteriore sforzo per semplificare il processo di riparazione, Apple ha anche annunciato un’ulteriore novità: coloro che riparano i dispositivi non dovranno più fornire i numeri di serie quando ordinano le parti di ricambio, a meno che non si tratti di sostituire la scheda madre.

Il programma di auto riparazione si espande a 33 Paesi

Il programma di auto-riparazione di Apple è stato lanciato per la prima volta negli Stati Uniti nel 2022, per poi espandersi in vari altri Paesi nel mondo.
Con il recente aggiornamento dell’11 aprile, il programma ora supporta 40 prodotti Apple in 33 Paesi e altri territori.

L’introduzione di questa politica avviene in un momento in cui le autorità di alcuni tra i mercati principali di Apple hanno espresso critiche aperte verso le politiche dei produttori di dispositivi riguardo alle riparazioni. Soprattutto in riferimento al problema dello smaltimento dei rifiuti elettronici, che ogni anno si accumulano in quantità enormi.

Nuova tendenza: stop all’obsolescenza programmata, è ora di prolungare la vita dei dispositivi

Seguendo una tendenza che sembra orientata a prolungare la vita utile dei dispositivi, anche altri produttori, tra cui Samsung e Google, hanno lanciato schemi di riparazione simili.

Si tratta di un cambio di passo per l’industria dell’elettronica di consumo, riporta Adnkronos, che ora sembra voler adottare pratiche più sostenibili e più orientate al consumatore.

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Italia quinta al mondo per export, +48% dal 2015

Dal 5 al 25 aprile di quest’anno saranno circa 300 le iniziative organizzate in tutta Italia per celebrare la giornata del Made in Italy, giornata che si è scelto di celebrare il 15 aprile, data della nascita di Leonardo Da Vinci.

Nel corso della presentazione della giornata del Made in Italy Adolfo Urso, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha dichiarato che tra il 2015 e il 2023 le esportazioni italiane sono aumentate in valore del 48%. 
Il ministro ha anche sottolineato che il nostro Paese ora è il quinto a livello globale per le esportazioni, superando nella classifica la Corea del Sud.

La qualità italiana nei settori delle “quattro A” 

Il ministro Urso ha definito i prodotti italiani “belli, buoni, ben fatti e anche sostenibili”, ribadendo la qualità italiana nei cosiddetti settori delle quattro A, ovvero, alimentare, abbigliamento, arredo e automazione.

“Il Made in Italy – ha affermato il ministro – non è un modello di produzione ma un modello di vita. L’eccellenza della nostra produzione si identifica nelle quattro I che sostengono il nostro modello, che corrispondono all’Identità, la riconoscibilità dei manufatti italiani nel mondo, l’Innovazione, alla quale sono dedicate una grande quantità di risorse del PNNR, l’Istruzione e l’Internazionalizzazione”.
A proposito dell’istruzione, il ministro Urso ha ricordato l’importanza delle competenze dei lavoratori delle imprese italiane, che spinge “chi acquista le nostre imprese a continuare a produrre nel nostro Paese”.

La manifattura torna in crescita dopo un anno

L’indice Pmi manifatturiero dell’Italia torna a segnalare crescita dopo un anno, con una lieve espansione sia degli ordini sia della produzione. L’indice Hcob Italy Manufacturing Purchasing Managers Index a marzo è risultato pari a 50,4, in crescita rispetto a 48,7 di febbraio.

Un risultato che conferma come per la prima volta dal marzo 2023 l’indice torni sopra la soglia dei 50 punti, quella che separa la contrazione dall’espansione dell’attività manifatturiera.
Il miglioramento dell’indice riflette, oltre ad output e ordini, questi ultimi in rialzo dopo un anno, il miglioramento nelle condizioni di occupazione, mentre un freno al Pmi arriva dagli acquisti, dal momento che le imprese stanno continuando a ricorrere alle scorte.

“Rispetto ai mesi precedenti la produzione ha visto un salto significativo”

Il lieve miglioramento delle vendite totali a marzo deriva in larga parte dalla domanda da parte di clienti ‘domestici’, riporta Ansa, mentre la domanda dall’estero è in lieve calo.
“Il settore manifatturiero italiano può tirare un sospiro di sollievo”, ha commentato Tariq Kamal Chaudhry, economista della Hamburg Commercial Bank che elabora l’indice in collaborazione con S&P Global.

“Dopo quasi un anno di difficoltà il Pmi Hcob è uscito dalla zona di contrazione, e con un valore di 50,4 l’Italia si unisce alla Spagna come seconda, fra le quattro maggiori economie europee, nel registrare espansione – ha spiegato Tariq Kama Chaudhry -. La produzione ha visto un salto significativo rispetto ai mesi precedenti”.

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Cybersecurity: le aziende investono oltre 100mila dollari all’anno per la formazione

Oltre il 70% delle aziende spende ogni anno oltre 100.000 dollari per la garantire l’aggiornamento dei propri dipendenti nel campo della cybersecurity.
Tuttavia, le aziende evidenziano anche la mancanza di corsi mirati a coprire nuove aree di interesse nel mercato della formazione, e dichiarano che i training non sempre portano i risultati attesi.

Emerge dalla ricerca di Kaspersky dal titolo The portrait of the modern Information Security Professional, che inoltre esamina il problema della carenza di personale a livello globale nel campo della cybersecurity, analizzando le motivazioni e identificando i metodi di valutazione e aggiornamento della workforce aziendale dedicata alla sicurezza IT.

Per il 39% dei professionisti la formazione aziendale non è sufficiente

Secondo la ricerca, le aziende per l’aggiornamento dei propri team di cybersecurity investono in modo significativo. In particolare, il 43% spende abitualmente tra i 100.000 e i 200.000 dollari all’anno, il 31% addirittura più di 200.000 dollari, mentre il restante 26% investe abitualmente meno di 100.000 dollari.

Inoltre, la ricerca ha rivelato che il 39% dei professionisti della cybersecurity (un dato che sale al 42% in Europa) ritiene che la formazione aziendale non sia sufficiente. Per essere competitivi sul mercato e aggiornare le conoscenze e le competenze, i professionisti sono infatti disposti a frequentare ulteriori corsi di formazione a proprie spese. Tuttavia, osservano che il mercato della formazione fatica a stare al passo con un settore in rapida evoluzione e non riesce a fornire in tempo i programmi di aggiornamento necessari.

Pochi corsi affrontano i nuovi ambiti di interesse

La ricerca mostra che la scarsità di corsi che coprono nuovi ambiti di interesse (49%) è il problema principale per chi cerca una formazione sulla cybersecurity.
Il 47% degli intervistati afferma poi che i tirocinanti tendono a dimenticare quanto appreso perché non hanno avuto la possibilità di applicare le conoscenze appena acquisite, quindi per loro i corsi si sono rivelati inefficaci.

E per il 45% degli operatori risulta complicato richiedere prerequisiti formativi specializzati, come la codifica e la programmazione avanzata, che non sono stati specificati durante la fase di pre-registrazione.

Migliorare le competenze interne più efficace di cercare sempre nuovi candidati

“Con un panorama di minacce in costante evoluzione, le aziende dovrebbero migliorare continuamente le competenze del proprio personale responsabile della cybersecurity per essere preparate ad affrontare sofisticati attacchi informatici – commenta Veniamin Levtsov, VP, Center of Corporate Business Expertise di Kaspersky -. Lo sviluppo di specialisti di alto profilo all’interno dell’azienda e la creazione di competenze interne possono essere una strategia efficace per le organizzazioni che vogliono fidelizzare i propri dipendenti e permettergli di crescere professionalmente, invece di andare costantemente alla ricerca di nuovi candidati e verificare il loro background professionale e le competenze pratiche”.

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Rapporto Censis: il vero e il falso della comunicazione

Nell’era biomediatica, alcuni mezzi sono in grado di raccogliere un vasto pubblico e rispondere alle diverse esigenze comunicative. Secondo il 19° Rapporto sulla comunicazione del Censis, a svolgere questo compito è ancora la televisione, ma è la radio che continua a rivelarsi all’avanguardia all’interno dei processi di ibridazione del sistema dei media.
Nel 2023 a guardare la tv è il 95,9% degli italiani (+0,8%) e il 56,1% la tv via internet (+3,3%). Il vero boom però è della mobile tv, passata dall’1,0% di spettatori nel 2007 al 33,6%.

Nell’era del politically correct, per gli italiani (75,8%) i media non dovrebbero mai usare espressioni ritenute offensive o discriminatorie da alcune categorie di persone. Ma quando si passa alla vita quotidiana, il 69,3% è infastidito dal fatto che ci sia sempre qualcuno che si offende se si pronuncia qualche frase ritenuta inopportuna.

Consolidamento di internet, smartphone, social network

Tra il 2022 e il 2023 si registra un consolidamento dell’impiego di internet (89,1% di utenza, +1,1%), e si evidenzia una sovrapposizione quasi perfetta con quanti utilizzano gli smartphone (88,2%), e molto prossima agli utilizzatori di social network (82,0%).

E se per i media a stampa si accentua ulteriormente la crisi ormai storica, a cominciare dai quotidiani cartacei venduti in edicola, tra i giovani (14-29 anni) il 93,0% utilizza WhatsApp, il 79,3% YouTube, il 72,9% Instagram, il 56,5% TikTok.
In lieve flessione, oltre a Facebook, anche Spotify e Twitter. Colpisce la discesa di Telegram (dal 37,2% del 2022 al 26,3%) e Snapchat (dal 23,3% all’11,4%).

AI: l’incertezza sul futuro 

Il 74,0% degli italiani ritiene che gli sviluppi dell’Intelligenza artificiale al momento siano imprevedibili. In percentuali pressoché analoghe vengono espressi giudizi sia ottimistici sia pessimistici sugli effetti che l’AI potrà produrre.
Tra gli ottimisti, il 73,2% pensa che le macchine non potranno mai sviluppare una vera forma di intelligenza come gli umani, tra i pessimisti, il 63,9% teme che sarà la fine dell’empatia umana.

Allarmisti anche quanti credono che non sapremo più distinguere il vero dal falso, con grandi rischi per le democrazie (68,3%), e c’è chi pensa che sarà la fine della privacy perché saremo tutti controllati dagli algoritmi (66,3%).

Carta stampata in crisi perenne, segnali di ripresa per i libri

Per i media a stampa si accentua ulteriormente la crisi ormai storica, a cominciare dai quotidiani cartacei venduti in edicola. Nel 2007 erano letti dal 67,0% degli italiani, nel 2023 dal 22,0% (-3,4% in un anno e -45,0% in quindici anni).
Si registra ancora una limatura dei lettori di settimanali (-1,7%) e mensili (-2,8%), e diminuiscono anche gli utenti dei quotidiani online (30,5%, -2,5% in un anno), mentre sono stabili quanti utilizzano i siti web d’informazione (58,1%, +21,6% dal 2011).

Nel 2023 però si arresta l’emorragia di lettori di libri. Gli italiani che leggono libri cartacei sono il 45,8% (+3,1% rispetto al 2022 ma -13,6% rispetto al 2007). La ripresa non riguarda i lettori di e-book, che rimangono stabili al 12,7% (-0,6%).

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