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Dai fichi turchi ai pistacchi iraniani è allarme prodotti contaminati 

Lo ha scoperto la Coldiretti: alcuni cibi ‘pericolosi’ per la sicurezza alimentare rischiano di finire nel carrello degli italiani in cerca di risparmio. La ‘black list’ compilata dalla Coldretti va dai fichi turchi ai pistacchi iraniani, dalle spezie indiane ai litchi cinesi.

L’analisi dell’Associazione, condotta sulla base delle elaborazioni del sistema di allerta Rapido (Rassf), e diffusa in occasione dell’apertura del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, conferma come nel 2022 sul totale dei 317 allarmi rilevati 106 scaturivano da importazioni da altri stati dell’Unione Europea (33%) e 167 da Paesi extracomunitari (53%).
Solo 44 (14%) riguardavano prodotti con origine nazionale.
In pratica, oltre otto prodotti pericolosi su dieci provengono dall’estero (86%).

Attenzione a mercurio, aflatossine, salmonella

I pericoli maggiori per la salute dei consumatori italiani provengono dai fichi secchi della Turchia, contaminati dalle aflatossine, dal pesce spagnolo, per l’alto contenuto di mercurio, dalla carne di pollo polacca, contaminata da salmonella, e da cozze e vongole spagnole, sempre con salmonella insieme al batterio dell’escherichia coli.

Molto pericolosi anche i pistacchi di Turchia, Iran e Stati Uniti per l’elevato contenuto di aflatossine cancerogene, erbe e spezie indiane e litchi cinesi, per la presenza di pesticidi oltre i limiti consentiti, e anche ostriche francesi al norovirus, che provoca violente gastroenteriti.
È un’emergenza che non riguarda solo i Paesi in via di sviluppo, ma che si estende anche a quelli più ricchi.

Residui chimici irregolari oltre i limiti di legge

Insomma, cibi e bevande straniere sono oltre dieci volte più pericolosi di quelli Made in Italy, con il numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari oltre i limiti di legge pari al 6,4% del totale, rispetto alla media dello 0,6% dei campioni di origine nazionale.

In caso di allarme alimentare le maggiori preoccupazioni sono però determinate dalla difficoltà di rintracciare rapidamente i prodotti a rischio per toglierli dal commercio. Con il rischio di generare un calo di fiducia che provoca il taglio generalizzato dei consumi, e che spesso mette in difficoltà interi comparti economici.

Ampliare l’obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta

Grazie alla battaglia della Coldiretti arriva l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine anche per frutta e verdura in busta, noci, mandorle, nocciole e altri frutti sgusciati, agrumi secchi, fichi secchi e uva secca, funghi non coltivati e zafferano.

Un risultato ottenuto con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’UE del regolamento delegato 2023/2429, che avrà piena attuazione a partire dal 1° gennaio 2025.
Tuttavia, la provenienza resta sconosciuta in diversi casi: dai succhi di frutta alle marmellate, dai legumi in scatola al pane fino ai biscotti, senza dimenticare l’esigenza di arrivare anche nei ristoranti a indicare la provenienza della carne e del pesce serviti a tavola.

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Cosa vogliono gli italiani? La settimana corta al lavoro

Il desiderio espresso è quello di avere più tempo per se stessi, la propria famiglia e le proprie passioni. Anche a costo di sacrificare un po’ di guadagno.
Ecco, in sintesi, cosa vogliono gli italiani: un equilibrio ottimale tra vita lavorativa e privata. Analizzando la situazione lavorativa in Italia, uno studio recente condotto da ASSIRM, l’associazione delle principali aziende di ricerche di mercato per Confindustria Intellect, ha rivelato che oltre il 55% dei lavoratori italiani sarebbe disposto a ridurre il proprio stipendio in cambio di un giorno libero aggiuntivo ogni settimana. 

Un desiderio più sentito dai giovani

La propensione ad avere più tempo libero aumenta al 62% tra i giovani lavoratori compresi tra i 25 e i 34 anni. La prospettiva di una “settimana corta”, pratica comune in molti paesi e attualmente oggetto di una proposta di legge in Italia, sembra essere diventata una delle richieste principali dei lavoratori.

Il rapporto, intitolato “La nuova relazione con il mondo del lavoro”, evidenzia un trend in rapida evoluzione, con una significativa accelerazione durante e dopo la pandemia: il 63% delle persone dichiara di avere nuove aspettative nei confronti del lavoro, una percentuale che aumenta al 70% nella fascia di età 25-34 anni e addirittura al 77% tra i giovani appena inseriti nel mondo del lavoro (18-24 anni).

I settori professionali più ambiti? IT e servizi digitali 

Per quanto riguarda i settori lavorativi, secondo il rapporto, il settore dell’IT e dei servizi digitali risulta essere il più ambito (38%), seguito da marketing (34%) e comunicazione (30%). Emergono notevoli differenze tra le diverse fasce di età, con i giovani che preferiscono il settore del marketing e i lavoratori più anziani orientati verso l’IT e il digitale.
Tra le posizioni lavorative più desiderate, quella di venditore occupa il primo posto (29%), seguita da project manager (27%), gestore delle risorse umane (26%), programmatore (25%) e responsabile marketing (24%).

Una sfida per il mondo del lavoro

Matteo Lucchi, presidente di ASSIRM, sottolinea come “nel mondo del lavoro, ora più che mai, si stiano scontrando approcci differenti in termini di attitudine e finalità. Questa situazione rappresenta una sfida per la gestione, ma costituisce anche un elemento arricchente, introducendo variabilità e risorse intrinseche. Tale diversità può contribuire a differenziare e migliorare l’ambiente di lavoro, considerata la nuova consapevolezza acquisita. Tuttavia, le esigenze delle aziende non sempre riescono a soddisfare le aspettative e le ambizioni dei lavoratori. Si osserva una crescente disparità tra domanda e offerta di lavoro, specialmente in termini di competenze di base, esperienza e disponibilità a lavorare oltre gli orari standard o a gestire livelli di stress crescenti”.

Fattori da considerare prima di installare un impianto fotovoltaico

L’installazione di un impianto fotovoltaico è notoriamente un investimento importante che può comportare notevoli risparmi economici e benefici ambientali.

Tra l’altro l’Italia è un paese con un buon numero di ore di luce annuali, con una media di 2.455 ore, leggermente superiore alla media europea di 2.000 ore.

Questa condizione climatica favorevole rende l’Italia un paese ideale per l’installazione di impianti fotovoltaici.

Sicuramente, prima di procedere con l’installazione, è importante considerare una serie di fattori per assicurarsi che l’impianto sia la soluzione giusta per le proprie esigenze.

Ci accingiamo adesso proprio ad esplorare tali fattori, così da sciogliere ogni dubbio prima di procedere con l’installazione un impianto fotovoltaico.

L’esposizione solare dell’abitazione

L’esposizione solare di una abitazione è uno dei fattori più importanti da considerare prima di pensare di far installare un impianto fotovoltaico. I pannelli solari devono essere esposti alla luce solare diretta per la maggior parte della giornata per produrre la massima quantità di energia.

Se l’abitazione si trova in un luogo con un’esposizione solare limitata infatti, l’impianto potrebbe non essere in grado di produrre la quantità di energia necessaria per soddisfare i propri consumi.

La dimensione dell’impianto

La dimensione dell’impianto fotovoltaico deve essere adeguata in base ai consumi energetici dell’abitazione, nonché agli spazi che un eventuale condominio è disposto a concedere ad ogni singolo condomino.

Un impianto troppo piccolo non sarà infatti in grado di soddisfare i consumi, mentre un impianto troppo grande potrebbe essere un investimento eccessivo ed immotivato.

Per determinare la dimensione dell’impianto necessaria, è possibile consultare un installatore qualificato. Se vivi al Nord Italia puoi richiedere la consulenza di SunGroup, azienda che opera nel settore fotovoltaico Torino e che può aiutarti a capire quale impianto sia più adatto a te.

Il costo dell’installazione

Il costo di un impianto fotovoltaico varia a seconda della dimensione dell’impianto, della potenza dei pannelli solari e delle caratteristiche tecniche dell’impianto. In generale, il costo di un impianto fotovoltaico da 3 kW è compreso tra i 5.000 ed i 10.000 euro.

È importante considerare il costo dell’installazione prima di prendere una decisione, per assicurarsi che l’impianto sia effettivamente un investimento conveniente dal punto di vista economico.

Ad ogni modo il governo offre una serie di incentivi per promuovere l’installazione di impianti fotovoltaici. Gli incentivi possono essere di natura fiscale, economica o tecnica.

È bene informarsi in anticipo sugli incentivi disponibili, per poter beneficiare di un risparmio economico, considerando anche che questi possono variare da regione a regione.

La manutenzione e durata dell’impianto

Gli impianti fotovoltaici richiedono una manutenzione minima. Ad ogni modo, è importante effettuare una manutenzione periodica per assicurarsi che tutto funzioni correttamente.

La manutenzione periodica dell’impianto deve necessariamente essere effettuata da un installatore qualificato.

Questi impianti hanno una durata media di circa 25 anni, prima di iniziare a perdere prestazioni. È importante considerare la durata dell’impianto prima di procedere con l’installazione, per assicurarsi che l’investimento sia sostenibile nel lungo periodo.

Ad ogni modo si tratta di un arco di tempo sufficiente a garantire l’ammortamento del costo iniziale ed un notevole risparmio nel tempo.

Considerazioni finali

Ecco alcuni consigli finali per aiutarti a prendere una decisione informata:

  • Richiedi preventivi da diversi installatori qualificati: è importante confrontare i prezzi e le offerte per trovare la soluzione migliore per te.
  • Informati sugli incentivi disponibili: il governo offre una serie di incentivi per promuovere l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici, fai bene a sfruttarli.
  • Richiedi una consulenza tecnica: un installatore qualificato può aiutarti a valutare la fattibilità dell’installazione e a scegliere l’impianto più adatto alle tue esigenze.

L’installazione di un impianto fotovoltaico è un investimento che può comportare notevoli benefici sia a livello economico che ambientale.

Ricorda che è importante considerare i fattori qui riportati prima di procedere con l’installazione, per assicurarsi che l’impianto sia la soluzione giusta per le tue necessità.

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Cybersecurity: comunità gamer sotto attacco, 192.456 utenti colpiti

La comunità dei giocatori online su mobile è diventata un obiettivo allettante per i criminali informatici, che sfruttano questo enorme bacino di utenti per poter accedere, e sottrarre, dati personali e finanziari.
Nel 2023 la community globale del gaming rappresenta infatti quasi il 40% della popolazione mondiale, ovvero, oltre tre miliardi di giocatori.

Dal 1° luglio 2022 al 1° luglio 2023 Kaspersky ha documentato 436.786 tentativi di violazione di dispositivi mobili, con un impatto su 84.539 utenti.
Gli incidenti, invece, hanno interessato 192.456 utenti in tutto il mondo.
In pratica, i criminali sfruttano gli account gaming per rubare asset di gioco e valuta virtuale, per poi vendere gli account compromessi con valore reale.

File dannosi travestiti da giochi popolari 

In particolare, sono 4.076.530 i tentativi di scaricare 30.684 file unici, ‘travestiti’ dai criminali da giochi popolari, mod, cheat e altri software legati al gaming.
Si tratta di file classificati principalmente come software indesiderati, spesso etichettati come ‘not-a-virus’, come downloader (89,7%), adware (5,25%) e trojan (2,39%).

Il software dannoso e indesiderato spesso si nasconde sotto forma di giochi popolari, diffusi attraverso siti web di terze parti che offrono versioni pirata. Queste pagine ingannevoli mostrano in genere numeri di download inflazionati, inducendo potenzialmente gli utenti a un falso senso di sicurezza.
Tuttavia, cliccando sul pulsante di download si ottiene un archivio che può contenere elementi dannosi o non correlati, che si discostano dal contenuto promesso.

Minecraft, Roblox, Counter-Strike: Global Offensive i più colpiti

Ed è Minecraft il bersaglio preferito dai criminali informatici, responsabile del 70,29% di tutti gli alert.
Nel periodo considerato, le minacce che hanno usato Minecraft come esca hanno colpito 130.619 giocatori in tutto il mondo. Al secondo Roblox, che ha contribuito al 20,37% di tutti gli avvisi e ha colpito 30.367 utenti.
Counter-Strike: Global Offensive (4,78%), PUBG (2,85%), Hogwarts Legacy (0,60%), DOTA 2 (0,45%) e League of Legends (0,31%) sono anch’essi tra i principali giochi oggetto di minacce informatiche.

Aumentano gli attacchi ransomware ai professionisti

Una scoperta degna di nota riguarda la comparsa di SpyNote. Si tratta di un trojan spia distribuito tra gli utenti di Roblox, che offre diverse funzionalità di spionaggio, tra cui keylogging, registrazione dello schermo, streaming video dalle fotocamere del telefono e la capacità di impersonare le applicazioni di Google e Facebook per indurre gli utenti a divulgare le loro password.

Ma continuano a rappresentare una minaccia significativa per i gamer anche il phishing e le pagine di distribuzione contraffatte.
“L’incessante ricerca di dati personali ha portato a un notevole aumento degli attacchi ransomware anche ai gamer professionisti, che hanno bisogno di giocare senza interruzioni – spiega Vasily Kolesnikov, Cybersecurity Expert di Kaspersky -. Questo sottolinea la necessità di una maggiore consapevolezza della sicurezza informatica all’interno della community dei gamer”.

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Sostenibilità: il sentiment degli italiani verso i retailer non food

Quanto conta la sostenibilità nelle scelte d’acquisto dei consumatori italiani, e quando un prodotto non food è considerato sostenibile?

Secondo i risultati dell’ultima edizione dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy, un’azienda è considerata sostenibile se realizza prodotti riciclabili/facilmente smaltibili (59,9%), se utilizza energia da fonti rinnovabili (45,9%) e garantisce condizioni di lavoro e remunerazioni eque ai lavoratori (37,9%).
Le altre caratteristiche indicate riguardano l’ottimizzazione e l’efficientamento dell’uso delle risorse ambientali durante la produzione (37,3%), la produzione a basso impatto ambientale (34,0%), l’uso di packaging riciclabili/riciclati (32,2%), l’ottimizzazione o la compensazione delle emissioni di CO2 (30,8%), la trasparenza e la tracciabilità in tutte le fasi di produzione e lavorazione (19,0%).

Il fattore prezzo

Ma quando si tratta di scegliere quale prodotto sostenibile acquistare, gli italiani considerano soprattutto il ridotto consumo di risorse naturali e le basse emissioni durante il ciclo di produzione e distribuzione (39,3%), le modalità di smaltimento (38,4%), e la possibilità di riciclo/riuso del prodotto o dei suoi componenti (37,5%).

Quanto al fattore prezzo, circa 2 italiani su 3 si dichiarano disponibili a pagare di più per un prodotto sostenibile, ritenendo accettabile un incremento di prezzo del 5%-10% su quello standard, con picchi del 20% per bricolage (18,8%) ed elettronica di consumo (18,2%).
Al contrario, i prezzi più alti dei prodotti sostenibili diventano una barriera all’acquisto per alcuni comparti, quali casalinghi e tessile casa (39,9%), edutainment (39,7%), abbigliamento e calzature (37,2%).

I canali di acquisto

Guardando invece ai canali di acquisto, gli italiani che frequentano i punti vendita fisici sono mediamente soddisfatti dello spazio e dell’attenzione che i retailer dedicano ai temi della sostenibilità, ma con margini di miglioramento.
Il 54,9% degli intervistati dà una valutazione intermedia, e il 39,3% alta, ma i pareri sono molto diversi in base ai comparti e al canale considerato.

Ampio è anche il range dei fattori che rendono ‘virtuoso’ un negozio fisico sul fronte della sostenibilità.
Tra essi, in una visione trasversale alle categorie merceologiche, spiccano l’utilizzo di materiali riciclabili per le shopper e gli imballaggi (36,6%), l’assortimento di prodotti pubblicizzati come a basso impatto ambientale (33,7%), la vendita di prodotti in materiale riciclato (28,4%), e il ritiro gratuito di prodotti usati da sostituire (26,5%).

Etichette: poche informazioni, meglio i QR Code

Nei maggiori comparti merceologici analizzati dall’Osservatorio Non Food di GS1 Italy emerge, inoltre, l’esigenza degli italiani di ricevere più informazioni, e in modo più comprensibile e semplice, sulla sostenibilità dei prodotti.
Infatti, il 24% cerca sull’etichetta informazioni sulla sostenibilità, ma non le trova, e il 23% le ritiene poco chiare o comprensibili.
Per poter accedere alle informazioni sulla sostenibilità il metodo preferito è quello digitale, tramite QR Code o link al sito del produttore.

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Innovazione tecnologica: per gli italiani aiuta cittadini e imprese

L’innovazione tecnologica ha mutato radicalmente il modo di informarsi, viaggiare, fare la spesa, ma ha anche aumentato le differenze sociali tra Paesi ricchi e poveri, tra anziani e giovani, tra manager e lavoratori.
Secondo l’88% degli italiani, inoltre, l’innovazione tecnologica aiuta l’attività imprenditoriale e produttiva, agevolando la crescita non solo delle grandi imprese, ma anche delle piccole aziende (29%).

Sono alcuni risultati emersi dalla ricerca globale realizzata da Ipsos per Maker Faire Rome – The European Edition, manifestazione promossa e organizzata dalla Camera di Commercio di Roma.

Dipendenza e fiducia vanno di pari passo

Gli italiani sentono di possedere più competenze digitali di americani, francesi e tedeschi. Grazie alla tecnologia per loro l’esistenza quotidiana è diventata più facile e intensa, ma anche più stressante e isolata.
Le sensazioni suscitate dalla tecnologia in Italia sono contrastanti. Se dipendenza (39%) e fiducia (37%) vanno di pari passo, generalmente la tecnologia suscita sentimenti positivi, come serenità (29%), attesa (24%) e facilità (22%). 

Nel saldo tra gli aspetti della vita quotidiana che la tecnologia ha migliorato o peggiorato, per tutti i cittadini dei vari paesi il saldo è molto positivo riguardo l’informarsi, sapere e conoscenza, fare shopping e gestione dei trasporti e della mobilità.

Banche e società informatiche in prima linea

Più pernicioso il quadro degli effetti sociali dal punto di vista delle relazioni. Inoltre, in tutti i paesi i cittadini segnalano che le innovazioni tecnologiche hanno aumentato i tassi di esclusione sociale. 
Decisamente più positive le valutazioni sull’impatto che l’innovazione tecnologica ha avuto per le imprese. 

I settori che hanno saputo avvantaggiarsi maggiormente della trasformazione digitale sono le banche, e ovviamente, le società informatiche, seguite da Assicurazioni, imprese turistico e alberghiero, Grande distribuzione organizzata. Le innovazioni tecnologiche percepite come più costruttive sono IoT, robotica collaborativa, Big Data Analytics, manifattura additiva. In Italia in particolare, l’Intelligenza artificiale è vista come una tecnologia in grado di migliorare la vita quotidiana.

Impatto negativo sul lavoro, positivo sull’ambiente

La maggioranza dei cittadini ritiene che nei prossimi 10 anni, l’AI sarà un elemento fondamentale o comunque importante della vita quotidiana (84% in Italia) e migliorerà soprattutto le possibilità di informarsi, accrescere le conoscenze, la gestione dei trasporti e della salute, lo shopping e il fare impresa.

Peggiorerà, invece, le relazioni. E previsioni negative coinvolgono il tema del lavoro, con il timore di perdita di posti di lavoro, l’obsolescenza delle competenze e minori opportunità per i lavoratori a bassa digitalizzazione, la chiusura delle imprese tradizionali, e progressivo isolamento e alienazione.
Le nuove tecnologie avranno, tuttavia, un impatto positivo a livello ambientale, soprattutto sulle fonti rinnovabili, gli sprechi alimentari e la catena alimentare sostenibile.

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Il caffè spopola anche su TikTok

La cultura del caffè è ovunque: interessa la grande distribuzione, i bar, i corner dedicati sempre più hype, e i social media, nuovo luogo di incontro e scambio delle new gen.
Su TikTok sta infatti spopolando l’hashtag #coffeetok, intorno al quale si è attivata una vasta community che prende ispirazione per il consumo di caffè.
Una bevanda che da secoli si beve per sentirsi più energici, più propensi alla socializzazione, ma anche più rilassati e propositivi.

Secondo una ricerca internazionale condotta da Versuni, rebranding di Philips Domestic Appliances, in occasione della Giornata mondiale del caffè, quasi un quarto degli intervistati rinuncerebbe al consumo di alcolici piuttosto che al caffè della mattina. E la percentuale si alza ulteriormente nella fascia d’età compresa tra 25-34 anni.

Un rituale mattutino imprescindibile

Quel che è certo, è che il caffè coinvolge tutte le categorie sociali ed è genderless, ma soprattutto è legato a un rituale imprescindibile della mattina.

Il 66% di tutti i consumatori di età superiore ai 45 anni beve caffè nella prima parte della giornata (35% 16-24enni), e se il 60% afferma che guardare il telefono è il principale svago pre-pomeridiano, più della metà (53%) prende anche una tazza di caffè.
All’interno di queste macro-tendenze, per gli italiani in tutte le fasce d’età il rito del caffè mattutino (61%) supera anche l’uso dello smartphone (57,8%), la colazione (58,6%), la doccia, lo skincare e la lettura delle notizie, tre azioni che si aggirano intorno al 30%.

Non solo tradizione

Ma come si prende il caffè? Se il 47,89% degli italiani sceglie il classico espresso, seguito dal cappuccino (17,66%), alla tradizione si affiancano nuovi scenari di consumo, come la scelta del latte.
In Italia, dove viene ancora ampiamente preferito il caffè nero (37,4%), il 22% predilige la versione senza lattosio, mentre il 18,3% quello di mandorla o soia, a cui seguono il latte d’orzo e di cocco.

Anche dentro questa nuova tendenza, la popolazione delinea alcune micro-abitudini. Il 31% fa il suo primo sorso tra le 7 e le 7 e 59, il 34,4% ama prenderlo sempre nella stessa tazza, e tra le varianti più amate, il caffè freddo (38,3%), la versione preparata con il montalatte (36,2%) e quelle con l’aggiunta di polvere di cacao (22%).

Coffee-device che passione!

Ma la creatività spazia anche dal consumo di caffè con lo sciroppo di caramello o d’acero, miele, scorze di limone o arancia, e perfino burro.

Tra gli usi e i comportamenti a livello worldwide ci sono anche quelli che riguardano i coffee-device.
Uno consumatore su quattro mette evidenza la macchina per il caffè al centro della cucina, uno su 10 la mostra agli ospiti, proprio come si fa con un oggetto di design. E altrettanti la portano con sé in vacanza, per non dover cambiare le abitudini di consumo neanche in ferie.

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Dormire bene? Fondamentale per il lavoro 

Il sonno? L’alleato della produttività. Lo rivela una ricerca finanziata dall’INAIL e condotta dal Dipartimento di Medicina del Lavoro del Policlinico di Milano, in collaborazione con le università di Milano e Torino, il CNR e la Fondazione IGEA Onlus.Lo studio ha indagato l’importanza della qualità del sonno nella produttività lavorativa e sulla sicurezza nell’ambiente di lavoro. Questo studio osservazionale e prospettico ha coinvolto lavoratori con un’età superiore ai 50 anni sottoposti a sorveglianza sanitaria.

Vale per tutte le tipologie di professioni 

Durante il periodo compreso tra ottobre 2021 e marzo 2022, sono stati reclutati 468 partecipanti, di cui il 62% erano impiegati in lavori d’ufficio (white collars) e il 38% in lavori manuali (blue collars). Tra i lavoratori manuali, la maggioranza aveva esperienza di turni notturni. La distribuzione settoriale comprendeva 232 lavoratori bancari (49%), 134 del settore chimico (29%) e 102 del settore metalmeccanico (22%).
L’analisi dei dati ha rivelato che le capacità lavorative, la qualità del sonno e le abilità cognitive differivano in modo significativo tra i white collars e i blue collars. In particolare, una peggiore qualità del sonno era associata a una minore capacità lavorativa, con una relazione più pronunciata tra i blue collars. D’altra parte, una migliore performance cognitiva era significativamente correlata a una maggiore capacità lavorativa, soprattutto per quanto riguarda la memoria a breve termine nei blue collars. Infine, un elevato livello di tecnostress era associato a una minore capacità lavorativa e a una performance cognitiva inferiore.

Gli effetti più significativi sugli over 50

Lo studio in corso ha rilevato un’associazione tra una ridotta capacità lavorativa, una diminuzione delle abilità cognitive (in particolare della memoria a breve termine) e la qualità del sonno, soprattutto tra gli operai e i turnisti di età superiore ai 50 anni. Questi risultati, quando confermati alla fine dello studio, potrebbero avere importanti implicazioni sia per la sicurezza sul lavoro, data l’importanza della memoria, sia per la valutazione del rischio e l’implementazione di misure preventive mirate ai lavoratori anziani.

Il sonno influisce sulla capacità lavorativa

In conclusione, questa ricerca sottolinea l’importanza di una buona qualità del sonno nell’ambito lavorativo, evidenziando come influisca sulla capacità lavorativa e sulle performance cognitive dei dipendenti, soprattutto tra coloro che svolgono lavori manuali e a turni. La sua conclusione potrebbe aprire la strada a interventi volti a migliorare la qualità del sonno nei lavoratori anziani al fine di promuovere una maggiore produttività e sicurezza sul luogo di lavoro.

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Voto in condotta più “pesante”? Gli italiani dicono sì

Gli italiani stanno sostenendo la riforma del voto in condotta proposta dal Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Secondo un sondaggio condotto da Quorum/YouTrend per Sky TG24, il 76% degli intervistati ha accolto positivamente l’idea di dare maggiore peso al comportamento degli studenti nella valutazione scolastica, considerando il loro comportamento come parte integrante dei crediti per l’esame di maturità. Inoltre, l’idea di far scattare un debito scolastico in educazione civica in caso di voto insufficiente (6) ha incontrato il favore dei nostri connazionali.

Favorevoli tre italiani su quattro

Questa proposta ha ricevuto l’appoggio di tre italiani su quattro, con una leggera variazione in base all’età. Tra i giovani tra i 18 e i 34 anni, il 65% è favorevole, mentre tra i 35 e i 54 anni l’approvazione sale all’82%, e tra coloro che hanno 55 anni o più, il 77% è favorevole. Questo suggerisce che la maggioranza delle diverse fasce d’età sostiene la riforma. Inoltre, anche la figura del “docente tutor,” introdotta recentemente, ha ricevuto un buon grado di approvazione da parte degli italiani. Il 66% degli intervistati si è detto ben disposto nei confronti di questa figura che aiuta gli studenti nel processo di orientamento, mentre solo il 21% si è opposto.Anche qui, le preferenze variano leggermente in base all’età, con il 63% dei giovani tra i 18 e i 34 anni favorevole, il 67% dei 35-54 anni favorevole, e il 66% degli over 55 favorevole. Nonostante alcune differenze generazionali, la figura del docente tutor sembra essere ben accolta dall’opinione pubblica.

Le novità? Hanno consensi bipartisan

Interessante notare che queste novità nel sistema scolastico sembrano essere bipartisan, con un sostegno significativo da parte di elettori di diversi schieramenti politici. Ad esempio, l’84% degli elettori di Fratelli d’Italia ha accolto favorevolmente la proposta del voto in condotta, mentre anche il 75% degli elettori del Movimento 5 Stelle e il 72% degli elettori del Partito Democratico hanno espresso un parere positivo. Analogamente, il docente tutor ha ricevuto il sostegno del 77% degli elettori del Movimento 5 Stelle, dell’80% degli elettori di altri partiti di centrodestra e del 68% degli elettori del Partito Democratico.

Riforma del voto in condotta e tutor? Promossa

In sintesi, la riforma del voto in condotta e l’introduzione del docente tutor sembrano essere ben accettate dalla maggior parte degli italiani, indipendentemente dall’età o dall’orientamento politico. Queste iniziative potrebbero portare a un cambiamento significativo nel sistema educativo italiano, con l’obiettivo di migliorare il comportamento degli studenti e il loro processo di apprendimento.

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Tech & Durables, un mercato tra incertezza e opportunità

A livello globale la domanda di prodotti Tech & Durables continua a rallentare: il mercato subisce gli effetti del contesto macro-economico, dell’eccesso di scorte e della saturazione della domanda collegata alla crescita record degli scorsi anni. Nella prima metà del 2023 tutti i comparti della Tecnologia di consumo registrano un calo dei ricavi, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tuttavia, il settore IT e il Piccolo Elettrodomestico rimangono sopra i livelli pre-pandemici. Nello stesso periodo il mercato globale registra una contrazione del -6,3% a valore, con un fatturato di 390 miliardi di dollari. GfK prevede per l’’ntero 2023 una contrazione a valore del -3,4%.

In Italia contrazione del -4,9%

Nei primi sei mesi del 2023 in Italia il mercato della Tecnologia di Consumo segna un trend negativo a valore (-4,9%) e un fatturato di 7,3 miliardi di euro. Dopo la crescita degli ultimi anni, anche il mercato italiano sta rallentando, ma non in tutti i settori. La tendenza negativa è legata principalmente dalla performance dell’Audio-Video (-34%) e dell’Information Technology (vendite a valore -8%).
La Telefonia, il settore più importante per fatturato, registra un trend positivo (+3%) e crescono anche i comparti Grande Elettrodomestico e Piccolo Elettrodomestico (rispettivamente +6% e +4%). Le vendite online rimangono stabili intorno al 26% del fatturato, ma solo la fine dell’anno dirà quanto cresceranno a seguito dei grandi eventi promozionali che generalmente spingono gli acquisti in rete nel Q4.

Prezzi in aumento, domanda in calo

Secondo lo studio globale GfK Consumer Life, inflazione e prezzi elevati sono tra le preoccupazioni principali per il 35% dei consumatori a livello internazionale. Questo è anche uno dei motivi principali dietro alla contrazione della domanda di prodotti Tech, dove i prezzi medi a livello globale sono aumentati notevolmente rispetto ai livelli pre-pandemici: +29% a giugno 2023 rispetto a gennaio 2020. Il rallentamento del mercato T&D varia comunque da regione a regione, a causa delle differenze nel potere d’acquisto e nei livelli di prezzo. Così, mentre l’Europa occidentale e i Paesi sviluppati dell’Asia registrano una contrazione delle vendite a valore (rispettivamente -6% e -11%), Europa orientale e Medio Oriente continuano a crescere.

Sostenibilità e semplificazione guidano la domanda

Brand e Retailer devono puntare su trend a lungo termine in grado di attirare i consumatori. I prodotti che stanno continuano a crescere nonostante le difficoltà sono quelli che si caratterizzano per efficienza energetica e sostenibilità, maggiore praticità e flessibilità o caratteristiche premium a prezzi accessibili.
Un altro trend di lungo periodo che influenza positivamente il mercato globale è il desiderio di flessibilità dei consumatori, a causa delle postazioni di lavoro più piccole e del fenomeno workation. Inoltre, i modelli di fascia alta continuano a performare meglio della media del mercato, soprattutto nell0Elettronica di consumo. Ad esempio, mentre il mercato TV nel complesso è in calo (-15%), i televisori di fascia alta da oltre 75 pollici crescono del +5% a livello globale.

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