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Salute: gli italiani distinguono tra benessere del cervello e della mente

Per il 62,8% degli italiani salute mentale e salute del cervello non coincidono, tendendo a distinguere tra malattie neurologiche e del neurosviluppo e malattie psichiatriche.
Tra le malattie del cervello vengono indicate anzitutto tumori del cervello (42,8%) e demenze (40,7%), mentre tra i problemi di salute mentale prevalgono depressione (52,0%) e forme di paranoia e manie (34,5%).

Si tratta di una concezione in cui è poco presente la consapevolezza di un’interdipendenza tra salute mentale e del cervello e delle sovrapposizioni tra i disturbi cerebrali, e il fatto che entrambe dipendono dalla salute del cervello.
È quanto emerge dall’indagine ”Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani”, realizzata dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia.

Crescita del disagio mentale giovanile

La maggioranza degli italiani si ritiene informata, con un’incertezza informativa maggiore su salute del cervello (52,2%) rispetto a salute mentale (62,7%).
Secondo dati Istat, dopo la pandemia aumenta la quota di giovani che dichiara un disagio grave, passata dal 13,1% al 16,0% tra gli adolescenti e dal 17,5% al 19,5% tra i 18-34enni.

In questo contesto, la cultura collettiva sulla salute mentale e del cervello conferma l’ipotesi di una sempre maggiore centralità della dimensione del benessere psicologico nella concezione della salute.
Per il 31,3% degli italiani la salute coincide con’equilibrio psicofisico e benessere mentale (44,0% giovani). Tra i giovani il 46,7% ritiene che il benessere fisico dipenda da quello psicologico, mentre il 45,8% che si tratta di due aspetti ugualmente rilevanti. Solo per il 7,5% è secondario.

Prevenzione possibile agendo su più fronti

Per il 90,3% degli italiani è possibile e necessario intervenire precocemente per evitare l’aggravarsi dei disturbi di salute mentale e del cervello.

Emerge la necessità di agire su più fronti: dalla promozione del benessere psicologico nella scuola (48,6%) alla presenza di un sostegno nei luoghi della quotidianità (46,8%), dal rilevamento precoce attraverso gli screening sulla popolazione (44,0%) al potenziamento dell’attività dei servizi dedicati alla salute mentale/del cervello (43,2%).
Il giudizio sull’azione di prevenzione, presa in carico e capacità di dare risposte di cura del SSN però è piuttosto critico: il 40% circa pensa che sia insufficiente.

Il pregiudizio per le malattie psichiatriche

Il pregiudizio per le malattie psichiatriche è ancora presente, ma cresce la sensibilità sul tema e si normalizza il ricorso alle cure. Il 67,9% degli italiani ritiene che sulle malattie psichiatriche pesino ancora vergogna e discriminazione, mentre i disturbi neurologici vengono considerati meno soggetti a forme di discriminazione (44,9%). Prevale quindi la convinzione che la situazione di vita di chi soffre di questi disturbi sia ancora segnata dalla vergogna e dall’isolamento sociale (59%).

Il 74,1% degli italiani afferma di aver avuto esperienze dirette (34,2% a livello personale) o indirette (36,3% attraverso familiari o amici).
A livello culturale emerge però una diffusa propensione a rivolgersi a un aiuto professionale, con l’82,0% che ricorrerebbe o è già ricorso a un professionista.

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