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AI commerce, la nuova frontiera dell’e-commerce B2B

Nel 2025 il valore dell’e-commerce B2B in Europa ha raggiunto 1.817 miliardi di euro. La quota di ordini gestiti online raggiunge il 25%-30%, ed è destinata ad accelerare grazie all’adozione massiva di tecnologie di Intelligenza Artificiale.
L’AI sta trasformando radicalmente il commercio digitale tra imprese, aprendo opportunità senza precedenti per efficienza, personalizzazione e crescita.

L’89% dei buyer B2B utilizza già strumenti di AI generativa per cercare fornitori, configurare soluzioni complesse, analizzare mercati di approvvigionamento e negoziare prezzi.
Sul fronte dei seller, invece, gli AI Agent stanno trasformando i processi commerciali con risultati misurabili.
Sono alcune evidenze emerse dal Paper Tematico di Netcomm, “AI Commerce – La nuova frontiera del commercio intelligente”, presentati nel corso della nona edizione di Netcomm Focus B2B Digital Commerce.

Buyer B2B sempre più digitali e potenziati

I comportamenti di acquisto B2B stanno vivendo una trasformazione profonda. I buyer appartengono sempre più alla generazione dei Millennials e dei Gen Z, nativi digitali che richiedono esperienze di acquisto fluide, ingaggianti e ibride.

In questo contesto, l’utilizzo di AI Prompting permette di cercare e configurare soluzioni, prezzi e fornitori in modo autonomo, mentre i B2B Marketplace giocano un ruolo chiave nell’aprire il sourcing a nuovi fornitori e mercati di approvvigionamento globali, democratizzando l’accesso alle migliori soluzioni.

Le opportunità degli AI Agent

Gli AI Agent trovano nel B2B un terreno particolarmente fertile.
Nel commercio tra imprese i prodotti sono complessi, le configurazioni personalizzate, i prezzi variabili e i processi di approvazione articolati. Oggi gli agenti AI si integrano nativamente con i sistemi aziendali e utilizzano architetture che permettono di attingere ai dati proprietari dell’azienda per generare risposte precise e contestualizzate.

I risultati sono tangibili. L’automazione delle attività ripetitive aumenta significativamente la produttività commerciale, mentre i costi di Customer Service si riducono drasticamente grazie alla capacità degli agenti di gestire autonomamente richieste complesse.
La personalizzazione scalabile fa crescere sia la conversione online che il valore medio dell’ordine, mentre le aziende beneficiano di un netto miglioramento della Customer Experience, con analisi predittive che ottimizzano i costi di manutenzione e moltiplicano le opportunità di cross-selling.

Tecnologie emergenti al servizio del Made in Italy

L’innovazione digitale e gli investimenti in commercio digitale stanno crescendo significativamente nel B2B, un settore che mostra grande resilienza e crea opportunità concrete per aprire nuovi mercati internazionali, anche grazie alla forte componente dell’export che caratterizza il Made in Italy.

Il B2B Digital Commerce rappresenta una grande opportunità per l’espansione geografica delle imprese italiane, che possono sfruttare modelli digitali, ibridi e AI Agent per migliorare l’efficienza dei processi di front e back-end. L’AI permette di semplificare l’esperienza dei clienti e al contempo di gestire le complessità tipiche di questo settore, dalla configurazione di prodotti complessi alla personalizzazione di prezzi e servizi.
Tuttavia, le imprese italiane mostrano ancora un ritardo nella digitalizzazione, rendendo l’adozione dell’AI una sfida urgente per mantenere la competitività sui mercati globali.

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Cyberattacchi: i rischi per il settore automotive nel 2026

La produzione globale di veicoli altamente computerizzati, dotati di numerose unità di controllo elettronico (ECU), ‘consente’ agli hacker di sfruttare errori di implementazione e vulnerabilità per rubare i veicoli. I punti di accesso riguardano qualsiasi interfaccia accessibile: bus CAN, porta OBD o Ethernet, modulo NFC, chip Wi-Fi, Bluetooth, modem LTE.

Gli attacchi dannosi però, oltre i veicoli stessi, possono colpire anche i sistemi a cui sono collegati.
Secondo le previsioni di Kaspersky sulle minacce informatiche per l’industria automotive nel 2026, i malintenzionati utilizzeranno principalmente ransomware con l’obiettivo di crittografare file, sistemi o intere reti rendendole inaccessibili per poi chiedere un riscatto, spesso in criptovaluta, per fornire la chiave di decrittografia o ripristinare l’accesso.

Nel mirino la supply chain delle infrastrutture delle case automobilistiche

Nel 2026 potrebbero anche emergere nuove fughe di dati riservati degli utenti e informazioni sui movimenti dei veicoli provenienti dalle infrastrutture delle case automobilistiche.

Un altro vettore significativo è rappresentato dagli attacchi alla supply chain delle infrastrutture delle case automobilistiche (attraverso l’hacking dei sistemi degli appaltatori) con l’obiettivo di interrompere i sistemi critici e causare perdite finanziarie.
Gli audit di sicurezza condotti regolarmente da Kaspersky consentono di identificare le vulnerabilità che potrebbero essere sfruttate per questi attacchi.

Furto di dati personali, interruzione di sistemi critici, blocco remoto delle auto

Gli aggressori motivati da ragioni finanziarie sono principalmente interessati ai dati personali degli utenti e all’accesso ai loro account. Sono possibili anche attacchi ransomware volti a interrompere sistemi critici e causare perdite economiche alle aziende.

Il blocco remoto delle auto è invece un rischio particolarmente elevato per le società di car sharing e taxi, poiché nei veicoli installano moduli che consentono, tra le altre funzioni, il blocco remoto in qualsiasi momento. Se gli aggressori ottengono l’accesso al sistema di controllo di questi moduli, possono bloccare simultaneamente numerosi veicoli, o per richiedere un riscatto o per effettuare operazioni di sabotaggio.

Hacking delle aziende di trasporto e logistica per intercettare i carichi

Un ulteriore potenziale vettore di rischio riguarda gli attacchi alle aziende di trasporto e logistica, finalizzati all’intercettazione degli ordini e al furto fisico dei carichi. Oggi, la digitalizzazione dei processi della supply chain consente agli aggressori di sottrarre carichi senza lasciare il cyberspazio. Gli attaccanti possono infatti violare i sistemi da remoto e manipolare i dati di spedizione per far consegnare i carichi a indirizzi specifici, destinati alla successiva rivendita.

La crescente digitalizzazione coinvolge però anche le infrastrutture di rifornimento. Le moderne stazioni di servizio e le stazioni di ricarica per veicoli elettrici sono progettate per essere collegate a infrastrutture cloud, ampliando le opportunità di attacco per gli hacker.
Entro il 2026 potrebbero verificarsi attacchi a queste infrastrutture, con l’obiettivo di sottrarre carburante o elettricità, nonché informazioni personali o dettagli delle carte carburante dei clienti.

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Videogiochi, l’industria non si “fida” dell’Intelligenza Artificiale

La Game Developers Conference, da quando si è trasformata nel GDC Festival of Gaming, non è più solo la fiera del mondo dei videogiochi. E’ diventata il vero e proprio termometro dello stato di salute dell’intero settore. E lo stesso vale per il report State of the Game Industry 2026, pubblicato dagli organizzatori dell’evento di San Francisco sulla base delle risposte di oltre 2.300 professionisti del mondo videoludico.

L’indagine ha coinvolto sviluppatori, dirigenti, addetti al marketing, investitori, educatori e studenti, con domande mirate per ogni ruolo. Il risultato è una fotografia dettagliata, a tratti scomoda, di un’industria che sta cambiando fisionomia.

Licenziamenti e futuro incerto

Il tema più “caldo” è sicuramente quello dei licenziamenti. Negli ultimi due anni, il 28% degli intervistati ha perso il lavoro. Negli Stati Uniti la percentuale sale al 33%. In metà dei casi, le aziende hanno effettuato tagli solo negli ultimi dodici mesi. Gli studi AAA sono i più colpiti, ma anche il mondo indie è coinvolto dal fenomeno.

Il clima pesante si riflette nelle preoccupazioni degli studenti: il 74% teme seriamente per il proprio futuro professionale. Mancano posizioni entry-level, la concorrenza è aumentata e l’intelligenza artificiale viene percepita come un ulteriore fattore di pressione.

Piattaforme e motori, cosa cambia

I segnali più interessanti arrivano dal fronte tecnologico. Steam Deck entra per la prima volta nel sondaggio e diventa subito la quarta piattaforma più sviluppata, con il 28% degli sviluppatori già al lavoro su giochi ottimizzati per PC portatili. Il PC, però, resta il punto fermo: il 73% dei dirigenti lo considera centrale per il futuro.

Cambia anche l’equilibrio tra i motori di sviluppo. Unreal Engine passa in testa con il 42% delle preferenze, superando Unity, fermo al 30%. Unity resta forte tra gli studi indie storici, mentre Godot cresce lentamente tra i team più giovani.

IA: la si usa, ma aumentano i dubbi

Il 36% dei professionisti utilizza strumenti di intelligenza artificiale generativa, soprattutto per ricerca, brainstorming e supporto al codice. ChatGPT è lo strumento più diffuso, seguito da Gemini e Copilot.

Ma l’umore è cambiato: il 52% ritiene che l’IA stia danneggiando l’industria, una percentuale in netto aumento rispetto agli anni precedenti. Le opinioni più critiche arrivano da artisti, designer e programmatori.

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Salute: gli italiani distinguono tra benessere del cervello e della mente

Per il 62,8% degli italiani salute mentale e salute del cervello non coincidono, tendendo a distinguere tra malattie neurologiche e del neurosviluppo e malattie psichiatriche.
Tra le malattie del cervello vengono indicate anzitutto tumori del cervello (42,8%) e demenze (40,7%), mentre tra i problemi di salute mentale prevalgono depressione (52,0%) e forme di paranoia e manie (34,5%).

Si tratta di una concezione in cui è poco presente la consapevolezza di un’interdipendenza tra salute mentale e del cervello e delle sovrapposizioni tra i disturbi cerebrali, e il fatto che entrambe dipendono dalla salute del cervello.
È quanto emerge dall’indagine ”Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani”, realizzata dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia.

Crescita del disagio mentale giovanile

La maggioranza degli italiani si ritiene informata, con un’incertezza informativa maggiore su salute del cervello (52,2%) rispetto a salute mentale (62,7%).
Secondo dati Istat, dopo la pandemia aumenta la quota di giovani che dichiara un disagio grave, passata dal 13,1% al 16,0% tra gli adolescenti e dal 17,5% al 19,5% tra i 18-34enni.

In questo contesto, la cultura collettiva sulla salute mentale e del cervello conferma l’ipotesi di una sempre maggiore centralità della dimensione del benessere psicologico nella concezione della salute.
Per il 31,3% degli italiani la salute coincide con’equilibrio psicofisico e benessere mentale (44,0% giovani). Tra i giovani il 46,7% ritiene che il benessere fisico dipenda da quello psicologico, mentre il 45,8% che si tratta di due aspetti ugualmente rilevanti. Solo per il 7,5% è secondario.

Prevenzione possibile agendo su più fronti

Per il 90,3% degli italiani è possibile e necessario intervenire precocemente per evitare l’aggravarsi dei disturbi di salute mentale e del cervello.

Emerge la necessità di agire su più fronti: dalla promozione del benessere psicologico nella scuola (48,6%) alla presenza di un sostegno nei luoghi della quotidianità (46,8%), dal rilevamento precoce attraverso gli screening sulla popolazione (44,0%) al potenziamento dell’attività dei servizi dedicati alla salute mentale/del cervello (43,2%).
Il giudizio sull’azione di prevenzione, presa in carico e capacità di dare risposte di cura del SSN però è piuttosto critico: il 40% circa pensa che sia insufficiente.

Il pregiudizio per le malattie psichiatriche

Il pregiudizio per le malattie psichiatriche è ancora presente, ma cresce la sensibilità sul tema e si normalizza il ricorso alle cure. Il 67,9% degli italiani ritiene che sulle malattie psichiatriche pesino ancora vergogna e discriminazione, mentre i disturbi neurologici vengono considerati meno soggetti a forme di discriminazione (44,9%). Prevale quindi la convinzione che la situazione di vita di chi soffre di questi disturbi sia ancora segnata dalla vergogna e dall’isolamento sociale (59%).

Il 74,1% degli italiani afferma di aver avuto esperienze dirette (34,2% a livello personale) o indirette (36,3% attraverso familiari o amici).
A livello culturale emerge però una diffusa propensione a rivolgersi a un aiuto professionale, con l’82,0% che ricorrerebbe o è già ricorso a un professionista.

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Commercio al dettaglio: a novembre 2025 crescita congiunturale delle vendite

A quanto risulta dai dati Istat, nel mese di novembre 2025 si rileva una crescita congiunturale delle vendite al dettaglio in valore e in volume. L’aumento riguarda sia i prodotti alimentari sia quelli non alimentari.

Nel trimestre settembre-novembre 2025, rispetto a quello precedente, le vendite risultano sostanzialmente stazionarie, con una lieve crescita in valore e un leggero calo in volume, mentre rispetto al solo mese di novembre 2024, per il commercio al dettaglio il valore delle vendite risulta in crescita esclusivamente per la grande distribuzione e il commercio online. Quest’ultimo, in particolare, da marzo 2025 ha visto l’aumento più significativo.
Su base annua, a novembre le vendite aumentano in valore per entrambi i settori merceologici, alimentari e non alimentari, mentre in volume cresce solo il comparto non alimentare.

Beni alimentari +0,5%, non alimentari +0,7%

Più in dettaglio, i dati Istat confermano che a novembre 2025, rispetto a ottobre, le vendite al dettaglio registrano una crescita sia in valore sia in volume, rispettivamente del +0,5% e del +0,6%.
L’aumento riguarda tanto i beni alimentari (+0,5% sia in valore sia in volume) quanto quelli non alimentari (+0,7% sia in valore sia in volume).

Nel trimestre settembre-novembre 2025, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio registrano invece un incremento in valore (+0,1%) ma una diminuzione in volume (-0,1%).

Su base tendenziale vendite +1,3% a valore e + 0,5% in volume

A livello settoriale, le vendite dei beni alimentari vedono un lieve aumento in valore (+0,1%) e un calo in volume (-0,2%), mentre quelle dei beni non alimentari sono in aumento sia in valore sia in volume (rispettivamente +0,2% e +0,1%).

Su base tendenziale, a novembre 2025, le vendite al dettaglio registrano una crescita dell’1,3% in valore e dello 0,5% in volume.
Le vendite dei beni alimentari aumentano in valore (+1,3%) e calano in volume (-0,5%) mentre quelle dei beni non alimentari aumentano sia in valore (+1,4%) sia in volume (+1,1%).

Crescono GDO ed e-commerce, calo per i negozi

Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali prevalentemente positive tra i vari gruppi di prodotti. L’aumento maggiore riguarda i Prodotti di profumeria, cura della persona (+5,9%), mentre il calo più consistente si osserva per gli Altri prodotti (-0,4%).

Rispetto a novembre 2024, il valore delle vendite al dettaglio è in aumento per la Grande distribuzione (+2,1%) e il commercio elettronico (+8,3%), mentre registra una flessione per le imprese operanti su piccole superfici (-0,5%) e le vendite al di fuori dei negozi (-1,9%).

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2035, il digitale che ci aspetta

Come sarà il futuro del digitale? Immaginarlo si può, e non si tratta solo di dare sfogo alla propria fantasia, anzi. Lo ha fatto il Center for Digital Envisioning del Politecnico di Milano, che durante il convegno “Digital Envisioning 2025: il futuro del Digitale” ha messo sul tavolo tre possibili scenari per il 2035.

Tre strade diverse, tutte plausibili, che raccontano come le tecnologie potrebbero cambiare economia, società e democrazia.

La tecno sinfonia: quando tutto funziona

Nel primo scenario, quello più ambizioso, il digitale evolve in una vera e propria “tecno sinfonia”. L’intelligenza artificiale è diffusa ovunque, le infrastrutture di calcolo sono sostenibili e sotto controllo pubblico, i sistemi dialogano tra loro senza attriti.

La capacità computazionale diventa abbondante, accessibile, quasi invisibile. In questo mondo, i benefici dell’innovazione sono distribuiti in modo più equo e la tecnologia rafforza la partecipazione e la crescita collettiva. Restano però aperte nuove domande etiche: quanto dipendiamo dalle macchine? Chi governa davvero i sistemi autonomi?

Sovranità frammentata: un mondo a blocchi

Più realistico, forse, è lo scenario intermedio della “sovranità frammentata”. Qui i governi investono molto in data center, cloud e regole sui dati, ma il mondo digitale si spezza in aree regionali che non comunicano tra loro.

Ogni blocco è efficiente al proprio interno e attento alla sostenibilità, ma il risultato è un arcipelago di isole digitali. La ricerca si duplica, gli standard si moltiplicano e le tensioni geopolitiche crescono, soprattutto sul controllo delle tecnologie chiave.

Inerzia digitale: il rischio di restare fermi

C’è poi lo scenario meno desiderabile, quello dell’inerzia. In questo caso, il 2035 assomiglia molto a oggi: poche grandi piattaforme concentrano potere e risorse, l’ecosistema resta fragile e l’innovazione fatica a tradursi in benefici diffusi.

Il digitale continua a funzionare, ma senza slanci, lasciando irrisolti i nodi dell’inclusione e della competitività.

I megatrend che spingono il cambiamento

Alla base di questi scenari ci sono 19 megatrend individuati dal Center for Digital Envisioning, frutto del lavoro degli Osservatori Digital Innovation della POLIMI School of Management.

Tra i più rilevanti spiccano la centralità della potenza di calcolo come infrastruttura strategica, l’evoluzione dei dati verso modelli complessi e digital twin, l’emergere di un web più collaborativo e l’ascesa di un’intelligenza artificiale sempre più autonoma.

Decidere oggi per non subire domani

“Proiettarsi nel futuro è indispensabile”, ricorda Valeria Portale, direttrice del Center. Le scelte di oggi, avverte Luca Gastaldi, responsabile scientifico, stanno già disegnando il domani, tra investimenti dei grandi player e nuove startup. Il punto non è indovinare il futuro, ma arrivarci preparati, da protagonisti e non da spettatori.

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Consumi e regali: a dicembre 2025 tredicesime più ricche

Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio su tredicesime e consumi di dicembre, il monte tredicesime destinate a consumi per l’ultimo mese dell’anno sarà pari a 49,9 miliardi di euro (+2,4 miliardi rispetto al 2024), con una spesa media per consumi di 1.964 euro per famiglia (+53 euro rispetto al 2024).

Quest’anno l’ammontare complessivo delle tredicesime nette si attesta su 57,4 miliardi di euro.
La stima di questo tradizionale reddito aggiuntivo deriva dai dati di contabilità nazionale diffusi dall’ISTAT e da quelli delle diverse gestioni pensionistiche dell’INPS.

Per l’ultimo mese dell’anno una spesa media di 1.964 euro 

Una volta sottratti gli accantonamenti per far fronte alle scadenze di dicembre legate al saldo ICI-IMU-Tasi e alla tassa di proprietà dell’auto, si perviene all’ammontare delle tredicesime destinate a consumi, comprendente anche la maggiore spesa dei lavoratori indipendenti, come imprenditori, liberi professionisti e lavoratori autonomi.

Da questa cifra (49,9 miliardi) nel mese di dicembre si stima una spesa media da tredicesima per famiglia, comprendente, oltre ai regali, anche tutte le spese legate ai consumi quotidiani, come alimentari, abbigliamento, tempo libero, pari a 1.964 euro, in crescita del 2,8% rispetto al 2024, del 6,9% rispetto al 2019 e del 12,3% rispetto al 2008.

Non solo strenne

Con un’inflazione sotto controllo, l’occupazione ai massimi e un maggior reddito disponibile i consumi delle famiglie a dicembre potrebbero registrare un miglioramento.

Questa maggiore quota di consumi, tuttavia, si trasferirà solo in parte in un aumento della spesa per i regali di Natale, che resta sostanzialmente in linea con quella dello scorso anno, ovvero, 211 euro pro capite contro 210 euro del 2024.
Oltre alle strenne, gli italiani infatti penseranno di più a sé stessi,‘regalandosi’ un nuovo elettrodomestico, andando più spesso al ristorante, al cinema, a teatro, oppure visitando un museo e dedicandosi di più al benessere personale.

Oltre 10 miliardi per il rito dei regali

E mentre diminuiscono le persone che prevedono di passare un Natale dimesso sono sempre più numerosi coloro che affronteranno con piacere questa spesa confermando, la ‘magia’ delle festività natalizie.
Secondo l’indagine, nel 2025 scende infatti la percentuale di coloro i quali vivranno un Natale più ‘povero’, da 77,1% al 72,7% del 2024, e sale di 1,6 punti, dal 79,9% all’81,5%, la percentuale di chi farà acquisti per i regali di Natale 2025.

La spesa complessiva per i regali quest’anno toccherà 10,1 miliardi, il dato più alto dal 2020. Ma, soprattutto, si faranno più regali rispetto allo scorso Natale.
Cresce infatti il numero di italiani che reputano il rito dei regali una spesa necessaria e sempre piacevole da affrontare, passando dal 44,4% dello scorso Natale al 47,8% di quello in arrivo.

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Black Friday 2025, prevista una spesa di 3 miliardi in elettrodomestici

Secondo un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research nei giorni del Black Friday, il 28 novembre, e del Cyber Monday, 1 dicembre, circa 13 milioni di italiani spenderanno in media 233 euro solo per gli elettrodomestici. Il che equivale a una previsione di spesa complessiva prossima a 3 miliardi di euro. E oltre a chi approfitterà di queste giornate per acquistare uno o più elettrodomestici, circa 20 milioni decideranno in base agli sconti effettivamente disponibili.

Ma, sempre secondo l’indagine, 400mila italiani dichiarano di non sapere cosa siano Black Friday e Cyber Monday.
Per quanto riguarda il budget, il 51% degli intervistati intenzionati ad acquistare prevede di spendere fino a 1.000 euro. E circa 80mila italiani fino a 10.000 euro.

Le ragioni degli acquisti

Numeri di questo tipo fanno gola anche ai malintenzionati, ed è proprio in periodi caldi per lo shopping che si moltiplicano i tentativi di truffa. Tanto che lo scorso anno 2,8 milioni di italiani sono stati truffati o hanno subito un tentativo di frode mentre erano alle prese con lo shopping online.

In ogni caso, il 65% degli italiani che comprerà nuovi elettrodomestici lo farà perché deve disfarsi di un oggetto ‘troppo vecchio’ o eccessivamente energivoro (21%).
Quasi 1,9 milioni vogliono invece sfruttare gli sconti per ampliare l’attrezzatura domestica, e 2,6 milioni intendono sostituire l’elettrodomestico semplicemente perché si è rotto.

La più desiderata è la friggitrice ad aria

Tra gli elettrodomestici che gli italiani vogliono comprare durante il Black Friday e il Cyber Monday al decimo posto si piazza il forno, indicato dal 7,6% degli intervistati, preceduto da lavatrice (7,7%) e frigorifero (7,8%).
Al settimo posto, il forno a microonde (8,9%), mentre un gradino più in alto il robot da cucina (10,4%).

Quinto e quarto posto sono occupati, rispettivamente, dall’aspirapolvere (13,3%) e dal robot-aspirapolvere (13,5%), mentre sul podio, al terzo posto, la macchinetta del caffè (15,7%) e al secondo il televisore (15,8%).
Vince il titolo di oggetto più desiderato la friggitrice ad aria, indicata dal 16,8%, circa 6 milioni di individui.

Quando la fretta espone alla truffa

Poiché alcune aziende gonfiano i prezzi pochi giorni prima che partano gli sconti, così da far sembrare il risparmio ancora più importante, prima di comprare è sempre bene verificare che il prezzo sia effettivamente scontato. Esistono diversi strumenti online che possono aiutare a monitorare i prezzi nel tempo.

E nessuna fretta. Quando si acquista online, è meglio prendersi sempre tutto il tempo necessario per fare le opportune verifiche, onde evitare gli acquisti “di pancia”. Spesso i malfattori cercano di prendere in contropiede i consumatori con super offerte in (finta) scadenza. Fare quindi attenzione: in quella fretta potrebbe nascondersi una truffa. 

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Black Friday: gli italiani spenderanno online circa 2,2 miliardi

Nei giorni tra il Black Friday e il Cyber Monday, gli italiani spenderanno online circa 2,2 miliardi di euro (+7% rispetto al 2024). In questa occasione, gli operatori particolarmente competitivi realizzeranno anche 3 volte il fatturato di un giorno medio.
Le categorie più interessate saranno Abbigliamento, Food & Grocery e Beauty & Healthcare. Bene anche le esperienze legate al mondo dei viaggi e degli eventi.

Le stime dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano evidenziano un trend crescente per alcune categorie specifiche, come Giochi e Hobby, acquistati quasi cinque volte in più rispetto al giorno medio dell’anno, e Strumenti musicali ed Elettrodomestici, che in questo periodo triplicano. Crescono anche i servizi, soprattutto i biglietti di viaggio, +13% rispetto al 2024.

Il “momento” per eccellenza degli acquisti natalizi e non

Secondo le previsioni del Delivery Index di Netcomm saranno oltre 41 milioni i pacchi che circoleranno durante i dieci giorni di Black Friday, “pari al 4,8% del totale che si registra in un intero anno, con una crescita del 9% rispetto al 2024 – spiega Roberto Liscia, Presidente Netcomm -. Prevediamo che saranno 34,9 milioni gli italiani che ricorreranno al canale online per i loro acquisti durante questo periodo.
Si tratta di evidenze che confermano la forza di questa iniziativa, ormai diventata il momento per eccellenza in cui gli italiani concentrano una parte significativa degli acquisti natalizi e non solo”.

Aumenta la domanda ma si riduce il valore del carrello

“Allo stesso tempo . aggiunge Liscia -, è interessante osservare uno squilibrio tra l’aumento del volume dei pacchi e la crescita più contenuta del valore economico degli acquisti effettuati durante il periodo promozionale.
Per il Black Friday 2025 gli italiani punteranno sempre più sul risparmio, e questo è legato a due fenomeni rilevanti nel retail digitale di oggi: da un lato, la rapida espansione del mercato del second hand, dall’altro, l’ingresso crescente di prodotti provenienti dall’estero caratterizzati da prezzi medi più bassi. Entrambi i fattori contribuiscono a ridurre il valore medio del carrello, pur in presenza di una domanda in costante aumento”,

Le politiche promozionali

Secondo le stime dell’Osservatorio eCommerce B2c la percentuale media di sconto applicata dai merchant sarà del 25%, declinata in diverse modalità promozionali. L’iniziativa più comune è quella che prevede sconti riservati su una selezione di prodotti per tutta la durata del periodo di offerte (64%).

Non mancano poi le promozioni finalizzate a premiare un target di clienti specifico. Tra queste, spiccano le iniziative di sconto anticipato per i clienti più fedeli (31%). Alcuni merchant scelgono poi di scontare una selezione di prodotti per un tempo limitato (25%), mentre altri preferiscono applicare sconti su tutta la gamma per tutta la durata dell’iniziativa promozionale (22%).
Inoltre, l’opzione di offrire ai clienti la spedizione gratuita è una scelta applicata dal 19% dei merchant.

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Cybersecurity: sono 183 milioni le password e gli indirizzi e-mail rubati

L’incidente è avvenuto nel mese di aprile dell’anno in corso, ma è stato rivelato solo di recente dall’azienda di sicurezza informatica Synthiest: a livello globale ammontano a 183 milioni le password rubate dai criminali informatici.

In un post sul proprio blog, Synthiest ha dichiarato di aver scoperto le password rubate nell’ultimo anno su alcuni forum ‘chiusi’ utilizzati dagli hacker. La società in seguito ha trasmesso i dati a Have I Been Pwned (HIBP), che gestisce un database di password rubate.
L’elenco include gli indirizzi e-mail e le relative password utilizzati da decine di milioni di utenti per accedere a vari siti web, tra cui i servizi di posta elettronica di Gmail, Outlook e Yahoo Mail.

Come verificare se si è una delle vittime del furto?

Secondo Forbes, che ha riportato la notizia, si tratta di una quantità pari a 3,5 terabyte di dati, ovvero, 23 miliardi di righe di testo raccolte dagli hacker.
Gli utenti di Gmail, Outlook e altri servizi online farebbero bene a controllare i propri account dopo questa rivelazione.
Ma come verificare se si è una delle vittime del furto?

Poiché è probabile che molti utenti non siano a conoscenza del fatto che i loro account sono stati compromessi, per verificare se gli account sono stati rubati è possibile visitare il sito di Have I Been Pwned e inserire il proprio indirizzo di posta elettronica nell’elenco di ricerca.
Il sito web HIBP verificherà se l’indirizzo è presente o meno negli elenchi pubblicati dagli hacker.

Il 92% delle password già compromesse in precedenza?

In ogni caso, a quanto sembra pare che molte di queste password fossero state precedentemente compromesse e ora stiano riemergendo, ha affermato Troy Hunt, proprietario di HIBP.

Hunt ha esaminato un campione di 94.000 indirizzi e-mail e ha scoperto che il 92% era già stato divulgato a partire dal mese di febbraio a un canale Telegram chiamato ALIEN TXTBA.

Le misure di sicurezza anti hacker

Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti, raccomanda a chi scopre di essere stato hackerato di cambiare immediatamente le password. Se non lo si ha già fatto, è necessario attivare la verifica in due passaggi, che invia un codice al proprio telefono per consentire di accedere al proprio account.

È inoltre consigliabile non utilizzare la stessa password per servizi diversi, poiché violarne una permette ai malintenzionati di accedere automaticamente anche agli altri.
Gli esperti raccomandano poi di utilizzare password composte da almeno 16 caratteri, che dovrebbero includere lettere minuscole e maiuscole, simboli e numeri.

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