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La trasformazione della distribuzione IT

Il mondo della distribuzione italiana chiude l’anno 2023 con una performance negativa. L’anno si è infatti chiuso con un calo del 7,8% rispetto al fatturato registrato l’anno precedente. I dati sono contenuti nel Panel Distribuzione GfK ed evidenziano una contrazione generalizzata in tutti i principali settori, coinvolgendo sia il lato Consumer (-10,6%) che gli investimenti nel segmento Business (-6,1%).

Fine delle tensioni sull’offerta e ritorno ai prezzi prepandemici 

Il valore di mercato subisce una diminuzione anche a causa della cessazione delle tensioni sull’offerta dei prodotti, che ha riportato i prezzi unitari ai livelli pre-pandemici. Questo scenario presenta una sfida per gli attori della catena distributiva, che devono affrontare il problema del recupero della marginalità erosa da una sovrabbondanza di prodotti Tech rispetto alla domanda effettiva.

Rinascita della distribuzione IT end-to-end con la Supply Chain 4.0

La trasformazione della distribuzione IT end-to-end torna al centro dell’attenzione con l’avvento della Supply Chain 4.0. Caratterizzata dall’applicazione dell’Internet of Things, dalla robotica avanzata e dall’analisi dei big data, questa nuova era della gestione della filiera richiede l’implementazione di processi avanzati come la pianificazione analitica della domanda o S&OP integrato, diventati ormai elementi consolidati nelle aziende.

Il ruolo chiave del processo S&OP nell’ottimizzazione della Supply Chain

Un processo di S&OP ben implementato rivede i piani di allineamento tra la domanda del cliente e le forniture, consentendo al management team di analizzare le performance e definire strategie future.
Ad esempio, prodotti con breve ciclo di vita e alta variabilità della domanda richiedono una revisione più frequente del processo S&OP rispetto a quelli con domanda a bassa variabilità. Un S&OP efficace diventa quindi fondamentale per una gestione ottimale dell’intera Supply Chain.

L’influenza delle tecnologie emergenti nella gestione della Supply Chain

Negli ultimi anni, sono emerse diverse tecnologie che stanno alterando i modi tradizionali di lavorare nel settore della gestione della Supply Chain. Questi includono l’intelligenza artificiale generativa (AI), l’analisi dei dati, l’automazione, l’apprendimento automatico, l’Internet of Things (IoT), la blockchain e altro ancora. La prospettiva di una catena di approvvigionamento intelligente sembra destinata a diventare la nuova normalità nei prossimi anni.

Come pulire i filtri dell’aria condizionata canalizzata?

Un sistema di aria condizionata canalizzata è una soluzione di climatizzazione efficiente e silenziosa che diffonde l’aria in modo uniforme in tutti gli ambienti di una abitazione.

Per garantire il corretto funzionamento e la massima efficienza dell’impianto, è importante ricordare di pulire regolarmente i filtri.

A breve vedremo il perché sia così importante prendersi cura dei filitri ed il modo più sicuro ed efficace per pulirli.

Perché è importante pulire i filtri?

I filtri dell’aria condizionata canalizzata sono importanti perché trattengono polvere, polline, smog e altri agenti inquinanti.

Se non vengono puliti regolarmente, questi accumuli possono ad esempio ridurre l’efficienza del sistema di climatizzazione, aumentando di conseguenza i consumi energetici.

Un altro problema della mancata pulizia al lungo termine potrebbe essere quello relativo alle bocchette di aerazione parzialmente ostruite, che causerebbero una distribuzione non uniforme dell’aria.

Tra l’altro uno de problemi legato ai filtri dell’aria condizionata sporchi, spesso sottovalutato, è quello di favorire la proliferazione di batteri e muffe, con conseguenti rischi per la salute.

Quando bisogna pulire i filtri?

La frequenza con cui pulire i filtri dipende da diversi fattori.

L’accumulo di sporco può infatti essere accentuato o meno dal livello di inquinamento dell’aria esterna, dunque anche la zona in cui si vive incide sulla frequenza con la quale i filtri vanno puliti.

Altro fattore determinante nella peridiocità della pulizia dei filtri è la frequenza di utilizzo dell’impianto di climatizzazione, dato che un impianto che viene adoperato di più è chiaramente più soggetto ad accumulare sporcizia.

In generale, si consiglia di pulire i filtri almeno una volta all’anno, ma in caso di elevato inquinamento atmosferico o di frequente utilizzo del climatizzatore, potrebbe essere necessario pulirli più spesso.

Come pulire i filtri?

La pulizia dei filtri dell’aria condizionata canalizzata è un’operazione semplice che può essere eseguita in pochi minuti. Ecco i passaggi da seguire:

  1. Spegnere l’impianto di climatizzazione e disattivare l’alimentazione elettrica.
  2. Raggiungere le griglie di ventilazione e rimuoverle.
  3. Individuare i filtri. In genere, si trovano proprio dietro le griglie di ventilazione.
  4. Rimuovere i filtri facendo attenzione a non danneggiarli.
  5. Pulire i filtri con un aspirapolvere dotato di una spazzola morbida.
  6. Lavare i filtri  con un prodotto specifico per questo tipo di utilizzo.
  7. Lasciare asciugare i filtri completamente all’aria aperta.
  8. Riposizionare i filtri nel loro alloggio prima di riaccendere l’impianto.

Pulizia delle griglie e delle bocchette di aerazione

Oltre ai filtri, è importante pulire anche le griglie e le bocchette di aerazione. Per farlo, è sufficiente utilizzare un panno umido e un prodotto detergente non aggressivo.

È conveniente fare questa operazione nel momento stesso in cui si puliscono i filtri, ondere evitare di avere griglie sporche che potrebbero vanificare il nostro lavoro di pulizia dei filtri.

Sanificazione del sistema di climatizzazione

Oltre alla pulizia ordinaria, è consigliabile effettuare anche una sanificazione periodica del sistema di climatizzazione canalizzata.

Questo intervento, che deve essere eseguito da un professionista del settore, permette di eliminare batteri, muffe e altri microrganismi che possono proliferare all’interno dell’impianto.

Si può approfittare e far effettuare la sanificazione in occasione di interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria da parte di personale qualificato.

In sintesi

La pulizia regolare dei filtri e la sanificazione periodica del sistema di climatizzazione canalizzata sono interventi essenziali per garantire il corretto funzionamento dell’impianto, ma non solo.

A giovarne sono anche i consumi di energia e la salubrità dell’aria negli ambienti domestici, il che è davvero importante soprattutto in presenza di bambini o anziani in casa.

Si tratta di una piccola manutenzione che richiede poco tempo dunque, ma ha una grande importanza sia per il comfort in casa che per quanto riguarda l’economia domestica.

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Mercato immobiliare: sono 235.725 le compravendite nel II trimestre 2023  

Sono 235.725 le convenzioni notarili di compravendita e gli altri atti traslativi a titolo oneroso per unità immobiliari nel II trimestre 2023.
La variazione percentuale sul dato destagionalizzato è di -4,1% rispetto al trimestre precedente, mentre la variazione su base annua sul dato non destagionalizzato è di -16,0%.

Nel confronto congiunturale l’abitativo segna variazioni percentuali negative in tutte le ripartizioni geografiche del Paese (Nord-Ovest -5,9%, Nord-Est -5,1%, Sud -4,1%, Centro -2,4%), fatta eccezione per le Isole, che rimangono sostanzialmente stabili (+0,1%).
Il settore economico è in diminuzione su tutto il territorio nazionale. Nel Nord-Ovest -5,4%, nelle Isole -3,2%, al Centro -3,0%, nel Sud -0,6% e nel Nord-est -0,4%.

Il 94,0% delle convenzioni stipulate riguarda i trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo (221.514), il 5,7% quelli a uso economico (13.373) e lo 0,4% le convenzioni a uso speciale e multiproprietà (838).

In un anno variazioni percentuali negative in tutto il Paese

Rispetto al II trimestre 2022 le transazioni immobiliari diminuiscono del 16,7% nel comparto abitativo e dell’1,5% nell’economico.
A livello territoriale il settore abitativo segna, su base annua, variazioni percentuali negative in tutto il Paese: Nord-Ovest -21,6%, Centro -17,8%, Sud -14,8%, Nord-Est -13,8% e Isole -5,5%. 

Il settore economico diminuisce nel Nord-Ovest (-6,5%), nel Centro (-6,4%) e nelle Isole (-4,2%), mentre aumenta nel Nord-Est (+6,2%) e al Sud (+4,9%). Nel settore abitativo le compravendite si riducono sia nei grandi sia nei piccoli centri (rispettivamente, -20,9% e -13,5%), in quello economico, diminuiscono nei grandi centri (-6,6%) e aumentano nei piccoli (+2,1%).

Mutui: -7,3% rispetto al I trimestre

Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare sono 78.512. La variazione percentuale calcolata sul dato destagionalizzato è di -7,3% rispetto al trimestre precedente, mentre la variazione su base annua calcolata sul dato non destagionalizzato è di -35,3%.

Il calo interessa tutto il territorio su base sia congiunturale (Sud -9,5%, Nord-Ovest -8,4%, Nord-Est -7,6%, Isole -6,3% e Centro -3,9%) sia annua (Nord-Ovest -40,6%, Centro -36,2%, Sud -32,5%, Nord-Est -30,4%, Isole -27,6%), le città metropolitane -39,5% e i piccoli centri -31,7%.

Primi sei mesi del 2023: mercato a -13,7%

Nel I semestre 2023 il mercato immobiliare, con 446.416 convenzioni notarili di compravendita, registra un andamento in ribasso rispetto allo stesso periodo del 2022 (-13,7%). La flessione interessa il settore abitativo (-14,4%), con variazioni negative superiori alla media nazionale nel Nord-Ovest (-19,3%) e al Centro (-17,0%), più lieve nel Nord-est -11,1%, Sud -10,2% e Isole -5,2%.

Il settore economico è stabile a livello nazionale, mentre registra un andamento differenziato per area geografica, con una crescita al Sud (+5,2%) e nel Nord-Est (+4,6%) e una contrazione al Centro (-4,2%), nel Nord-Ovest (-3,1%) e nelle Isole (-1,8%).
Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare (152.094 nel I semestre 2023) sono in forte calo (-33,3%). Soprattutto al Nord-ovest (-38,7%) e il Centro (-35,1%), più contenuta al Sud -29,2%, Nord-Est -28,1% e Isole -26,6%.

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Spesa in contenuti digitali: nel 2023 vale 3,6 miliardi di euro

A quanto emerge dall’Osservatorio Digital Content, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, la spesa dei consumatori italiani in contenuti digitali d’informazione e intrattenimento nel 2023 raggiunge 3,6 miliardi di euro, +5% rispetto al 2022.

A contribuire allo sviluppo, il rinnovato interesse da parte degli utenti per una vasta gamma di contenuti digitali. In particolare, l’informazione, i video di intrattenimento e i contenuti musicali.
Il mercato dei contenuti digitali si articola in due macro-componenti: la spesa degli utenti per fruire dei contenuti attraverso sottoscrizione di abbonamenti o l’acquisto di singoli contenuti, e la raccolta pubblicitaria.

Il Video Intrattenimento prede il volo

Il settore più rilevante in valore assoluto è il Video Intrattenimento che pesa il 44% della spesa totale (circa 1,6 miliardi), e cresce anno su anno del +7% in termini di spesa del consumatore e del +14% per la raccolta pubblicitaria. Influiscono sui numeri del settore l’aumento dei prezzi, i nuovi modelli di abbonamento ibridi, che includono anche annunci pubblicitari, e il potenziato contrasto alla pirateria.

Cresce (+18%) anche il settore dell’Audio Digitale (musica, audiolibri, podcast), seppur rappresenti solo il 9% del totale del mercato (circa 325 milioni).
Informazione ed eBook rimangono invece ancora poco rilevanti in termini assoluti (5% della spesa totale, 170 milioni). Mentre il Gaming, grazie alla diffusione di consolle digital only, torna a crescere (+2%) coprendo il 42% della spesa (oltre 1,5 miliardi).

Le tendenze dei consumatori

Secondo i dati BVA Doxa, nel 2023 i contenuti più fruiti dagli utenti italiani (80%) sono informazione, video di intrattenimento e contenuti musicali, seguiti da riviste, videogiochi e podcast. Seppur eBook e audiolibri catturino l’interesse solo di circa un terzo del campione, insieme ai podcast risultano quelli con il maggiore potenziale di crescita nel prossimo futuro.

I consumatori italiani dichiarano che il tempo dedicato ai contenuti digitali rimarrà stabile nei prossimi 12 mesi.
I video di intrattenimento on-demand risultano centrali in termini di spesa, con poco meno dei due terzi di consumatori italiani che fruiscono di questo contenuto a pagamento. Nonostante la maggioranza intenda mantenere costante il budget mensile, la tendenza e di aumentare, seppur in modo contenuto, piuttosto che ridurre la spesa, specialmente nell’ambito informazione e audiolibri.

I trend tecnologici emergenti

Il concetto di Web3 rende possibile lo sviluppo di nuove modalità di distribuzione e commercializzazione dei contenuti digitali. Alcuni esempi di impatti tangibili potrebbero essere la ridefinizione del concetto di proprietà digitale, una maggiore tracciabilità e trasparenza nella filiera associate all’idea di equo compenso per i differenti attori, e la creazione di mercati secondari.

L’AI generativa, nel 2023 ha avuto la sua consacrazione, e l’industria dei contenuti digitali si sta interrogando su quale sia il perimetro per il suo utilizzo. Per quanto riguarda il metaverso, si è invece assistito a una riduzione degli investimenti, anche a fronte di un cambio di focus proprio verso il tema dell’AI.

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Preferenze di acquisto: on line batte negozio fisico? 

Gli acquisti on line sono ormai una prassi consolidata, tanto che la media per i cittadini è di almeno due “spese” al mese. Lo rivela il Global Consumer Trends Report di BigCommerce e Retail Dive, che evidenzia come le abitudini di acquisto stiano subendo una significativa trasformazione.

Il 39% delle 1.300 persone intervistate in Europa, Nord America, Medio Oriente e Africa preferisce acquistare online, mentre solo il 21% predilige l’esperienza di acquisto in negozio fisico.

Shopping on line, il 77% dei compratori ha speso di più rispetto l’anno precedente 

Un dato interessante è che il 77% degli acquirenti online ha speso nel 2023 quanto o più rispetto all’anno precedente. Questo aumento è attribuibile principalmente alla convenienza e flessibilità degli acquisti online, uniti alla possibilità di ricevere sconti esclusivi e omaggi. SI tratta di un insieme di elementi chiave che caratterizzano l’esperienza digitale di shopping.

Frequenza degli acquisti online

La maggior parte degli intervistati (76%) effettua acquisti online almeno due volte al mese tramite siti web, app o social media, mentre il 49% compie almeno un acquisto online a settimana. Ma dove si concentrano le sessioni di shopping sul web? I settori più popolari per gli acquisti includono abbigliamento e accessori (47%), salute e bellezza (40%) e ristoranti e generi alimentari (36%).

Le categorie di acquisti su abbonamento vedono in testa i generi alimentari (30%), seguiti da intrattenimento (22%) e cosmetici/cura del corpo (21%).

La spedizione gratuita è un vero driver di vendita

Il 40% degli acquirenti online indica la consegna gratuita come prima aspettativa durante l’esperienza dello shopping. Un altro 35% del campione considera le spese di reso come un inconveniente e quindi un “deterrente”. Non per niente, il 26% degli intervistati ha abbandonato il carrello della spesa online nei precedenti tre mesi a causa dei costi di spedizione. 

Ricerche e comparazioni prima di acquistare

Gli acquirenti online effettuano ricerche su una varietà di media, inclusi l’utilizzo dell’app del rivenditore (54%), siti web via mobile (50%) o desktop (49%). Le ricerche avvengono principalmente su dispositivi mobili (61%), seguite da quelle sul web (57%) e su marketplace (57%). La ricerca e il confronto dei prezzi con rivenditori concorrenti sono ormai prassi abituale. Infatti il 95% dei consumatori dichiara di confrontare i prezzi prima di effettuare un acquisto.

L’exploit del Buy Now, Pay Later (BNPL)

Il 23% degli acquirenti intervistati ha utilizzato come metodo di pagamento il “Buy Now, Pay Later” (BNPL), manifestando un crescente interesse verso questa opzione. Nonostante la prevalenza delle carte di credito o debito (93%) al momento del checkout, il BNPL sta guadagnando popolarità come alternativa di pagamento.

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Clonazione vocale con l’AI, quali sono i rischi?

La tecnologia di clonazione vocale basata sull’intelligenza artificiale (AI) ha compiuto progressi notevoli negli ultimi anni, mostrando una crescente sofisticazione e realismo. Questo sviluppo ha aperto nuove opportunità in diversi settori, inclusi l’intrattenimento, l’assistenza clienti e le interazioni virtuali.

Però, come spesso accade, insieme ai benefici emergono anche potenziali minacce, in particolare l’uso fraudolento di questa tecnologia.

Bastano 5 secondi per replicare una voce

La clonazione vocale AI riguarda la creazione di un modello digitale della voce di un individuo, consentendo la generazione di parole e frasi mai pronunciate da quella persona. Ad esempio, con soli 5 secondi di registrazione vocale, alcuni software avanzati possono creare un clone vocale incredibilmente convincente.

Questa capacità può essere sfruttata da truffatori per imitare persone care, figure di fiducia o autorità, al fine di indurre le vittime a cedere denaro o informazioni sensibili.

Un nuovo terreno per i cybercriminali

Secondo un rapporto dell’FBI del 2020, i crimini informatici hanno causato perdite superiori a 4,2 miliardi di dollari negli Stati Uniti, con le truffe vocali che rappresentano una parte significativa di tali reati.

Le truffe vocali AI stanno diventando sempre più sofisticate, rendendo difficile per le persone distinguere tra una voce clonata e una reale.

Verificare l’identità di chi telefona

Per proteggersi da queste truffe, esistono diverse misure che individui e organizzazioni possono adottare. È consigliabile verificare sempre l’identità del chiamante, specialmente in caso di richieste di denaro o dati personali. Questa verifica può includere il richiamo attraverso numeri di telefono ufficiali. L’educazione su tattiche e tecniche utilizzate dai truffatori è fondamentale per ridurre il rischio di essere ingannati, e condividere queste informazioni con amici e familiari può essere utile.

Attenzione alla propria privacy

Inoltre, l’utilizzo di tecnologie di sicurezza, come soluzioni software in grado di analizzare le caratteristiche vocali per rilevare eventuali imitazioni, può offrire un livello di protezione aggiuntivo.

Infine, mantenere la propria privacy limitando la quantità di informazioni personali condivise pubblicamente, soprattutto sui social media, può ridurre le possibilità che la propria voce venga clonata.

Calcoli renali: quale acqua bere?

I calcoli renali sono una condizione alquanto comune, che si verifica quando i minerali e le sostanze chimiche presenti nelle urine si aggregano dando vita a delle formazioni solide.

I calcoli possono variare in dimensioni, da piccoli come un granello di sabbia a grandi come una pallina da golf.

Quali tipi di calcoli renali esistono?

Esistono diversi tipi di calcoli renali, a seconda del minerale o della sostanza chimica che li compone. I tipi più comuni di calcoli renali sono:

  • Calcoli di ossalato: questi calcoli sono costituiti da ossalato di calcio, un minerale che si trova naturalmente in molti alimenti.
  • Calcoli di acido urico: questi calcoli sono costituiti da acido urico, un prodotto di scarto del metabolismo delle proteine.
  • Calcoli di struvite: questi calcoli sono costituiti da struvite, un minerale che si forma in presenza di batteri.

Sintomi tipici dei calcoli renali

I calcoli renali si presentano tipicamente con un sintomo, ovvero un dolore molto intenso e continuo all’altezza di un fianco.

Ad ogni modo in alcuni casi i sintomi possono variare a seconda della dimensione, della posizione e del tipo di calcolo. Quelli più comuni sono:

  • Dolore intenso, localizzato su un fianco, nella zona lombare o inguinale. Il dolore può essere acuto e lancinante, e può irradiarsi verso l’addome, la schiena o l’inguine.
  • Nausea e vomito.
  • Difficoltà a urinare, o sensazione di bruciore durante la minzione.
  • Urine torbide o con sangue.

Se si verificano questi sintomi è importante consultare un medico, in quanto questi possono essere indicativi di una condizione medica grave.

Altri sintomi che spesso si presentano assieme ai calcoli renali sono:

  • Febbre e brividi, in caso di infezione.
  • Ipersudorazione.
  • Pallore.
  • Tachicardia.

Quale acqua bere per prevenire i calcoli renali?

Bere molta acqua è già uno dei modi migliori per prevenire i calcoli renali. L’acqua aiuta a diluire le urine e a prevenire l’aggregazione dei minerali.

La quantità di acqua da bere per prevenire i calcoli renali varia a seconda dell’individuo, ma in generale si consiglia di bere almeno 2 litri di acqua al giorno.

In particolare, è consigliabile bere acqua oligominerale o minimamente mineralizzata, con un residuo fisso inferiore a 150 mg/l. Questo tipo di acqua è meno ricca di minerali che possono favorire la formazione di calcoli.

È importante notare che l’acqua minerale naturale può contenere una quantità variabile di minerali, a seconda della fonte. Per questo motivo, è sempre consigliabile consultare il medico o uno specialista prima di scegliere un’acqua minerale adatta a soggetti che hanno la tendenza a sviluppare calcoli renali.

Ecco alcuni consigli che possono essere utili per scegliere l’acqua giusta e prevenire i calcoli renali:

  • Leggi l’etichetta dell’acqua per controllare il residuo fisso.
  • Scegli un’acqua oligominerale o minimamente mineralizzata, con un residuo fisso inferiore a 150 mg/l.
  • Evita le acque minerali che contengono elevate quantità di ossalato di calcio, fosfato di calcio o acido urico.

Se solitamente si beve l’acqua del rubinetto di casa, è possibile renderla più leggera facendo installare uno dei moderni depuratori acqua che possono eliminare eventuali impurità e diminuire il residuo fisso.

Quale acqua bere se si hanno già i calcoli renali?

Anche se si hanno già i calcoli renali, è importante continuare a bere molta acqua. L’acqua aiuta a sciogliere i calcoli e a prevenire la formazione di nuovi.

Se il medico lo ritiene opportuno, potrebbe dare sollievo al paziente assumere specifiche soluzioni antispastiche che si trovano in farmacia, le quali sono in grado di calmare i dolori provocati dagli spasmi e rilassare la muscolatura.

Conclusione

Quello dei calcoli renali è un problema comune a tantissime persone di tutte le età, e bere molta acqua è uno dei modi migliori per prevenirlo.

In particolare, è consigliabile bere acqua oligominerale o minimamente mineralizzata, con un residuo fisso inferiore a 150 mg/l.

Anche se si hanno già i calcoli renali, è importante continuare a bere molta acqua e farsi seguire da un medico, il quale valuterà il singolo caso e le azioni da intraprendere.

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Conto trimestrale delle Pubbliche Amministrazioni, famiglie e profitti delle società

Nel terzo trimestre del 2023 il quadro della finanza pubblica ha mostrato un miglioramento per l’indebitamento, e rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente, una pressione fiscale in diminuzione.
Nello stesso periodo, dopo la brusca caduta del quarto trimestre 2022, il potere d’acquisto delle famiglie ha proseguito la ripresa. Tale ripresa, iniziata nel primo trimestre del 2023, era stata interrotta dalla lieve flessione del trimestre successivo.

La stessa dinamica si è osservata per la propensione al risparmio, che tuttavia è rimasta molto al di sotto dei livelli pre-Covid.
Le società non finanziarie hanno poi registrato la terza flessione consecutiva della quota di profitto, ma di minore intensità rispetto alle precedenti. Analogamente, è proseguita la diminuzione del tasso di investimento, iniziata nel quarto trimestre del 2022.

Indebitamento netto in rapporto al Pil pari a -5%

Il Conto delle Amministrazioni pubbliche (AP) e le stime relative alle famiglie e alle società sono parte dei Conti trimestrali dei settori istituzionali.
I dati relativi alle Amministrazioni pubbliche sono espressi in forma grezza, mentre quelli relativi alle famiglie e alle società in forma destagionalizzata.

Dal Conto emerge come nel terzo trimestre 2023 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil sia stato pari al -5,0%. Nello stesso trimestre del 2022 era pari al -9,4%.

Pressione fiscale al 41,2%, -0,2% rispetto al III trimestre 2022

Il saldo primario delle Amministrazioni pubbliche, l’indebitamento al netto degli interessi passivi, è risultato anch’esso negativo, con un’incidenza sul Pil del -1,2%. Nel terzo trimestre del 2022 era pari a -5,6%.
Il saldo corrente delle Amministrazioni pubbliche è stato positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,1% (-1,2% nel terzo trimestre del 2022).

La pressione fiscale è stata pari al 41,2%, in riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è invece aumentato dell’1,8% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,2%.

Quota di profitto società non finanziarie: -0,7%

La propensione al risparmio delle famiglie italiane è stimata al 6,9%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al secondo trimestre del 2023.
Inoltre, il potere d’acquisto delle famiglie consumatrici è cresciuto dell’1,3%, rispetto al trimestre precedente. Questo, a fronte di un aumento dei prezzi pari al +0,5%.

Quanto alle imprese, la quota di profitto delle società non finanziarie, stimata al 42,5%, è diminuita di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. E il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 22,2%, è diminuito di 0,4 punti percentuali rispetto al secondo trimestre dell’anno appena trascorso.

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Abbigliamento: gli italiani comprano online. In 5 anni meno 9mila attività 

Tra il 2019 e il 2023 il bilancio tra aperture e chiusure di attività nel commercio di articoli di abbigliamento in esercizi specializzati è quantificabile in una riduzione di quasi l’11%.
Una frenata che ha inciso pesantemente sulle imprese individuali, pari al 53% del totale del comparto, e che negli ultimi cinque anni hanno registrato una diminuzione superiore al 12%, pari a -5.891 unità in termini assoluti.

Come mostra la fotografia scattata da Unioncamere e InfoCamere, nell’ultimo quinquennio il numero di negozi di abbigliamento è sceso di oltre 9mila unità, attestandosi al 30 settembre scorso leggermente al di sopra dei 78.000 esercizi commerciali. E la colpa è anche dell’e-commerce.

Negozi messi a dura prova lungo lo Stivale

Si tratta infatti di una dinamica, che secondo l’associazione delle Camere di commercio guidata da Andrea Prete, riflette anche la forte crescita del commercio online, con sempre più italiani che fanno i loro acquisti sulle apposite piattaforme dedicate.

Insomma, pandemia, cambiamenti nelle abitudini di consumo e fiammate inflazionistiche stanno mettendo a dura prova i negozi di abbigliamento lungo lo stivale. 
E a livello territoriale l’immagine è di un’Italia con meno vetrine in tutte le venti regioni, a eccezione di Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, dove si conta una variazione negativa più contenuta in termini percentuali.

Lazio, Lombardia e Toscana -4.272 attività

In tutte le altre regioni, a partire da Lazio, Marche, Toscana e Friuli Venezia Giulia, si registrano perdite superiori al 10%.
Lazio, Lombardia e Toscana sono invece le regioni in cui la contrazione degli esercizi è maggiore in termini assoluti. Le tre regioni, infatti, determinano quasi la metà della variazione negativa registrata a livello nazionale: -4.272 attività nel periodo in esame, pari al 46% del totale.

A livello provinciale, le variazioni percentuali più importanti si registrano al Centro-Nord.
A Roma, Ancona, Ferrara e Rieti per il commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento si contano diminuzioni superiori al 20% nell’arco dell’intero periodo considerato.

Componenti femminili e giovanili più penalizzate

Qualche nota positiva arriva dal Sud, dove Crotone, Ragusa e Siracusa sono le uniche province in cui la variazione di attività dell’abbigliamento nel quinquennio è positiva, rispettivamente, +1,6% e +0,5%.
Ma il declino nei cinque anni ha interessato fortemente le componenti femminili e giovanili.

Rispettivamente, è di oltre 4.700 e 2.500 negozi la perdita registrata nel settore in termini assoluti, corrispondente a una variazione percentuale negativa pari al 10% per le imprese ‘rosa’ e oltre il 26% per quelle under35.
Uno scenario sempre negativo, ma meno significativo in termini assoluti, risulta anche quello delle imprese straniere (10% sul totale del settore), dove sono state estromesse per sempre dal mercato circa 1.000 attività (-10,4% nel periodo).

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Intelligenza Artificiale: un anno di trionfi e innovazioni. Le prospettive settoriali per il 2024

Dopo un anno di sorprendenti avanzamenti, l’Intelligenza artificiale sta plasmando un futuro intriso di innovazione. Le sue applicazioni nei diversi settori produttivi, nell’industria dell’intrattenimento e le sue implicazioni nel mondo del lavoro sono solo la punta dell’iceberg di un cambiamento profondo che sta modificando rapidamente il nostro presente.

L’interazione continua tra menti brillanti, ingegneri e esperti settoriali promette infatti di portare l’Intelligenza artificiale verso nuove, e più alte, vette.
Un anno fa il panorama dell’Intelligenza artificiale iniziava a manifestare i primi segni di una trasformazione epocale. E ora si attendono con trepidazione le prossime frontiere che l’Intelligenza artificiale attraverserà nel prossimo anno, e oltre.

Una rivoluzione per la Sanità e l’industria manifatturiera

Nel settore sanitario, l’Intelligenza artificiale si è rivelata una forza trainante, accelerando processi cruciali come la diagnosi e il trattamento delle malattie.
Gli algoritmi sofisticati di apprendimento automatico analizzano i dati clinici dei pazienti con una precisione senza precedenti, rivoluzionando anche la ricerca di nuovi farmaci e terapie.
Nell’industria manifatturiera, invece, l’Intelligenza artificiale sta ridefinendo la produzione attraverso l’introduzione di robot intelligenti.

I robot collaborano sinergicamente con la forza lavoro umana, accelerando i cicli di produzione e ottimizzando le operazioni. Algoritmi avanzati si occupano della riduzione degli sprechi e dell’ottimizzazione dei processi produttivi.

Finanza: previsione dei mercati e gestione avanzata del rischio

Il settore finanziario abbraccia l’Intelligenza artificiale per prevedere le dinamiche di mercato, analizzare il rischio e contrastare le frodi. Gli algoritmi avanzati analizzano costantemente i flussi di dati finanziari, consentendo agli operatori decisioni tempestive e illuminate in un contesto economico sempre mutevole.

Nel settore dell’educazione, l’apprendimento personalizzato sta rivoluzionando le aule. Nel mondo dell’istruzione e della formazione, infatti, l’Intelligenza artificiale sta contribuendo soprattutto a personalizzare l’esperienza di apprendimento. Sistemi di apprendimento automatico valutano il progresso degli studenti, adattando il materiale didattico alle loro esigenze specifiche. Questo approccio su misura favorisce un apprendimento più coinvolgente e mirato

Trasporti, dalla guida autonoma al rinnovamento delle infrastrutture

L’Intelligenza artificiale sta facendo progressi significativi anche nel settore dei trasporti. I veicoli a guida autonoma stanno diventando sempre più comuni e utilizzati. Grazie a sensori sofisticati e algoritmi avanzati, tra gli latri vantaggi, la guida autonoma promette di rendere il traffico urbano più sicuro ed efficiente.

Contestualmente, l’Intelligenza artificiale viene impiegata per ottimizzare le infrastrutture allo scopo di ridurre i tempi di percorrenza e migliorare la gestione del traffico urbano.

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