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Mutui green, un mercato consolidato. Richieste al 7% 

Secondo l’osservatorio di Facile.it e Mutui.it nel 2022 la richiesta di mutui green è stata pari al 7% del totale, per un importo medio richiesto di 150.000 euro, circa l’11% in più rispetto ai mutui tradizionali. Il valore medio degli immobili è stato pari a 216.090 euro, il 15% in più rispetto a quello degli immobili legati a un mutuo tradizionale. Una differenza così elevata dipende dal fatto che le abitazioni che possono godere di finanziamenti verdi sono normalmente edifici in classe energetica A o B, pertanto il loro valore è più alto rispetto a quelli in classe energetica inferiore. I mutui green servono infatti a finanziare l’acquisto o la costruzione di abitazioni con elevate prestazioni energetiche (classe A o B), o a sostenere interventi di riqualificazione che consentano un miglioramento di almeno il 30% delle stesse.

Trentino-Alto Adige e under 36 guidano la domanda dei finanziamenti verdi

Trentino-Alto Adige (18,64%), Friuli-Venezia Giulia (8,68%), Umbria (7,81%) Sicilia (7,63%), Lombardia (7,62%) e Veneto (7,61%) sono le aree dove i finanziamenti ‘verdi’ sono più richiesti. Quanto al profilo dei richiedenti, quattro domande di mutuo green su 10 sono state presentate da under 36.
“I mutui green iniziano a rappresentare una quota significativa del mercato e sono destinati a crescere ulteriormente in futuro, soprattutto se pensiamo a norme come la direttiva Ue sull’efficientamento energetico delle abitazioni – spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it -. Le ragioni del successo sono diverse: da un lato l’aumento della platea di abitazioni che possono accedere a questo tipo di finanziamento, dall’altro, il numero di istituti di credito che offrono mutui green riconoscendo uno sconto sul tasso”.

Sconto dello 0,10% sul tasso di interesse, ma solo se migliora la prestazione energetica

Nella maggior parte dei casi chi sceglie un mutuo verde ha diritto a uno sconto sul tasso di interesse da parte della banca, normalmente pari allo 0,10%. In Italia poi esistono mutui verdi che possono essere richiesti anche per l’acquisto di abitazioni non ancora efficienti dal punto di vista energetico. In questo caso, lo sconto sul tasso di interesse non viene concesso all’atto di acquisto, ma solo se, e quando, l’immobile riuscirà a migliorare la propria prestazione energetica di almeno il 30%.

Solo per immobili di classe A o B

La procedura di richiesta di un mutuo green non varia da quella di un mutuo tradizionale, ma in caso di finanziamento verde la banca chiederà necessariamente di allegare alla richiesta l’attestato di prestazione energetica (APE) che certifichi la classe A o B dell’immobile. In caso di mutuo green per ristrutturazione, invece, il richiedente dovrà dimostrare che l’intervento sull’abitazione consenta di ottenere un miglioramento delle prestazioni energetiche di almeno il 30%. In questo caso, alcuni istituti, prima di riconoscere le agevolazioni previste dal mutuo green, potrebbero attendere la fine dei lavori.

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Parchi divertimento: un settore determinante per attrarre flussi turistici

Nel 2023 le imprese dell’industria dei parchi divertimento italiani investiranno oltre 120 milioni di euro tra ampliamenti e nuove attrazioni. Investimenti che hanno già comportato un incremento del 20% dei posti di lavoro, per un totale di oltre 30.000 occupati, di cui 20.000 assunzioni stagionali da inserire entro l’estate 2023 e 10.000 dipendenti fissi. Ma il comparto, costituito da 230 strutture tra parchi faunistici, avventura, tematici e acquatici, è destinato a crescere anche nel medio periodo. Nel prossimo triennio sono infatti previsti ulteriori progetti per 450 milioni di euro, con l’obiettivo di migliorare la competitività allineandosi ai big player internazionali per quantità, varietà e attrattività delle proposte.

La sostenibilità è una sfida anche per i parchi

Tra le sfide all’ordine del giorno c’è anche quella della sostenibilità, già concretizzata attraverso l’efficientemento di molte strutture e l’adozione di pratiche virtuose, a cui si sta affiancando lo sviluppo di impianti fotovoltaici per l’approvvigionamento autonomo e pulito dell’energia elettrica. Grande attenzione, inoltre, a un consumo sempre più attento e consapevole della risorsa idrica attraverso l’adozione di impianti di filtraggio e ricircolo ancora più performanti. Questo, abbinato allo studio di nuove tecnologie basate sull’utilizzo delle acque dei pozzi o del mare opportunamente trattate per evitare lo spreco di acqua potabile.

Estate 2023: previsti oltre 20 milioni di visitatori 

Nel 2019, a fronte di 450 milioni di fatturato di biglietteria, l’indotto relativo a merchandising, ristorazione e altre attività interne ai parchi è stato di 1 miliardo di euro (2 miliardi se si considerano le attività esterne, come hotel, attività di manutenzione e altri servizi), per un totale di oltre 60.000 addetti.
Se il biennio pandemico ha bruciato oltre 250 milioni di euro di fatturato e decine di migliaia di posti di lavoro, il 2022 ha segnato una netta inversione di tendenza, con molte strutture tornate ai livelli del 2019. Sulla base di questo trend, e in linea con la ripresa dei flussi turistici verso l’Italia, si stima che il comparto sarà destinato a un nuovo periodo di sviluppo, superando già nel corso di questa stagione la barriera dei 20 milioni di visitatori italiani e 1,5 milioni di visitatori stranieri.

Puntare sulla sinergia con il patrimonio storico, culturale e naturalistico italiano

“La parola chiave è semplificazione – commenta Maurizio Crisanti, Segretario Associazione Parchi Permanenti Italiani – per la creazione di un mercato del lavoro più dinamico e flessibile e per facilitare le relazioni tra le imprese e le istituzioni, affinché insieme si possano affrontare le nuove sfide che ci aspettano in futuro. Il rischio è la perdita di competitività, per l’incapacità di aggiornare l’offerta turistica italiana con contenuti che devono lavorare sinergicamente con il grande patrimonio storico, culturale e naturalistico del Paese”.

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Donne, a che punto è la strada per l’uguaglianza?

La lotta delle donne per l’uguaglianza e la sicurezza continua a essere in salita a livello mondiale, secondo i risultati dell’indagine annuale WIN World Survey 2022 realizzata dalla Worldwide Independent Network of Market Research in collaborazione con BVA Doxa. La ricerca ha coinvolto circa 29.000 persone in 39 Paesi per analizzare la percezione della società sul tema della gender equality.

Discriminazione sul luogo di lavoro

In particolare, la discriminazione di genere sul posto di lavoro rimane un problema, con solo il 39% delle persone intervistate che pensa che le donne abbiano le stesse opportunità degli uomini. L’Europa, in particolare l’Italia, la Croazia e la Francia, mostra i maggiori livelli di disuguaglianza. Mentre, per quanto riguarda il divario retributivo, il 45% della popolazione mondiale ritiene che la retribuzione sia uguale tra uomini e donne, tuttavia, il 51% degli uomini crede che non ci sia un divario retributivo tra generi rispetto al 38% delle donne.

Peggiora il rischio violenza

Purtroppo, i dati relativi alla violenza fisica e psicologica contro le donne sono in aumento rispetto all’anno precedente, in particolare per le giovani donne dai 18 ai 24 anni. In Europa, il dato è salito dal 14% del 2021 al 16% del 2022, mentre in Italia il valore è al 19%, con un incremento di 4 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Negli Stati Uniti, i risultati mostrano un aumento del 10% della violenza contro le donne di età compresa tra 17 e 34 anni: dal 12% del 2019 a oltre il 22% dell’ultimo sondaggio.

Sì al viaggio e alla tutela della salute

Le donne desiderano tornare a viaggiare, ma sono sempre meno interessate ad avere figli e sono molto attente alla propria salute. L’indagine ha anche esaminato il tema del benessere mentale e ha rilevato che il 50% delle giovani donne tra i 17 e i 35 anni ha sofferto di stress nel 2022, rispetto al 46% tra i 35 e i 54 anni.

Qualche segnale di miglioramento c’è

Nonostante la situazione non sia ancora perfetta, l’indagine ha evidenziato alcuni progressi compiuti da alcuni paesi o regioni. Tuttavia, la presidente di WIN e CEO di BVA Doxa, Vilma Scarpino, ha dichiarato che i numeri in tutto il mondo sono ancora troppo alti per quanto riguarda la disuguaglianza di genere e gli atti di violenza e ha sottolineato l’importanza di apprezzare i piccoli ma importanti passi avanti nella lotta per l’uguaglianza e la sicurezza delle donne.

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Cyberattacchi: il 2022 è “l’anno peggiore di sempre”

Secondo i ricercatori del Clusit il 2022 è stato l’anno peggiore di sempre sul fronte della sicurezza informatica. Il Rapporto annuale del Clusit, l’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, condotto su 148 paesi, evidenzia che a livello mondiale l0anno passato si sono registrati 2.489 incidenti gravi, con 440 attacchi in più rispetto al 2021, per una crescita annua del 21%. E negli ultimi dodici mesi nel mirino degli hacker è finita anche l’Italia: il Rapporto ha registrato 188 attacchi informatici, con un aumento del 169% rispetto al 2021. Rispetto alla media mondiale l’incremento è del +21%. Inoltre, nel nostro paese, la pressione maggiore è stata rilevata sul settore governativo e sulle aziende manifatturiere del Made in Italy.

Finalità cybercrime per la diffusione di ransomware

Il picco massimo dell’anno, e di sempre, si è registrato nel mese di marzo, con 238 attacchi.
I dati aggregati per continente confermano la preponderanza percentuale di vittime in America (38%), rispetto a Europa (24%) e Asia (8%). L’analisi mostra inoltre una netta prevalenza di attacchi con finalità di cybercrime e significativi risvolti economici legati alla diffusione dei ransomware, che sono stati oltre 2.000 a livello globale e rappresentano l’82% del totale, in crescita del 15% sul 2021. Per l’Italia la percentuale sale al 93%, in crescita del 150%.

Più colpiti i “multiple targets”, ma in Italia obiettivi governativi

A livello mondiale, le principali vittime tornano a essere i ‘multiple targets’, i bersagli multipli (22%) con un aumento del 97% sul 2021. “Si tratta – spiega il Clusit – di campagne di attacco non mirate, che continuano a causare effetti consistenti”.  Ai bersagli multipli seguono il settore governativo, quello delle PA e della sanità (12%). Il settore più attaccato in Italia nel 2022 è invece quello governativo, con il 20% degli attacchi, seguito a brevissima distanza dal comparto manifatturiero (19%), che rappresenta il 27% del totale degli attacchi censiti nel settore livello globale.

“Un cambiamento sostanziale nei livelli di cyber-insicurezza mondiali”

Il malware rappresenta la tecnica con cui viene sferrato il 37% degli attacchi globali, cresciuto del +52%, seguito da vulnerabilità (12%), phishing e social engineering (12%).
Anche nel nostro paese prevalgono gli attacchi per mezzo di malware, sono il 53% del totale e hanno impatti gravi o gravissimi nel 95% dei casi.
“Negli ultimi cinque anni si è verificato un cambiamento sostanziale nei livelli globali di cyber-insicurezza mondiali – commentano i ricercatori, come riporta Ansa – al quale non è corrisposto un incremento adeguato delle contromisure adottate dai difensori”. Nel nostro paese, osserva il presidente di Clusit, Gabriele Faggioli, “è necessaria un’ulteriore evoluzione nell’approccio alla cybersecurity. Occorre non solo che permanga il ‘driver normativo’, ma che si mettano in atto a tutti i livelli i processi di valutazione e gestione del rischio per il business”.

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Come scegliere uno smartwatch da acquistare?

Un dispositivo indossabile molto simile a un normale orologio da polso ma con numerose funzionalità: è lo smartwatch, divenuto ormai un ‘must’ tra gli accessori high-tech. Non stupisce quindi come le ricerche per individuare quello più adatto alle esigenze personali siano spesso lunghe e laboriose. È quanto evidenzia lo Smartwatch Market Insight Report di Huawei: in media occorrono circa tre settimane per scegliere lo smartwatch ‘giusto’. Un dato che prescinde dalla fascia di prezzo, poiché il costo è solo uno degli aspetti da valutare. Ma dove e come cercare uno smartwatch? Oltre al classico ‘passaparola’ vi sono certamente i portali specializzati, come Recensioniorologi.it, dove reperire schede e recensioni ricche di informazioni utili per individuare i migliori smartwatch sul mercato per prezzo, funzionalità e prestazioni.

I fattori che influenzano la scelta

Sulla base del Report di Huawei il costo sembra essere un fattore secondario, sia per i cosiddetti ‘power user’ sia per l’acquirente medio, interessato anche ad aspetti secondari come vestibilità, design o l’appeal del brand. Le caratteristiche che sembrano interessare maggiormente i potenziali acquirenti sono l’aggiornamento tecnologico e la facilità di utilizzo. I futuri utilizzatori tendono infatti ad accertarsi che il dispositivo sia equipaggiato con un software recente, meglio se compatibile con il sistema operativo del proprio smartphone. Non meno importante è la qualità costruttiva. In genere riscuotono maggior successo i prodotti di qualità, solidi e resistenti. Non a caso, il 67% degli intervistati menziona la resistenza all’acqua come una delle caratteristiche imprescindibili.

Preferenze soggettive

Le prerogative tecnologiche e costruttive di uno smartwatch fanno il paio con preferenze di carattere strettamente personale. Pertanto, è difficile circoscrivere un range di prodotti ‘ideali’, dal momento che molte caratteristiche di ciascun device possono intercettare il gusto di una nicchia più o meno ampia di pubblico. Da questo punto di vista, forma e dimensioni del quadrante, design e vestibilità del cinturino sono discriminanti tutt’altro che secondarie. Il 55% dei possessori di smartwatch di fascia alta (valore di mercato superiore ai 250 euro) dichiara infatti di avere a disposizione cinturini di ricambio da scegliere in base al contesto di utilizzo, mentre il restante 45% cambia il cinturino solo quando si rompe.

Il design del quadrante

Per quanto riguarda il quadrante grande attenzione viene rivolta al design, non solo in termini di forma e dimensioni, ma anche in relazione alla watchface. La tendenza a cambiarla con regolarità risulta maggiore tra i possessori di device di fascia alta (prezzo superiore ai 200 euro) rispetto a quelli che utilizzano modelli più economici. Inoltre, rientrano tra i parametri di scelta anche le funzionalità. Una buona percentuale di utenti non va molto oltre quelle base, come connettività con smartphone e monitoraggio delle funzioni fisiologiche durante l’attività sportiva. Ma in fase di scelta le funzionalità rappresentano un fattore spesso decisivo per l’acquisto di un prodotto al posto di un altro.

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Italia, il mercato dei droni vale 118 milioni di euro

Vola, è proprio il caso di dirlo, il mercato italiano dei droni professionali. Tanto che nel 2022 ha toccato i 118 milioni di euro, con un incremento di ben il 20% rispetto il 2021. Con questi numeri, si è ritornati ai livelli pre-covid (117 milioni di euro nel 2019), ultimo dato utile prima dello stop forzato. Lo segnala la ricerca dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata della della School of Management del Politecnico di Milano.

Quante sono le imprese in Italia?

Le imprese del settore in Italia sono 706, (in lieve calo rispetto alle 713 del 2021), mentre si contano quasi 60.000 droni registrati sul portale d-flight dal 2020 ad oggi (13.921 nel 2022), di cui il 92% per droni a uso ricreativo e solo l’8% per droni a uso professionale in imprese e PA. Gli operatori registrati e attivi in piattaforma a dicembre 2022 sono 87.007 (+34% rispetto al 2021). Buone notizie anche sul fronte delle autorizzazioni per voli BVLOS, condotti a una distanza che non consente al pilota remoto di rimanere in contatto visivo diretto e costante con il drone: ENAC ha autorizzato 27 sperimentazioni nel 2022, contro le 11 del 2021, segnale sulla volontà di investire in un ambito fondamentale per lo sviluppo del trasporto di merci e persone.

Le applicazioni di droni crescono in tutto il mondo

A livello mondiale, le applicazioni di droni censite tra il 2019 e il 2022 sono 1.137, +27% nel 2022. Nel segmento operativo – l’unico che al momento genera profitti, costituito da droni medio/piccoli in grado di svolgere attività a valore aggiunto per i settori più tradizionali – i casi applicativi sono 823, il 72% del totale. Le principali applicazioni riguardano ispezioni e sopralluoghi (43%), sicurezza e sorveglianza (18%) e ricerca-soccorso (12%). I progetti di Advanced Air Mobility (AAM), con droni più grandi in grado di effettuare trasporti di beni e persone, sono 314 (il 28% del totale): l’82% riguarda il trasporto di merci con droni e il restante 18% il trasporto di persone. Si tratta di un settore che sta attirando grandi investimenti, ma che non ha ancora iniziato a generare profitti per le imprese interessate.

Un business che può decollare ulteriormente

“Il 2022 è stato un anno cruciale per il mercato professionale dei droni – spiega Marco Lovera, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata –. Se da un lato il valore del mercato operativo non è ancora esploso e il mercato dell’Advanced Air Mobility non ha ancora iniziato a generare ricavi per le imprese, diversi Paesi europei e l’Unione Europea stessa hanno iniziato a delineare strategie e roadmap per l’introduzione di servizi con droni: sono cresciute le sperimentazioni, sono nati ecosistemi in grado di mettere a fattor comune le competenze dei singoli attori e le imprese hanno iniziato a comprendere in modo più chiaro i benefici che questa tecnologia può portare alle loro attività”.

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Vacanze invernali? La montagna in vetta alle preferenze

I dati del turismo italiano sono, per fortuna, tornati positivi. Il 2022 è stato a tutti gli effetti l’anno della ripresa dei viaggi e delle vacanze. In quest’ottica è interessante scoprire quali sono le mete e le tipologie di vacanze preferite dai nostri connazionali. Insomma, come è andato e come sta andando l’inverno e quali sono le destinazioni predilette? La risposta è facile: vince la montagna.

12 milioni in quota

Sono 12 milioni gli italiani che scelgono la montagna nel primo trimestre di quest’anno: 7,5 milioni fanno soggiorni di una settimana o un periodo un po’ più breve, per i restanti 4,5, si tratta invece di escursioni giornaliere. Secondo i dati dell’Osservatorio Confcommercio-Swg, la spesa media è di 540 euro a testa. Quasi 9 vacanzieri su 10 scelgono le mete nazionali: a fare da padrone è l’arco alpino, in primis le destinazioni del Trentino Alto Adige, seguite da Lombardia e Valle d’Aosta, ma con buone performance anche di Piemonte, Veneto e Friuli. Non mancano i turisti che raggiungono destinazioni estere: primeggiano le “vette” svizzere, seguite da quelle di Austria e Francia. 

Natura, cibo, relax e shopping le motivazioni del viaggio

Le motivazioni delle vacanze in montagna sono cambiate dopo la pandemia: escursioni naturalistiche, degustazioni enogastronomiche, relax in Spa e centri benessere, shopping sono le quattro attività più importanti indicati dagli intervistati. Solo al quinto posto la pratica dello sci e di altri sport invernali Resta comunque alta, per chi sceglie questo tipo esperienza, l’attenzione per lo stato dell’innevamento naturale: sono 4 su 10 i vacanzieri che dichiarano che, in assenza di neve, preferiscono cambiare i programmi di vacanza.

A Carnevale si va nelle città d’arte

In base alle stime, la settimana di Carnevale vedrà ben 4,4 milioni di italiani muoversi sicuramente per un piccolo viaggio. A questi si aggiungono altri 1,9 ancora indecisi ma propensi a spostarsi per una vacanza che, nel 50% dei casi, è fuori regione se non addirittura all’estero. Città d’arte o grandi città sono le destinazioni preferite in 4 casi su 10. A Carnevale i portafogli sembrano essere un po’ più “capienti”: si spendono in media 410 euro a testa per una vacanza, per una spesa complessiva di quasi 3 miliardi. Il consuntivo delle festività di fine anno, comunque, si è chiuso bene, con circa 25 milioni di Italiani in viaggio tra Natale e l’Epifania, e il 2023, anno dei ponti, sembra avviarsi sotto buoni auspici. L’indice di propensione al viaggio dei connazionali sale a quota 63 – su scala da 0 a 100 – due punti sopra gennaio 2022 e sostanzialmente in linea con i livelli pre-pandemia.

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Fatturato dell’industria, a novembre torna ad aumentare

Buone notizie per quanto riguarda i dati di fine anno relativi al fatturato dell’industria nazionale. Lo confermano le ultime rilevazioni dell’Istat, riferite a novembre 2022. Entrando nel merito dei conteggi, si stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenti dello 0,9% in termini congiunturali, registrando una dinamica positiva su entrambi i mercati (+0,6% sul mercato interno e +1,3% su quello estero). Nel trimestre settembre-novembre 2022 l’indice complessivo è cresciuto dello 0,8% rispetto al trimestre precedente (+0,4% sul mercato interno e +1,7% sul mercato estero).

Buone performance per i beni strumentali e di consumo

Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a novembre gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento congiunturale per i beni strumentali (+2,7%) e per i beni di consumo (+1,5%), mentre registrano una flessione su base mensile per l’energia (-1,8%) e per i beni intermedi  (-0,5%). Corretto per gli effetti di calendario, il fatturato totale cresce in termini tendenziali dell’11,5%, con incrementi del 10,1% sul mercato interno e del 14,3% su quello estero. I giorni lavorativi sono stati 21 come a novembre 2021.

Comparto dell’energia a +19,5%

Per quanto riguarda gli indici corretti per gli effetti di calendario riferiti ai raggruppamenti principali di industrie, si registrano incrementi tendenziali marcati per l’energia (+19,5%), per i beni strumentali (+17,6%) e i beni di consumo (+13,3%), più contenuti per i beni intermedi (+4,5%). Con riferimento al comparto manifatturiero, tutti i settori di attività economica mostrano una crescita tendenziale. A novembre si stima che l’indice destagionalizzato del fatturato in volume, relativo al settore manifatturiero, registri un aumento in termini congiunturali (+1,2%). Corretto per gli effetti di calendario, il volume del fatturato per il comparto manifatturiero cresce in termini tendenziali dello 0,5%, con un incremento molto più contenuto di quello in valore (+11,4%).

Il commento dell’Istituto di Statistica

Insieme ai dati, arriva anche il commento dell’Istat. “Dopo due mesi di flessioni, il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, torna a crescere a novembre in termini congiunturali, favorito da un maggiore dinamismo della componente estera rispetto a quella interna.
Nel confronto tendenziale su dati corretti per i giorni lavorativi, si registra un incremento del valore del fatturato sia in termini complessivi sia con riferimento ai principali raggruppamenti di industrie. La crescita in volume risulta decisamente più contenuta”. Per comprendere se il trend durerà anche nei mesi dell’anno appena iniziato occorre attendere le prossime rilevazioni.

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Salute e comodità: i trend della spesa online degli italiani nel 2022

Le parole chiave della spesa online degli italiani nel 2022 sono state salubrità e praticità: se frutta e verdura hanno infatti continuato a trainare gli acquisti contemporaneamente è cresciuto il consumo di alimenti salva-tempo. È quanto emerge dal quarto Report Annuale di Everli relativo ai trend per la spesa online degli italiani negli scorsi dodici mesi. Frutta e verdura continuano quindi a primeggiare nel carrello online degli italiani, confermandosi per il terzo anno consecutivo in vetta alle categorie di prodotto più acquistate. Una tendenza healthy in crescita già dallo scorso anno, che si riflette anche in nuove abitudini alimentari. Nel 2022, merendine e dolci escono per la prima volta dalla top 10 dei prodotti più comprati.

L’anno delle bevande e della praticità

Compare però nella classifica delle categorie più acquistate anche molti cibi pronti per essere gustati, come formaggi fusi a fette (3°), spalmabili (5°), e mozzarella (7°), il prosciutto (6°) e alcuni ‘convenience food’, come sughi pronti (8°) e carne o pesce in scatola (10°). Ma nel 2022 gli italiani hanno scelto la spesa online anche per l’acquisto di bevande. Tra le categorie di prodotto più acquistate 3 su 10 riguardano il mondo beverage: l’acqua minerale sale al 2° gradino del ranking dei 10 prodotti più comprati nel 2022, vino e birra (4°) tornano in graduatoria dopo un’assenza di tre anni ed entrano per la prima volta nella top 10 le bibite gassate (9°).

Le abitudini di acquisto online

Secondo Everli nel 2022 gli acquisti hanno registrato un picco importante da gennaio a marzo, prima dell’insorgere dell’instabilità globale. Quanto alle abitudini di spesa settimanali, venerdì e lunedì sono stati i momenti più gettonati per dedicarsi alla spesa online e gli acquisti ‘on-the-go’ si confermano la soluzione preferita, con un numero crescente di ordini effettuati via smartphone. Sono infatti 7 utenti su 10 ad affidarsi all’app quando si tratta di fare la spesa online. Ed è proprio la possibilità di guadagnare tempo a rendere questa prassi particolarmente vantaggiosa. Lo scorso anno la spesa online ha permesso un risparmio medio di 70 km e 10 ore per utente.

La mappa dei sapori della Penisola

Se nel corso del 2022 Roma è stata la città che ha acquistato il maggior numero di prodotti ortofrutticoli, il podio regionale vede a pari merito Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. Nel ranking delle province con i maggiori acquisti di frutta e verdura entrano infatti anche Milano (2°), Padova (6°), Varese (8°) e Verona (9°), che si affiancano a Bologna (4°) e Forlì-Cesena (10°). La regione più golosa è la Lombardia, con Varese (3°), Milano (4°), Bergamo (6°) e Brescia (8°) tra le 10 città in cui si sono registrati gli ordini maggiori di dolciumi, ma a livello provinciale Roma detiene anche questo primato. I consumi più significativi di carne e pesce poi si sono registrati a Torino, ma è in Friuli-Venezia Giulia che sono stati effettuati il maggior numero acquisti.

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Vivere sano: è vero che i consigli “tradizionali” non hanno base scientifica?

Più che consigli sono luoghi comuni, e sono tutti confutabili. Si tratta delle tradizionali raccomandazioni intorno alla salute e alla qualità del viver sano, dall’importanza della prima colazione ai 10.000 passi da fare ogni giorno. La prima colazione non è infatti il pasto più importante della giornata, dipende dall’orario in cui la si fa, da cosa e quanto si mangia. E quanto ai 10.000 passi al giorno, si scopre che quando questo luogo comune è apparso per la prima volta negli anni ’60 “non era basato su alcun aspetto scientifico”, scrive il Guardian. Certo, potrebbe valere solo come buon consiglio. “I rendimenti decrescenti entrano in gioco intorno ai 10.000 – aggiunge il Guardian – ma fin lì, fai di più se puoi, un po’ più velocemente se possibile”.

Dalle 8 ore di sonno alle 5 porzioni di frutta e verdura al giorno

Il sonno è individuale, il tempo dipende dalle esigenze personali di ciascuno, dalle abitudini, e dalla routine. La raccomandazione di ‘dormire almeno 8 ore’ è un buon consiglio, ma anche in qualche modo arbitraria. Molti studi hanno poi scoperto che se consumare 5 porzioni di frutta e verdura al giorno è associato a un miglioramento della salute, ci sono anche prove che possano essere utili fino a 10 porzioni giornaliere. In linea generale, coloro che consumano più frutta e verdura hanno minori rischi di declino cognitivo, demenza e diabete, meno stress, e maggiore è la varietà, meglio è. Verdure a foglia verde scuro e crucifere (broccoli, cavoletti di Bruxelles e cavoli) sono alcune delle verdure più dense dal punto di vista nutrizionale.

Almeno 2 litri di acqua (e un bicchiere di vino)

Rimanere idratati è importante, ma la raccomandazione di bere due litri di acqua al giorno, sebbene ragionevole, non si basa su dati scientifici. Una quantità adeguata d’acqua per gli adulti è di 2,5 litri, ma la maggior parte di questa quantità si trova nei cibi che vengono preparati. La vecchia raccomandazione di bere un bicchiere di vino ogni sera si basa invece sull’evidenza che le persone classificate come ‘bevitori moderati’ (circa 1-2 bicchieri al giorno) sembrano mostrare un rischio inferiore per alcune malattie.
Tuttavia, uno studio su 36.000 adulti ha rilevato che anche uno o due drink al giorno potrebbero ridurre le possibilità di un invecchiamento sano e ridurre le dimensioni del cervello. 

Carne rossa: fa male? Dipende

La carne rossa viene spesso sconsigliata perché contiene molti grassi saturi, e diversi studi hanno mostrato un’associazione tra la maggiore assunzione di carne rossa e l’aumentato rischio di cancro alla prostata e malattie cardiache. Ora è opinione diffusa che le associazioni tra carne rossa e rischio di malattia possano essere confuse, perché molti studi non distinguono tra l’assunzione di carni rosse lavorate (bacon, salsicce, hamburger e salumi) e non trasformate. Diversi studi recenti, riporta AGI, hanno invece stabilito che mangiare carne rossa non trasformata potrebbe non aumentare questi rischi, specie cardiaci. E le principali organizzazioni sanitarie raccomandano di continuare a mangiare carne rossa non trasformata.

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