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Italia, lavoro: tre milioni di persone andranno sostituite entro il 2029

Quello del lavoro, da qualunque parte lo si guardi, è uno dei temi più caldi e critici dell’Italia. E no, non c’è solo il problema di trovarlo: nell’immediato futuro la vera emergenza sarà riuscire a sostituire chi ne uscirà.
Nei prossimi cinque anni, infatti, l’Italia dovrà affrontare una sfida epocale: oltre tre milioni di lavoratori lasceranno il proprio impiego, pari a circa il 12,5% della forza lavoro complessiva. La gran parte andrà in pensione, ma non mancheranno abbandoni legati a scelte personali, mobilità internazionale, cambi di carriera o perdita del posto.

Secondo i dati elaborati dall’Ufficio studi della CGIA su rilevazioni Unioncamere e Ministero del Lavoro, il fenomeno colpirà soprattutto i dipendenti del settore privato, che rappresentano più della metà delle uscite (1,6 milioni). Seguiranno i lavoratori pubblici con circa 768 mila unità e gli autonomi con 665 mila.

La Lombardia dovrà rimpiazzare 568mila addetti

Non in tutto il Paese l’emergenza avrà la stessa portata. Le aree con maggiore ricambio previsto sono quelle caratterizzate da mercati del lavoro più vasti e da un’età media più elevata. La Lombardia dovrà rimpiazzare quasi 568 mila persone, seguita dal Lazio con 305 mila e dal Veneto con 291 mila. In fondo alla classifica si trovano Umbria (44.800), Basilicata (25.700) e Molise (13.800).

In alcune regioni, come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, la quota di dipendenti privati da sostituire supererà ampiamente il 55% del totale. In altre, come Calabria, Molise e Sardegna, il peso maggiore ricadrà invece su pubblico impiego e lavoro autonomo.

Il settore dei servizi quello più a rischio

Quasi tre quarti delle sostituzioni interesseranno il settore dei servizi, con circa 2,2 milioni di uscite. Le aree più colpite saranno commercio (380 mila posti), sanità (361 mila) e Pubblica Amministrazione (332 mila).

L’industria dovrà fare i conti con 726 mila ricambi, di cui ben 179 mila nel comparto delle costruzioni, mentre l’agricoltura sarà meno coinvolta, con circa 111 mila unità.

L’invecchiamento della popolazione

Al ricambio generazionale si lega un altro problema strutturale: l’aumento dell’indice di anzianità della forza lavoro. Nel 2023, per ogni 100 under 35, erano presenti 65 lavoratori oltre i 55 anni, con una crescita di quattro punti in due anni. Questo squilibrio è dovuto a ingressi insufficienti di giovani e permanenza più lunga dei lavoratori anziani.

Il rischio è che, mancando nuove leve qualificate, le imprese saranno costrette a contendersi i profili più esperti con offerte salariali sempre più alte, innescando una competizione serrata e potenzialmente destabilizzante.

Le regioni più “anziane”

Il primato negativo spetta alla Basilicata, dove l’indice di anzianità dei dipendenti privati tocca quota 82,7, seguita da Sardegna, Molise, Abruzzo e Liguria. Meglio, ma non senza criticità, in Emilia-Romagna, Campania, Veneto e Lombardia. Il dato più basso appartiene al Trentino-Alto Adige, con il 50,2.

La prospettiva è chiara: senza un ricambio generazionale adeguato, l’Italia rischia di trovarsi con un sistema produttivo in affanno e aziende costrette a rincorrere manodopera sempre più scarsa.

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Mutui casa, si riparte: +20% nella prima metà dell’anno

Le famiglie italiane tornano a investire nel mattone. Lo conferma una recente analisi sui mutui destinati all’acquisto di un’abitazione. Nel primo semestre del 2025, la richiesta di mutui per l’acquisto della casa ha registrato una decisa crescita, con un aumento del 20% rispetto allo stesso periodo del 2024.

I dati, raccolti da CRIF tramite il sistema EURISC, mostrano come la spinta principale provenga dalle surroghe, che nel primo trimestre hanno segnato un +63,2%, favorite dalla diminuzione dei tassi d’interesse e dalla preferenza per i mutui a tasso fisso.

Cresce l’importo medio, che si attesta a 152.000 euro

L’importo medio delle richieste si attesta ora a circa 152.000 euro, con un incremento del 4,4% rispetto all’anno precedente. Anche il solo mese di giugno conferma questa tendenza, segnando un aumento del 4,6%.

La maggior parte delle richieste riguarda finanziamenti tra i 100.000 e i 300.000 euro, che rappresentano oltre il 60% del totale, mentre solo una piccola quota supera la soglia dei 300.000 euro.

Mutui a lungo termine: la scelta preferita dagli italiani

Analizzando la durata dei mutui, emerge chiaramente che i piani di rimborso più richiesti sono quelli di lungo termine. Oltre il 90% delle domande prevede un’estensione superiore a 15 anni, con il 41,6% che opta per un periodo compreso tra 25 e 30 anni.

Le durate brevi, inferiori ai 5 anni, rappresentano meno dell’1% del totale, sottolineando la preferenza per pagamenti più sostenibili nel tempo.

Chi sono i richiedenti? Soprattutto i giovani adulti

Dal punto di vista anagrafico, le fasce più rappresentate sono quelle tra i 25 e i 44 anni, che insieme coprono quasi il 63% delle richieste di mutuo.
Seguono gli adulti tra i 45 e i 54 anni con il 22%, mentre solo una minoranza (circa il 10%) appartiene alla categoria degli over 55.

Fiducia e cautela nel mercato del credito

Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, osserva: “Nonostante un contesto economico globale ancora incerto, le famiglie italiane mostrano segnali di fiducia, tornando a investire in progetti di lungo termine. La diffusione dei mutui a tasso fisso, il livello contenuto di indebitamento e le riserve di liquidità contribuiscono a mantenere stabile la qualità del credito e a contenere i rischi di insolvenza”.

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Estate 2025: sì viaggiare, ma all’insegna della sicurezza

Quest’estatate gli italiani si preparano per affrontare le vacanze con maggiore consapevolezza e protezione.
Organizzare un viaggio è sempre un’esperienza stimolante e ricca di aspettative, ma per godersela senza preoccupazioni è indispensabile proteggersi dagli imprevisti. Per questo, l’assicurazione viaggio oggi è diventata una componente essenziale della pianificazione di ogni partenza.

Secondo i dati raccolti dalla insurtech Heymondo i mesi estivi rappresentano il periodo di maggior sottoscrizione delle polizze viaggio, con il 31,68% delle coperture emesse tra giugno e agosto.
Un dato che conferma la tendenza degli italiani a viaggiare principalmente in estate e a stipulare l’assicurazione con breve anticipo rispetto alla partenza.

Un’assicurazione di viaggio temporanea

Il dato interessante riguarda infatti la tempistica con cui gli italiani stipulano la polizza viaggio. Solo il 31,29% agisce con più di 30 giorni di anticipo, mentre la maggioranza a meno di un mese dalla partenza. 
Quest’attitudine rivela una scarsa propensione degli italiani alla pianificazione anticipata in materia di protezione in viaggio. Una tendenza che si intensifica notevolmente nei periodi dell’anno in cui gli spostamenti sono più frequenti, in particolare durante le vacanze estive.

Il 97,01% degli utenti italiani opta inoltre per assicurazioni temporanee, pensate per coprire viaggi singoli e di breve durata.
Il resto dei viaggiatori si orienta verso altre opzioni disponibili, come la polizza annuale che copre tutti i viaggi fino a 60 giorni ciascuno effettuati durante l’anno.

La durata media dei viaggi

Analizzando la durata media dei viaggi, emerge una distinzione netta tra spostamenti all’interno dell’Europa e quelli verso destinazioni più lontane.
I viaggi europei durano in media circa 3 giorni e sono caratterizzati da brevi fughe o weekend lunghi. Al contrario, i viaggi verso mete internazionali prevedono una permanenza tra 10 e 12 giorni, segnalando una preferenza per vacanze più lunghe e ben organizzate.

Quasi la metà delle polizze stipulate in Italia (45,57%), poi, copre due persone, a indicare una netta tendenza a viaggiare in coppia o con un accompagnatore. Il dato sottolinea come la condivisione dell’esperienza di viaggio sia un elemento importante per molti italiani che scelgono di proteggere non solo se stessi ma anche il proprio compagno di viaggio.

Le mete più “coperte”

Dall’analisi delle polizze stipulate da Heymondo emergono le principali destinazioni in cui gli italiani scelgono di proteggersi prima di partire, soprattutto verso quei Paesi dove alcune condizioni rendono la copertura particolarmente importante: Stati Uniti, Giappone, Egitto, Marocco e Indonesia.

La scelta di coperture personalizzate e la pianificazione anticipata sono quindi ormai prassi consolidate tra i viaggiatori italiani, a testimonianza di una crescente attenzione verso la sicurezza e la gestione degli imprevisti.

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Vacanze: i timori degli italiani che partiranno con l’amico a 4 zampe

Secondo l’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG Different sono più di 7 milioni i proprietari di cani e gatti in partenza per le vacanze che hanno deciso di portare con sé il proprio amico a quattro zampe.
Se nel caso di Fido più di un padrone su due (57,4%) lo porterà in viaggio, nel caso di Micio meno di uno su tre farà le vacanze con il proprio gatto.

Ma quali sono le  paure dei proprietari di cani e gatti quando si va in vacanza?
Il 41,6%, vale a dire 9,5 milioni, ha paura di perdere l’animale, percentuale che raggiunge il 47,0% nella fascia 35-44 anni. Il secondo è che Fido o Micio stiano male durante il viaggio, preoccupazione condivisa da 8,6 milioni di padroni (38,8%), in particolare dai 25-34enni (43,3%) e dalle donne (44,7%).

E se il pet si dovesse ammalare?

Per il 30,9% c’è anche la paura che l’animale non si ambienti ai nuovi spazi, valore che raggiunge il 41,2% tra chi ha un’età compresa tra 55 e 64 anni.
Un’altra preoccupazione è quella che in caso di necessità non ci sia una struttura veterinaria vicina (26,6%), che l’animale si ammali/infortuni una volta giunti a destinazione (17,8%) e che faccia danni alla struttura ospitante (13,9%).

La maggior parte di queste preoccupazioni possono diventare pensieri lontani se si sottoscrive un’assicurazione dedicata agli animali. Purtroppo sono ancora tanti coloro che non pensano a tutelare Micio e Fido con una polizza che durante le ferie li metta al riparo da eventuali imprevisti.

Le assicurazioni per Fido e Micio

Secondo l’indagine solo il 32,2% dei proprietari (7,5 milioni) ha sottoscritto una copertura assicurativa, percentuale che raggiunge il 42,8% nel caso dei cani e scende al 17,5% per i gatti.

Oltre alla copertura Rc contro eventuali danni arrecati a terzi e al rimborso delle spese in caso di malattia o infortunio, ci sono prodotti che mettono a disposizione servizi specificamente pensati per le vacanze, come ad esempio una centrale operativa specializzata nell’organizzazione di viaggi a misura di ‘cane e gatto’. Un supporto che va dalla ricerca della struttura ricettiva più adatta, fino alla spiaggia o ai ristoranti pet-friendly.

Cosa coprono le polizze?

Dato che il 10,4% dei proprietari è preoccupato che il proprio animale domestico si possa far male durante un sinistro stradale, nel caso in cui l’incidente sia con colpa l’amico a 4 zampe non è tutelato dall’Rc auto del proprietario. 
Per ovviare al problema, alcune compagnie assicurative offrono una garanzia opzionale che tutela l’animale. Ma queste coperture sono valide solo se l’animale è trasportato secondo le norme del Codice della Strada .

Cosa fare, invece, se si avvera il timore che Fido o Micio stiano male? In alcuni casi la compagnia, oltre al rimborso per eventuali spese sostenute per esami, cure e interventi chirurgici, arrivano anche a rimborsare i costi extra di alloggio sostenuti qualora si dovesse prolungare la permanenza.

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Banca on line in sicurezza: le dritte dell’Abi per difendersi dalle minacce digitali

Tutti noi ormai effettuiamo operazioni bancarie utilizzando i canali digitali, come avviene nella gran parte degli ambiti della nostra vita. Ma, a maggiore ragione in questi casi, serve una buona dose di consapevolezza per difendersi dai possibili pericoli online. Nel panorama digitale, proteggere i propri dati personali è diventato un gesto quotidiano tanto quanto fare un bonifico.

Con l’aumento dei reati informatici, l’Associazione Bancaria Italiana (Abi) rinnova il suo impegno nella promozione della cybersicurezza e diffonde un decalogo di comportamenti utili per operare online in modo protetto.
La sicurezza non è mai stata così importante: accedere ai servizi bancari digitali in modo sicuro significa tutelare sé stessi, i propri risparmi e le proprie informazioni.

Dalle password alla prudenza: le buone abitudini che fanno la differenza

Ecco le principali raccomandazioni dell’Abi per evitare spiacevoli sorprese durante l’utilizzo di internet e dei servizi bancari digitali. Dalle password alla prudenza, sono dieci buone abitudini che fanno la differenza:

  • Scegliere password complesse e uniche per ogni account, includendo numeri, simboli e lettere maiuscole e minuscole.
  • Connettersi solo da dispositivi personali e utilizzare reti Wi-Fi sicure. Le connessioni pubbliche possono essere a rischio.
  • Installare un antivirus affidabile e tenerlo aggiornato per intercettare minacce informatiche in tempo reale.
  • Limitare la condivisione dei dati personali online, specialmente su social media o siti non ufficiali.
  • Verificare sempre il mittente di email o messaggi sospetti, evitando di cliccare su link o allegati se si hanno dubbi.
  • Controllare i numeri di telefono delle chiamate ricevute, confrontandoli con i contatti ufficiali della banca. Se vengono richiesti dati sensibili, è bene non rispondere.
  • Segnalare subito alla banca eventuali operazioni anomale, sospette o non autorizzate.
  • Denunciare ogni tentativo di truffa alla Polizia Postale o agli organi competenti.

Sicurezza digitale: una “responsabilità condivisa”

L’Abi ricorda che la sicurezza informatica è una responsabilità condivisa: le banche investono costantemente in tecnologie e formazione, ma è fondamentale che anche i clienti adottino comportamenti prudenti.

Essere informati e attenti è il primo passo per evitare frodi e proteggere le proprie finanze. Per approfondimenti e aggiornamenti, è possibile consultare i canali ufficiali dell’Abi e seguire le campagne informative promosse dal settore bancario.

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Matrimoni: quanto costa sposarsi oggi in Italia? 

Se nel 2024 tra i Millennials è un vero boom di matrimoni (70%) si comincia a registrare un incremento significativo del numero dei nozze celebrate dai nativi digitali. Nel 2023 la GenZ rappresentava solo l’1% delle coppie mentre nel 2024 sale al 18%.
In termini statistici, le coppie della GenZ attualmente rappresentano 1 matrimonio su 5 tra tutti quelli celebrati in Italia.

Ma chi sono le coppie di oggi? Persone attente ai contenuti digitali (oltre una coppia su 4 crea un sito di matrimonio su cui pubblicare i dettagli da condividere con gli invitati), finanziariamente indipendenti (il 49% paga le nozze di tasca propria) e conviventi già molto prima di pronunciare il fatidico “sì” (80%). E quanto costa un matrimonio? Poco meno di 23.800 euro.
Emerge dal Rapporto sul Settore Nuziale 2025 di Matrimonio.com.

Costo medio in aumento dell’8%

Considerando la tendenza a organizzare nozze che possono durare fino a tre giorni e tenendo presente la sempre maggiore personalizzazione di questo tipo di evento, non sorprende che attualmente la spesa media di un matrimonio, esclusi luna di miele e anello di fidanzamento, si aggiri intorno ai 23.781 euro, l’8% in più rispetto all’anno precedente.
Il 42% delle coppie assicura di aver speso almeno 25.000 euro, e il 20% sono arrivate a 35.000.

Per il 42% (+2%) l’attuale situazione economica ha avuto un impatto sostanziale sul preventivo e la pianificazione.
Per quanto riguarda la lista degli invitati resta stabile a una media di 106. Quasi la metà dei matrimoni celebrati nel 2024 (46%) aveva più di 100 invitati.

Per il 56% delle coppie matrimonio di due o più giorni

Una cosa è certa: le coppie vogliono investire nel loro giorno speciale e nei fornitori che lo renderanno magico. Questo spiega come mai tendano a ingaggiare una media di 12 professionisti.
Ciò che desiderano è trascorrere quanto più tempo possibile con familiari e amici, pertanto scelgono di organizzare nozze personalizzate in grado di coinvolgere tutti. Tanto che il 56% delle coppie ha optato per organizzare matrimoni che durano 2 o più giorni.

Rendere il proprio matrimonio un evento personalizzato fin nei minimi dettagli e destinato a restare per sempre impresso nella mente degli invitati è la priorità per le coppie di oggi.

Le priorità nella pianificazione delle nozze

Non importa il numero degli ospiti o la data quanto l’esperienza che si vuol regalare agli invitati, il look and feel generale e la scelta di temi e luoghi che rispecchino la personalità degli sposi.

Per più di 8 coppie su 10 è prioritario il benessere degli invitati, il 72% dà importanza al risultato e all’atmosfera generale dell’evento e il 47% crede fortemente che il proprio matrimonio debba riflettere i gusti e il carattere della coppia. Con 2 coppie italiane su 10 che scelgono un matrimonio a tema ispirandosi a un libro, un film una serie TV o un argomento che le appassiona.

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Moda: i profili più cercati dai grandi brand

La Polimoda Business Week 2025, l’evento dedicato all’incontro tra studenti diplomandi e HR e professionisti del settore moda, traccia la mappa delle figure su cui puntano i grandi nomi del fashion. Oltre 1.300 colloqui individuali, 328 neodiplomati e 105 aziende del sistema moda, tra cui Prada, Valentino, Hermès, Hugo Boss, Karl Lagerfeld, Max Mara, Bottega Veneta, Ferragamo, Etro, Tod’s, confermano l’urgenza di talenti in grado di unire creatività, competenze digitali e solida expertise tecnica.

I colloqui hanno coinvolto aziende italiane ed estere del comparto lusso, abbigliamento, calzature, accessori, gioielli, oltre a magazine, agenzie di comunicazione e art direction, nella selezione dei migliori talenti formati dalla scuola per opportunità di stage e lavoro.

Cambio di passo nella domanda di competenze professionali

In un momento di rapida evoluzione, guidata da sostenibilità, innovazione tecnologica e nuovi scenari internazionali, l’evento rileva un cambio di passo nella domanda di competenze professionali da parte dell’industria moda.
In testa alle richieste dei brand spicca lo sviluppo prodotto: le aziende cercano specialisti in grado di gestire ogni fase, dall’ideazione alla prototipazione, garantendo livelli di innovazione e sostenibilità.

Il social media management segue a ruota, con un aumento delle richieste a testimonianza della centralità delle piattaforme digitali nella costruzione di community e narrazioni di marca.

Design di accessori e abbigliamento, asset imprescindibile con nuove declinazioni

I creative director e i product designer vengono poi valorizzati per la capacità di tradurre i dati di mercato in collezioni distintive, richiedendo una visione che coniughi estetica e funzionalità. Al contempo, il retail si evolve verso modelli phygital, spingendo le aziende a integrare specialisti in customer experience e performance commerciale direttamente nelle strategie di store design.

In questo contesto, il visual merchandising si conferma trait d’union tra storytelling e vendite, con professionisti chiamati a creare ambienti immersivi che coinvolgano tanto il cliente in store quanto l’audience digitale.
Sul fronte più tecnico, il modellista, sempre più abile con software CAD e 3D, resta al centro dell’organizzazione produttiva, contribuendo a ottimizzare tempi e costi senza rinunciare alla precisione sartoriale.

Materiali innovativi per la maglieria

Parallelamente, il comparto maglieria vede un significativo aumento di interesse: si richiedono profili specializzati che sappiano innovare filati e lavorazioni, orientandosi verso materiali rigenerati e processi a basso impatto ambientale.
E marketing e comunicazione si ritagliano un ruolo di primo piano grazie alla crescente necessità di figure data-driven, capaci di misurare il ritorno sugli investimenti e modellare strategie omnicanale con un respiro internazionale.

Nell’instabilità dello scenario, i profili emergenti rappresentano le vere leve per la ripresa dell’industria.
Professionisti in grado di coniugare innovazione digitale, sostenibilità e radici artigianali possono dare nuovo slancio al Made in Italy sui mercati globali.

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Carte digitali nel mirino dei cybercriminali: nel 2024 “persi” 880 milioni di euro

L’uso dei pagamenti elettronici è ormai parte integrante della vita quotidiana, ma con esso aumentano anche i rischi legati alle truffe digitali.
Secondo un’indagine realizzata da mUp Research e Norstat per Facile.it, nel 2024 ben 2,9 milioni di italiani sono stati vittime di frodi legate a carte di pagamento, con un impatto economico che ha superato gli 880 milioni di euro.

Quali metodi usano i truffatori? 

Le truffe avvengono soprattutto tramite email contraffatte (38,1%), seguite da SMS ingannevoli (28,4%). Altri strumenti utilizzati includono siti web fasulli (19,4%) e finti operatori telefonici (18,7%) che fingono di rappresentare banche o istituti finanziari.

Anche i canali digitali più recenti non sono esenti: le chat istantanee (14,9%) e i social network (13,4%) stanno diventando veicoli sempre più usati per carpire dati sensibili o convincere gli utenti a condividere informazioni personali.

I più colpiti? Giovani adulti e laureati 

Sorprendentemente, a cadere più spesso nella rete dei cybercriminali non sono gli anziani, ma i giovani adulti. Nella fascia d’età 18-24 anni, la percentuale di vittime tocca il 14,1%, mentre tra i 25-34enni si attesta all’8,5%, contro una media nazionale del 6,8%.

Il dato che colpisce è anche il livello d’istruzione: i possessori di laurea risultano più vulnerabili, forse per una maggiore fiducia nella tecnologia o per l’uso più frequente dei pagamenti online.

Le denunce? Ancora troppo poche 

Dopo aver subito una frode, oltre il 26% delle vittime non segnala l’episodio alle autorità. Le motivazioni sono diverse: il 34,3% ritiene il danno economico troppo contenuto per agire, mentre il 22,9% è convinto che non ci siano possibilità di recupero.

Non mancano i motivi emotivi: una parte degli intervistati ha ammesso di sentirsi in imbarazzo (20%) o di non voler preoccupare i familiari (14,3%).

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Produzione industriale in lieve ripresa: +0,1% a marzo 2025

L’economia italiana mostra qualche segnale positivo dopo mesi di incertezza. Nel mese di marzo 2025, infatti, l’industria italiana registra un piccolo passo avanti. Secondo i dati Istat, la produzione industriale ha visto un incremento dello 0,1% rispetto a febbraio, considerando l’indice destagionalizzato. Una variazione minima, ma comunque positiva, che indica un segnale di stabilizzazione dopo un periodo di flessioni.

Se si guarda alla media del primo trimestre dell’anno, si nota un aumento dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti: un dato che rivela una ripresa moderata, ma continuativa, e rappresenta il primo dato di crescita trimestrale dal secondo trimestre del 2022.

I beni strumentali hanno segnato il miglior risultato

Analizzando le performance dei diversi comparti industriali, si osserva che i beni strumentali hanno segnato il miglior risultato, con una crescita del 2,2% su base mensile. Anche i beni intermedi hanno registrato un buon andamento, salendo dell’1,1%. In calo, invece, i beni di consumo (-1,3%) e l’energia, che ha subito una contrazione dell’1,9%.

Questi andamenti mostrano un’evoluzione disomogenea tra i vari settori, segno di una ripresa che resta parziale.

Dati annuali ancora in rosso: -1,8% rispetto al 2024

Se si osservano i dati su base annua, corretti per gli effetti di calendario, il quadro diventa meno incoraggiante. Rispetto a marzo 2024, la produzione industriale generale è diminuita dell’1,8%.

Nonostante il numero dei giorni lavorativi sia rimasto invariato (21), la maggior parte dei settori ha registrato una flessione. Fanno eccezione l’energia, che cresce del 4,5%, e alcune attività specifiche come la fornitura di energia elettrica, gas e vapore, che segna un +12,2%, e la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+5,1%).

Le flessioni più marcate colpiscono alcuni settori chiave

Non mancano, però, le criticità. Alcuni settori industriali continuano a mostrare cali rilevanti. La produzione di coke e prodotti petroliferi raffinati crolla del 17,2%, mentre il comparto tessile e moda subisce una contrazione del 12%.

Anche la fabbricazione di mezzi di trasporto non se la passa meglio, con una riduzione dell’8,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Una ripresa fragile ma presente

In sintesi, marzo 2025 segna una timida ma significativa ripresa per l’industria italiana. Mentre alcuni comparti mostrano segni di vitalità, altri restano in difficoltà.

Resta da capire se questi segnali positivi rappresentino l’inizio di una fase più stabile o un rimbalzo temporaneo in un contesto ancora fragile. Insomma, i prossimi mesi saranno cruciali per capire se il trend positivo si consoliderà.

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Italia sempre più digitale: aumentano gli acquisti online, anche tra gli “over”

Noi italiani siamo sempre più fan delle possibilità offerte dalla Rete, anche gli over 65. Nel biennio 2023-2024, infatti, i nostri connazionali mostrano un crescente interesse per lo shopping online e l’uso di Internet.
A confermarlo sono i dati dell’indagine annuale ‘Aspetti della Vita Quotidiana’ condotta dall’Istat.

E-commerce: vestiti e articoli per la casa i prodotti più richiesti

Gli acquisti via Internet sono in continuo aumento: rispetto al 2023, la percentuale di utenti che ha fatto shopping online è cresciuta di 2,2 punti.
I settori più gettonati sono quelli dell’abbigliamento (23,2%) e dei prodotti per la casa (13,7%).

Si rafforza inoltre l’abitudine di utilizzare piattaforme digitali della Pubblica Amministrazione per ottenere informazioni, anche se cala l’uso per attività più operative come scaricare moduli ufficiali (-9,6 punti) o prenotare appuntamenti (-8 punti).

Internet a casa: cresce la copertura, ma il Sud resta indietro

L’accesso domestico a Internet interessa oggi l’86,2% delle famiglie italiane, con un balzo in avanti di 2,5 punti percentuali. La connessione raggiunge il 93,4% delle famiglie con membri tra i 16 e i 74 anni, avvicinandosi alla media europea del 94,1%.

Restano però delle differenze importanti: tra le famiglie composte esclusivamente da over 65, solo il 60,6% è connesso. Nelle famiglie con bambini, invece, la connessione è praticamente universale (99,1%).
Permane anche uno squilibrio territoriale: nel Sud Italia l’accesso a Internet è inferiore di quasi 5 punti rispetto al Centro-Nord. Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige guidano la classifica delle regioni più digitalizzate, mentre Sicilia, Molise e Basilicata risultano le meno connesse.

Il web per tutti, anche per gli anziani

L’utilizzo di Internet interessa oggi l’81,9% degli italiani sopra i sei anni, con un aumento di 2,4 punti rispetto all’anno scorso.
Tra i 65-74enni si osserva una crescita particolarmente significativa (+7,6 punti), seguiti dagli over 75 (+6,7 punti).

Si conferma una differenza di genere: l’84,5% degli uomini utilizza Internet contro il 79,5% delle donne, divario che si accentua nelle fasce di età più alte.
Anche il livello di istruzione gioca un ruolo chiave: tra i laureati la connessione sfiora il 96%, mentre tra chi possiede solo la licenza media si ferma al 69,7%.

Chat, video e musica: come gli italiani usano la rete

I principali usi di Internet riguardano la comunicazione. Il 73,4% degli utenti utilizza app di messaggistica istantanea, il 66% effettua chiamate vocali o videochiamate e il 62% si affida alla posta elettronica.

Molto diffusa anche la fruizione di contenuti multimediali: il 57,4% guarda video su piattaforme come YouTube, Instagram o TikTok, mentre quasi la metà ascolta musica in streaming (49,4%).
Infine, il 48,2% degli utenti cerca informazioni su prodotti e servizi, il 46% si informa sulla salute e il 44,3% gestisce le proprie finanze online.

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