La Game Developers Conference, da quando si è trasformata nel GDC Festival of Gaming, non è più solo la fiera del mondo dei videogiochi. E’ diventata il vero e proprio termometro dello stato di salute dell’intero settore. E lo stesso vale per il report State of the Game Industry 2026, pubblicato dagli organizzatori dell’evento di San Francisco sulla base delle risposte di oltre 2.300 professionisti del mondo videoludico.
L’indagine ha coinvolto sviluppatori, dirigenti, addetti al marketing, investitori, educatori e studenti, con domande mirate per ogni ruolo. Il risultato è una fotografia dettagliata, a tratti scomoda, di un’industria che sta cambiando fisionomia.
Licenziamenti e futuro incerto
Il tema più “caldo” è sicuramente quello dei licenziamenti. Negli ultimi due anni, il 28% degli intervistati ha perso il lavoro. Negli Stati Uniti la percentuale sale al 33%. In metà dei casi, le aziende hanno effettuato tagli solo negli ultimi dodici mesi. Gli studi AAA sono i più colpiti, ma anche il mondo indie è coinvolto dal fenomeno.
Il clima pesante si riflette nelle preoccupazioni degli studenti: il 74% teme seriamente per il proprio futuro professionale. Mancano posizioni entry-level, la concorrenza è aumentata e l’intelligenza artificiale viene percepita come un ulteriore fattore di pressione.
Piattaforme e motori, cosa cambia
I segnali più interessanti arrivano dal fronte tecnologico. Steam Deck entra per la prima volta nel sondaggio e diventa subito la quarta piattaforma più sviluppata, con il 28% degli sviluppatori già al lavoro su giochi ottimizzati per PC portatili. Il PC, però, resta il punto fermo: il 73% dei dirigenti lo considera centrale per il futuro.
Cambia anche l’equilibrio tra i motori di sviluppo. Unreal Engine passa in testa con il 42% delle preferenze, superando Unity, fermo al 30%. Unity resta forte tra gli studi indie storici, mentre Godot cresce lentamente tra i team più giovani.
IA: la si usa, ma aumentano i dubbi
Il 36% dei professionisti utilizza strumenti di intelligenza artificiale generativa, soprattutto per ricerca, brainstorming e supporto al codice. ChatGPT è lo strumento più diffuso, seguito da Gemini e Copilot.
Ma l’umore è cambiato: il 52% ritiene che l’IA stia danneggiando l’industria, una percentuale in netto aumento rispetto agli anni precedenti. Le opinioni più critiche arrivano da artisti, designer e programmatori.