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2035, il digitale che ci aspetta

Come sarà il futuro del digitale? Immaginarlo si può, e non si tratta solo di dare sfogo alla propria fantasia, anzi. Lo ha fatto il Center for Digital Envisioning del Politecnico di Milano, che durante il convegno “Digital Envisioning 2025: il futuro del Digitale” ha messo sul tavolo tre possibili scenari per il 2035.

Tre strade diverse, tutte plausibili, che raccontano come le tecnologie potrebbero cambiare economia, società e democrazia.

La tecno sinfonia: quando tutto funziona

Nel primo scenario, quello più ambizioso, il digitale evolve in una vera e propria “tecno sinfonia”. L’intelligenza artificiale è diffusa ovunque, le infrastrutture di calcolo sono sostenibili e sotto controllo pubblico, i sistemi dialogano tra loro senza attriti.

La capacità computazionale diventa abbondante, accessibile, quasi invisibile. In questo mondo, i benefici dell’innovazione sono distribuiti in modo più equo e la tecnologia rafforza la partecipazione e la crescita collettiva. Restano però aperte nuove domande etiche: quanto dipendiamo dalle macchine? Chi governa davvero i sistemi autonomi?

Sovranità frammentata: un mondo a blocchi

Più realistico, forse, è lo scenario intermedio della “sovranità frammentata”. Qui i governi investono molto in data center, cloud e regole sui dati, ma il mondo digitale si spezza in aree regionali che non comunicano tra loro.

Ogni blocco è efficiente al proprio interno e attento alla sostenibilità, ma il risultato è un arcipelago di isole digitali. La ricerca si duplica, gli standard si moltiplicano e le tensioni geopolitiche crescono, soprattutto sul controllo delle tecnologie chiave.

Inerzia digitale: il rischio di restare fermi

C’è poi lo scenario meno desiderabile, quello dell’inerzia. In questo caso, il 2035 assomiglia molto a oggi: poche grandi piattaforme concentrano potere e risorse, l’ecosistema resta fragile e l’innovazione fatica a tradursi in benefici diffusi.

Il digitale continua a funzionare, ma senza slanci, lasciando irrisolti i nodi dell’inclusione e della competitività.

I megatrend che spingono il cambiamento

Alla base di questi scenari ci sono 19 megatrend individuati dal Center for Digital Envisioning, frutto del lavoro degli Osservatori Digital Innovation della POLIMI School of Management.

Tra i più rilevanti spiccano la centralità della potenza di calcolo come infrastruttura strategica, l’evoluzione dei dati verso modelli complessi e digital twin, l’emergere di un web più collaborativo e l’ascesa di un’intelligenza artificiale sempre più autonoma.

Decidere oggi per non subire domani

“Proiettarsi nel futuro è indispensabile”, ricorda Valeria Portale, direttrice del Center. Le scelte di oggi, avverte Luca Gastaldi, responsabile scientifico, stanno già disegnando il domani, tra investimenti dei grandi player e nuove startup. Il punto non è indovinare il futuro, ma arrivarci preparati, da protagonisti e non da spettatori.

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Consumi e regali: a dicembre 2025 tredicesime più ricche

Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio su tredicesime e consumi di dicembre, il monte tredicesime destinate a consumi per l’ultimo mese dell’anno sarà pari a 49,9 miliardi di euro (+2,4 miliardi rispetto al 2024), con una spesa media per consumi di 1.964 euro per famiglia (+53 euro rispetto al 2024).

Quest’anno l’ammontare complessivo delle tredicesime nette si attesta su 57,4 miliardi di euro.
La stima di questo tradizionale reddito aggiuntivo deriva dai dati di contabilità nazionale diffusi dall’ISTAT e da quelli delle diverse gestioni pensionistiche dell’INPS.

Per l’ultimo mese dell’anno una spesa media di 1.964 euro 

Una volta sottratti gli accantonamenti per far fronte alle scadenze di dicembre legate al saldo ICI-IMU-Tasi e alla tassa di proprietà dell’auto, si perviene all’ammontare delle tredicesime destinate a consumi, comprendente anche la maggiore spesa dei lavoratori indipendenti, come imprenditori, liberi professionisti e lavoratori autonomi.

Da questa cifra (49,9 miliardi) nel mese di dicembre si stima una spesa media da tredicesima per famiglia, comprendente, oltre ai regali, anche tutte le spese legate ai consumi quotidiani, come alimentari, abbigliamento, tempo libero, pari a 1.964 euro, in crescita del 2,8% rispetto al 2024, del 6,9% rispetto al 2019 e del 12,3% rispetto al 2008.

Non solo strenne

Con un’inflazione sotto controllo, l’occupazione ai massimi e un maggior reddito disponibile i consumi delle famiglie a dicembre potrebbero registrare un miglioramento.

Questa maggiore quota di consumi, tuttavia, si trasferirà solo in parte in un aumento della spesa per i regali di Natale, che resta sostanzialmente in linea con quella dello scorso anno, ovvero, 211 euro pro capite contro 210 euro del 2024.
Oltre alle strenne, gli italiani infatti penseranno di più a sé stessi,‘regalandosi’ un nuovo elettrodomestico, andando più spesso al ristorante, al cinema, a teatro, oppure visitando un museo e dedicandosi di più al benessere personale.

Oltre 10 miliardi per il rito dei regali

E mentre diminuiscono le persone che prevedono di passare un Natale dimesso sono sempre più numerosi coloro che affronteranno con piacere questa spesa confermando, la ‘magia’ delle festività natalizie.
Secondo l’indagine, nel 2025 scende infatti la percentuale di coloro i quali vivranno un Natale più ‘povero’, da 77,1% al 72,7% del 2024, e sale di 1,6 punti, dal 79,9% all’81,5%, la percentuale di chi farà acquisti per i regali di Natale 2025.

La spesa complessiva per i regali quest’anno toccherà 10,1 miliardi, il dato più alto dal 2020. Ma, soprattutto, si faranno più regali rispetto allo scorso Natale.
Cresce infatti il numero di italiani che reputano il rito dei regali una spesa necessaria e sempre piacevole da affrontare, passando dal 44,4% dello scorso Natale al 47,8% di quello in arrivo.

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Black Friday 2025, prevista una spesa di 3 miliardi in elettrodomestici

Secondo un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research nei giorni del Black Friday, il 28 novembre, e del Cyber Monday, 1 dicembre, circa 13 milioni di italiani spenderanno in media 233 euro solo per gli elettrodomestici. Il che equivale a una previsione di spesa complessiva prossima a 3 miliardi di euro. E oltre a chi approfitterà di queste giornate per acquistare uno o più elettrodomestici, circa 20 milioni decideranno in base agli sconti effettivamente disponibili.

Ma, sempre secondo l’indagine, 400mila italiani dichiarano di non sapere cosa siano Black Friday e Cyber Monday.
Per quanto riguarda il budget, il 51% degli intervistati intenzionati ad acquistare prevede di spendere fino a 1.000 euro. E circa 80mila italiani fino a 10.000 euro.

Le ragioni degli acquisti

Numeri di questo tipo fanno gola anche ai malintenzionati, ed è proprio in periodi caldi per lo shopping che si moltiplicano i tentativi di truffa. Tanto che lo scorso anno 2,8 milioni di italiani sono stati truffati o hanno subito un tentativo di frode mentre erano alle prese con lo shopping online.

In ogni caso, il 65% degli italiani che comprerà nuovi elettrodomestici lo farà perché deve disfarsi di un oggetto ‘troppo vecchio’ o eccessivamente energivoro (21%).
Quasi 1,9 milioni vogliono invece sfruttare gli sconti per ampliare l’attrezzatura domestica, e 2,6 milioni intendono sostituire l’elettrodomestico semplicemente perché si è rotto.

La più desiderata è la friggitrice ad aria

Tra gli elettrodomestici che gli italiani vogliono comprare durante il Black Friday e il Cyber Monday al decimo posto si piazza il forno, indicato dal 7,6% degli intervistati, preceduto da lavatrice (7,7%) e frigorifero (7,8%).
Al settimo posto, il forno a microonde (8,9%), mentre un gradino più in alto il robot da cucina (10,4%).

Quinto e quarto posto sono occupati, rispettivamente, dall’aspirapolvere (13,3%) e dal robot-aspirapolvere (13,5%), mentre sul podio, al terzo posto, la macchinetta del caffè (15,7%) e al secondo il televisore (15,8%).
Vince il titolo di oggetto più desiderato la friggitrice ad aria, indicata dal 16,8%, circa 6 milioni di individui.

Quando la fretta espone alla truffa

Poiché alcune aziende gonfiano i prezzi pochi giorni prima che partano gli sconti, così da far sembrare il risparmio ancora più importante, prima di comprare è sempre bene verificare che il prezzo sia effettivamente scontato. Esistono diversi strumenti online che possono aiutare a monitorare i prezzi nel tempo.

E nessuna fretta. Quando si acquista online, è meglio prendersi sempre tutto il tempo necessario per fare le opportune verifiche, onde evitare gli acquisti “di pancia”. Spesso i malfattori cercano di prendere in contropiede i consumatori con super offerte in (finta) scadenza. Fare quindi attenzione: in quella fretta potrebbe nascondersi una truffa. 

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Black Friday: gli italiani spenderanno online circa 2,2 miliardi

Nei giorni tra il Black Friday e il Cyber Monday, gli italiani spenderanno online circa 2,2 miliardi di euro (+7% rispetto al 2024). In questa occasione, gli operatori particolarmente competitivi realizzeranno anche 3 volte il fatturato di un giorno medio.
Le categorie più interessate saranno Abbigliamento, Food & Grocery e Beauty & Healthcare. Bene anche le esperienze legate al mondo dei viaggi e degli eventi.

Le stime dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano evidenziano un trend crescente per alcune categorie specifiche, come Giochi e Hobby, acquistati quasi cinque volte in più rispetto al giorno medio dell’anno, e Strumenti musicali ed Elettrodomestici, che in questo periodo triplicano. Crescono anche i servizi, soprattutto i biglietti di viaggio, +13% rispetto al 2024.

Il “momento” per eccellenza degli acquisti natalizi e non

Secondo le previsioni del Delivery Index di Netcomm saranno oltre 41 milioni i pacchi che circoleranno durante i dieci giorni di Black Friday, “pari al 4,8% del totale che si registra in un intero anno, con una crescita del 9% rispetto al 2024 – spiega Roberto Liscia, Presidente Netcomm -. Prevediamo che saranno 34,9 milioni gli italiani che ricorreranno al canale online per i loro acquisti durante questo periodo.
Si tratta di evidenze che confermano la forza di questa iniziativa, ormai diventata il momento per eccellenza in cui gli italiani concentrano una parte significativa degli acquisti natalizi e non solo”.

Aumenta la domanda ma si riduce il valore del carrello

“Allo stesso tempo . aggiunge Liscia -, è interessante osservare uno squilibrio tra l’aumento del volume dei pacchi e la crescita più contenuta del valore economico degli acquisti effettuati durante il periodo promozionale.
Per il Black Friday 2025 gli italiani punteranno sempre più sul risparmio, e questo è legato a due fenomeni rilevanti nel retail digitale di oggi: da un lato, la rapida espansione del mercato del second hand, dall’altro, l’ingresso crescente di prodotti provenienti dall’estero caratterizzati da prezzi medi più bassi. Entrambi i fattori contribuiscono a ridurre il valore medio del carrello, pur in presenza di una domanda in costante aumento”,

Le politiche promozionali

Secondo le stime dell’Osservatorio eCommerce B2c la percentuale media di sconto applicata dai merchant sarà del 25%, declinata in diverse modalità promozionali. L’iniziativa più comune è quella che prevede sconti riservati su una selezione di prodotti per tutta la durata del periodo di offerte (64%).

Non mancano poi le promozioni finalizzate a premiare un target di clienti specifico. Tra queste, spiccano le iniziative di sconto anticipato per i clienti più fedeli (31%). Alcuni merchant scelgono poi di scontare una selezione di prodotti per un tempo limitato (25%), mentre altri preferiscono applicare sconti su tutta la gamma per tutta la durata dell’iniziativa promozionale (22%).
Inoltre, l’opzione di offrire ai clienti la spedizione gratuita è una scelta applicata dal 19% dei merchant.

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Cybersecurity: sono 183 milioni le password e gli indirizzi e-mail rubati

L’incidente è avvenuto nel mese di aprile dell’anno in corso, ma è stato rivelato solo di recente dall’azienda di sicurezza informatica Synthiest: a livello globale ammontano a 183 milioni le password rubate dai criminali informatici.

In un post sul proprio blog, Synthiest ha dichiarato di aver scoperto le password rubate nell’ultimo anno su alcuni forum ‘chiusi’ utilizzati dagli hacker. La società in seguito ha trasmesso i dati a Have I Been Pwned (HIBP), che gestisce un database di password rubate.
L’elenco include gli indirizzi e-mail e le relative password utilizzati da decine di milioni di utenti per accedere a vari siti web, tra cui i servizi di posta elettronica di Gmail, Outlook e Yahoo Mail.

Come verificare se si è una delle vittime del furto?

Secondo Forbes, che ha riportato la notizia, si tratta di una quantità pari a 3,5 terabyte di dati, ovvero, 23 miliardi di righe di testo raccolte dagli hacker.
Gli utenti di Gmail, Outlook e altri servizi online farebbero bene a controllare i propri account dopo questa rivelazione.
Ma come verificare se si è una delle vittime del furto?

Poiché è probabile che molti utenti non siano a conoscenza del fatto che i loro account sono stati compromessi, per verificare se gli account sono stati rubati è possibile visitare il sito di Have I Been Pwned e inserire il proprio indirizzo di posta elettronica nell’elenco di ricerca.
Il sito web HIBP verificherà se l’indirizzo è presente o meno negli elenchi pubblicati dagli hacker.

Il 92% delle password già compromesse in precedenza?

In ogni caso, a quanto sembra pare che molte di queste password fossero state precedentemente compromesse e ora stiano riemergendo, ha affermato Troy Hunt, proprietario di HIBP.

Hunt ha esaminato un campione di 94.000 indirizzi e-mail e ha scoperto che il 92% era già stato divulgato a partire dal mese di febbraio a un canale Telegram chiamato ALIEN TXTBA.

Le misure di sicurezza anti hacker

Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello dei Diritti, raccomanda a chi scopre di essere stato hackerato di cambiare immediatamente le password. Se non lo si ha già fatto, è necessario attivare la verifica in due passaggi, che invia un codice al proprio telefono per consentire di accedere al proprio account.

È inoltre consigliabile non utilizzare la stessa password per servizi diversi, poiché violarne una permette ai malintenzionati di accedere automaticamente anche agli altri.
Gli esperti raccomandano poi di utilizzare password composte da almeno 16 caratteri, che dovrebbero includere lettere minuscole e maiuscole, simboli e numeri.

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Consumo del suolo: nel 2025 il dato peggiore degli ultimi 12 anni

Il suolo fornisce materie prime, biomassa e il cibo necessario alla sopravvivenza dell’uomo e di tutte le altre specie viventi. Nel 2024 sono stati consumati 83,7 chilometri quadrati di suolo, il +15,6% rispetto all’anno precedente. Secondo il rapporto Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici di Ispra e Snpa, il consumo netto è stato di 78,5 chilometri quadrati, il peggior saldo degli ultimi dodici anni. 

“Consumare suolo non significa soltanto deturpare il paesaggio, ma distruggere una risorsa indispensabile alla vita dichiara Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia -. Il suolo è una risorsa non rinnovabile, scarsa e non esiste tecnologia che possa sostituire i suoi servizi ecosistemici:”.

L’elemento fondamentale del ciclo vitale

“È l’elemento fondamentale del ciclo vitale sulla Terra – aggiunge Nappini -: rappresenta una riserva di biodiversità, un serbatoio di carbonio ed è regolatore del ciclo dell’acqua e degli elementi biochimici. Senza suolo non c’è agricoltura e senza agricoltura non c’è cibo”.

Ma a farne le spese sono le aree più accessibili e anche le più fertili. Preoccupa in particolar modo il consumo di suolo agricolo. Ogni anno nuove cause di consumo si sommano a quelle tradizionali. Nel 2024 il rapporto ne individua tre, le aree destinate alla logistica, i data center e i pannelli fotovoltaici a terra.
Questi ultimi impattano in modo sensibile. In un anno hanno coperto 1.702 nuovi ettari, di cui l’80% su superfici precedentemente utilizzate a fini agricoli.

Rischio idrogeologico aumentato

Il dato fotografa un trend in forte crescita. Gli impianti di questo tipo sono aumentati di oltre venti volte nel giro di quattro anni.
Non va dimenticato che il consumo di suolo, sommato all’abbandono delle aree interne, oltre a provocare danni all’agricoltura e al tanto sbandierato Made in Italy, ha impatti economici e ambientali significativi.

Ad esempio, aumenta il rischio idrogeologico (alluvioni, frane) i cui danni annuali complessivi raggiungono 3,3 miliardi di euro (dal 2010 a oggi la spesa è triplicata), più di un sesto della manovra in discussione al parlamento.

Non una voce da inserire in bilancio, ma un bene pubblico da proteggere

“O oggi le coperture artificiali occupano il 7,17% del territorio italiano, quasi il doppio della media europea – sottolinea Nappini -. Non è affatto poco, se pensiamo che solo il 23,2% dell’intero territorio nazionale è pianeggiante e che oltre un terzo è montano. Ci sono regioni, la Lombardia, il Veneto e la Campania, dove più di un decimo del suolo è già consumato”.

Il Regolamento europeo sul ripristino della natura impone però l’azzeramento della perdita netta di aree verdi urbane entro il 2030 e la Strategia del suolo per il 2030 adottata dalla Commissione Europea nel 2021 stabiliva l’obiettivo per tutti i Paesi membri di non consumare suolo entro il 2050. Allo stato attuale questi target sono irraggiungibili.

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Viaggi 2025: il mercato cresce, ma gli anni del boom sono alle spalle

Il turismo italiano continua a crescere anche nel 2025, ma a ritmi più lenti rispetto agli anni del boom registrato post pandemia. I dati dell’Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, presentati a TTG Travel Experience, raccontano un mercato maturo, che consolida quanto guadagnato negli ultimi anni: la crescita varia tra l’1 e il 7% a seconda dei comparti.

L’eCommerce si conferma il cuore pulsante del settore: pesa ormai per il 57% del mercato dell’ospitalità (21,7 miliardi di euro su un totale di 38,2) e per il 70% di quello dei trasporti (19,3 miliardi su 27,6).

Ospitalità: più equilibrio tra online e offline

Il giro d’affari dell’ospitalità tocca i 38,2 miliardi di euro, con un aumento dell’1% sul 2024. È una crescita trainata soprattutto dai prezzi (+2,9% secondo l’Istat), mentre la domanda segna un lieve calo, complice la flessione dei turisti tedeschi e di altri mercati europei.

L’extra-alberghiero rallenta, l’offerta si razionalizza, e il turismo open air resta stabile. Anche l’eCommerce del comparto cresce poco (+2%), ma ormai è parte strutturale del sistema.
“Non è più il digitale a spingere il mercato, ma i prezzi – spiega Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio –. Il settore sta entrando in una fase di maturità: meno boom, più equilibrio tra online e offline.”

Trasporti: settore in lieve aumento

Il settore dei trasporti raggiunge i 27,6 miliardi di euro (+5%), con l’aereo che si conferma il principale motore (+5%), affiancato da trasporti via terra (+4%) e noleggio auto (+7%).

Anche qui il digitale è ormai dominante: il 70% delle prenotazioni passa dall’eCommerce, e l’85% avviene tramite canali diretti.
“Dopo gli anni eccezionali del post-pandemia – osserva Federica Russo, ricercatrice dell’Osservatorio – il mercato torna su ritmi normali. L’online resta però la scelta naturale dei viaggiatori italiani.”

Turismo organizzato e outdoor: piacciono open air e visite culturali  

A tenere alta la domanda ci pensa il turismo organizzato, che cresce del 5% e vale tra 6,2 e 6,5 miliardi di euro. I tour operator fanno segnare il miglior risultato (+7%), seguiti dalle agenzie (+4%), trainati anche dai numerosi ponti primaverili.

Buono anche l’andamento delle attività outdoor, che superano 1,1 miliardi di euro (+3%). La maggioranza dei viaggiatori sceglie esperienze all’aria aperta, seguite da visite culturali e momenti di relax.

Viaggiatori tra benessere, AI e disconnessione

Gli italiani continuano a viaggiare: in media quattro volte l’anno. La motivazione principale resta il bisogno di rilassarsi, ma cresce la curiosità verso la cultura locale e le esperienze condivise.
Quasi uno su due (46%) ha scelto di “staccare la spina” dai social durante le vacanze, mentre un terzo ha sperimentato strumenti di Intelligenza Artificiale per pianificare itinerari o trovare attività in loco.

“L’AI entra nel viaggio, ma non sostituisce l’esperienza umana – commenta Eleonora Lorenzini, direttrice dell’Osservatorio –. Le agenzie restano un riferimento, anche se il contatto è sempre più spesso digitale”.

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Medie imprese: scatta l’obbligo delle polizze catastrofali

La legge di Bilancio 2024 ha introdotto l’obbligo per le medie imprese di sottoscrivere una polizza catastrofale (Cat Nat). Dal 2 ottobre di quest’anno circa 25.000 medie imprese dovranno quindi assicurarsi. I premi annuali sono comunque tutt’altro che proibitivi, soprattutto se paragonati ai benefici.
Facile.it, in collaborazione con Italfinance e Finital, ha elaborato alcune simulazioni considerando i costi per un’azienda metalmeccanica, una alimentare e un mobilificio in 3 città campione, Milano, Roma e Palermo.

Per l’attività metalmeccanica con terreno da 50.000 euro, fabbricato da 1,5 milioni di euro, attrezzature industriali/commerciali di valore pari a 300.000 euro, impianti/macchinari per 800mila euro, il premio annuale a Milano parte da 584 euro, a Roma 790 euro e a Palermo 1.025 euro.

Premio più alto per le aziende alimentari

Le quotazioni per l’azienda alimentare salgono, in virtù di valori assicurati più elevati. In questo caso, un terreno di 50.000 euro, un’immobile dal valore di 2 milioni di euro, attrezzature per 200.000 euro e impianti e macchinari da 1,2 milioni di euro.
La struttura posizionata a Milano deve mettere a budget un costo annuale a partire da 744 euro, a Roma 1.035 euro, mentre a Palermo 1.297 euro.

Per il mobilificio (terreno 50mila euro, fabbricato 1,8 milioni di euro, attrezzature 200.000 euro, impianti/macchinari da 1 milione di euro) il premio annuo parte da 654 euro a Milano, 897 euro a Roma e 1.136 euro a Palermo.

Chi non si assicura non potrà accedere ad agevolazioni o contributi

I prezzi, come spiegano gli esperti di Facile.it, variano in funzione di diversi elementi tra cui, la rischiosità del territorio dove sono ubicati gli immobili sede dell’azienda, la probabilità di eventi calamitosi, la vulnerabilità dei beni assicurati, le caratteristiche costruttive dell’immobile, il tipo di attività svolta dall’impresa, la collocazione dell’immobile all’interno dell’edificio (distanza da terra in numero di piani), il capitale assicurato, e le politiche commerciali e tariffarie delle compagnie assicurative.

Sebbene al momento non siano previste sanzioni pecuniarie per le aziende che non sottoscrivono la polizza, chi non si adegua all’obbligo non potrà accedere ad agevolazioni o contributi pubblici e, in caso di evento calamitoso, rischia di dover far fronte autonomamente ai danni subiti senza poter contare su eventuali indennizzi da parte dello Stato.

Coperture offerte, escluse, massimali e franchigie

Per le polizze Cat Nat è importante fare attenzione agli eventi calamitosi (sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni) per i quali è obbligatorio assicurarsi, mentre non sono oggetto dell’obbligo altri fenomeni atmosferici quali grandine, trombe d’aria e bombe d’acqua.
Per tutelarsi da questi eventi, quindi, sarà necessario sottoscrivere garanzie accessorie.

Attenzione, inoltre, ad alcune specificità. La frana, ad esempio, è coperta se l’evento si manifesta in maniera “rapida”, se invece, si tratta di un evento “graduale”, non è coperto.
Tra le esclusioni rientrano anche mareggiate, valanghe e slavine. E ovviamente non è possibile assicurare edifici abusivi e non a norma.

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Italia, la parità di genere al lavoro è ancora lontana

Parità di genere sul lavoro? Un obiettivo ancora lontano. Anzi, il divario si allarga nel percepito fra uomini e donne. È quanto emerge dalla nuova Worldviews Survey di WIN, realizzata in Italia da BVA Doxa, che ha raccolto le opinioni di oltre 35mila persone in 40 Paesi. Il nostro Paese si conferma più critico della media mondiale e mette in luce una frattura profonda tra uomini e donne.

Solo il 38% pensa che ci sia uguaglianza professionale 

Appena il 38% degli intervistati in Italia pensa che uomini e donne abbiano oggi le stesse opportunità professionali. La maggioranza, il 58%, continua a vedere squilibri evidenti.

Ma il dato che colpisce di più è la differenza tra generi: quasi la metà degli uomini (46%) ritiene che la parità sia ormai realtà, mentre solo il 31% delle donne è d’accordo. Segno che chi vive più spesso discriminazioni le percepisce in modo molto concreto.

Età e geografia fanno la differenza

Non sono solo uomini e donne a pensarla diversamente. A essere più scettici sono soprattutto i giovani sotto i 35 anni e gli over 65. La fascia centrale, tra i 35 e i 54 anni, appare invece leggermente più ottimista.

Anche la geografia conta: al Nord-Est e al Centro le percezioni più basse (31-32%), mentre al Nord-Ovest e al Sud con le Isole si sale al 42-43%.

Politica e famiglia: due facce della stessa medaglia

La stessa domanda posta sul mondo della politica porta a risultati simili: solo il 38% crede che la parità sia stata raggiunta. Anche qui il divario è netto: lo pensa il 46% degli uomini contro appena il 30% delle donne.

Diverso lo scenario familiare, dove quasi sei italiani su dieci (59%) dicono di vivere un equilibrio tra i generi, con differenze meno marcate.

Il confronto con il resto del mondo

Allargando lo sguardo, il clima appare meno negativo. A livello globale il 59% degli intervistati ritiene che almeno in parte la parità sia stata raggiunta, un balzo in avanti rispetto al 34% del 2019. Ma anche qui il divario di percezione è evidente: il 64% degli uomini è convinto che l’uguaglianza esista già, contro il 35% delle donne.
Le aree più ottimiste sono quelle dell’Asia-Pacifico (66%), seguite dalle Americhe (58%) e dal Medio Oriente e Nord Africa (57%).

L’Europa, invece, resta più scettica, ferma al 55%. In Italia il quadro resta fragile: se in famiglia la sensazione è di equilibrio, sul lavoro e in politica la distanza si vede e si sente. Più che i numeri, a raccontarlo è il divario di percezione, che di fatto rallenta i progressi verso una vera parità.

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Digitalizzazione: entro il 2027 al Sud il 35% delle imprese investirà in 4.0

È quanto emerge da un’indagine di Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne: per colmare il gap digitale il 35% delle imprese del Sud, contro il 32,8% della media nazionale, ha in programma di realizzare investimenti 4.0 entro il 2027.
Aumentare l’efficienza interna o ridurre i costi è il principale obiettivo che spinge oltre la metà di queste aziende a investire in questa direzione.

Una maggiore difficoltà a recuperare terreno sulla digitalizzazione mostrano le imprese femminili italiane, delle quali appena il 30% punta a investire in queste tecnologie nei prossimi tre anni.
A pianificare nuovi investimenti 4.0 sono soprattutto le imprese manifatturiere (40,6%) e più in generale le realtà produttive di grandi dimensioni (67,6%).

La volontà di recuperare il gap sul fronte innovazione

Tuttavia, la carenza di competenze interne costituisce per molte imprese il principale ostacolo nell’introduzione di tecnologie 4.0.  

“Le imprese del nostro Paese devono recuperare un gap sul fronte dell’innovazione e del digitale. In questo quadro i segnali di recupero provengono dal Mezzogiorno e sono molto importanti e certamente di buon auspicio per il futuro –  sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli. – L’impegno delle Camere di commercio si concentra nel raccogliere le esigenze di innovazione delle imprese e nel fare da collegamento tra Centri di ricerca e sistemi produttivi per fornire risposte adeguate ai bisogni delle aziende”.

Efficienza interna e riduzione dei costi le motivazioni per investire

Il 56% delle imprese investe in digitale spinto dalla volontà di aumentare l’efficienza interna eo di ridurre i costi, con picchi del 63,2% tra le grandi imprese con più di 50 addetti.

A seguire, tra le principali motivazioni ad investire in queste tecnologie si evidenzia anche il miglioramento dei livelli qualitativi della produzione, segnalato dal 21,9% delle imprese, una quota che sale al 23% per quelle di piccole dimensioni. Una quota pari al 12,3% investe nella transizione digitale spinta dagli incentivi, anche in questo caso, la percentuale appare più elevata nel caso delle piccole imprese (14,3%). 

La barriera principale è la carenza di skill

Sul cammino della transizione digitale la strada non è priva di ostacoli: il principale appare la carenza di competenze sufficienti, dichiarato dal 27,7% delle imprese, che faticano anche a gestire i rapporti con università e centri di ricerca o seguire le procedure necessarie a ottenere gli incentivi. 
Tra le principali barriere viene segnalata la mancanza di risorse finanziarie interne (25,9%), più avvertita dalle piccole imprese in particolare (28,2%), nonché i costi troppo elevati delle tecnologie (18,4%).

Secondo il 66,6% delle imprese che investono nel digitale l’impatto delle tecnologie 4.0 riguarda principalmente l’innovazione organizzativa interna. Ma per quasi la metà delle aziende (48%) le tecnologie cambieranno radicalmente l’assetto tecnologico dei processi produttivi.
Meno rilevanti invece sono gli effetti attesi su innovazione di marketing e vendita dei prodotti (23,5%) e sui rapporti esterni con fornitori e clienti (19,3%).

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