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Guardare la TV prima di dormire non disturba il sonno dei bambini

Dalla scienza arriva un contrordine: permettere ai bambini di usare lo smartphone o guardare la TV prima di andare a letto non ha alcuna influenza sul sonno. A smentire le tesi precedenti è una ricerca dell’Università di Otago, riportato sulla rivista Jama Pediatric.
Gli scienziati neozelandesi hanno monitorato il tempo trascorso davanti allo schermo di decine di bambini di età compresa tra 11 e 14 anni, e hanno scoperto che il sonno e il suo stato non ne risentono.

“Il tempo trascorso davanti allo schermo prima di andare a letto ha avuto un impatto minimo sul sonno della notte – spiegano i ricercatori -. Tuttavia, il tempo trascorso sullo schermo una volta a letto ha compromesso il loro sonno: ha impedito loro di addormentarsi per circa mezz’ora e ha ridotto la quantità di sonno che hanno ottenuto quella notte”.

Passare troppo tempo davanti a uno schermo non fa bene

Inoltre, una volta a letto, le attività più interattive su schermo, come il gioco e il multitasking, utilizzando più di un dispositivo contemporaneamente, come guardare Netflix su un pc portatile mentre si gioca con la Xbox, compromettevano maggiormente il sonno dei bambini.

Secondo i ricercatori, ogni 10 minuti in più di questo tipo di attività riduceva quasi della stessa misura la quantità di sonno ottenuta quella notte.
Gli studi indicano anche che i bambini che passano più tempo davanti agli schermi hanno maggiori probabilità di sviluppare problemi comportamentali o depressione infantile.

Non è colpa dello smartphone se si dorme meno

“I nostri risultati suggeriscono che l’impatto del tempo trascorso sullo schermo sul sonno è dovuto principalmente allo spostamento temporale che ritarda l’inizio del sonno, piuttosto che agli effetti diretti della luce blu o del coinvolgimento interattivo”, dichiarano gli autori.

In ogni caso, l’Agenzia svedese per la salute pubblica consiglia ai genitori di non permettere ai bambini sotto i 2 anni di usare smartphone e tablet o guardare la televisione. Anche i bambini di età compresa tra 2 e 5 anni dovrebbero limitarsi a un massimo di un’ora di schermo al giorno, mentre quelli di età compresa tra 6 e 12 anni non dovrebbero trascorrere più di un’ora o due al giorno.

I consigli dell’OMS

Nel 2019, l’Organizzazione mondiale della sanità, ha consigliato ai bambini sotto i tre anni di non guardare la tv e non giocare con i tablet. Secondo l’Oms, “anche quelli di tre e quattro anni non dovrebbero superare un’ora di schermo al giorno”.

All’epoca, tuttavia, gli esperti britannici sostenevano che le linee guida si basavano su prove insufficienti e non riconoscevano che non tutto il tempo trascorso sullo schermo era dannoso per i bambini.
Un rapporto del Royal College of Paediatrics and Child Health del 2019 concludeva, riporta AGI, che “i rischi derivanti dall’esposizione allo schermo non devono essere sopravvalutati. La letteratura tiene poco conto della crescente richiesta di svolgere i compiti scolastici sugli schermi”.

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Un sondaggio sui sondaggi: cosa ne pensano gli italiani?

In occasione della millesima rilevazione dell’Osservatorio settimanale Polimetro il team Public Affairs di Ipsos ha indagato le opinioni degli italiani proprio sul tema sondaggi. E dai risultati è emerso che gli italiani credono nei sondaggi, poiché li  considerano uno strumento che dà voce alle opinioni delle persone comuni. Inoltre, mostrano di considerare i dati dei sondaggi affidabili nell’esprimere le reali opinioni dei cittadini. 

I sondaggi sono uno strumento fondamentale per conoscere non solo le opinioni, ma anche le abitudini e le percezioni delle persone su una vasta gamma di tematiche.  E il rigore e le competenze con cui vengono condotti costruiscono la reputazione degli istituti di ricerca.

L’affidabilità è confermata dall’ 88% degli intervistati 

I risultati dell’indagine Ipsos confermano infatti che ben l’88% degli intervistati ritiene i sondaggi uno strumento importante per dar voce alle opinioni delle persone comuni.

Inoltre, quasi nove italiani su dieci considerano i sondaggi molto o abbastanza affidabili, con solo il 13% che li reputa poco o per niente affidabili.

Gli argomenti di maggior interesse: abitudini di consumo, tematiche sociali, politica

L’affidabilità percepita dei sondaggi varia però a seconda dell’argomento trattato.
Ad esempio, i sondaggi sulle abitudini di consumo e sui comportamenti di acquisto sono considerati i più affidabili (86%), seguiti da quelli sui temi social, come povertà e famiglia (83%) e i sondaggi politici e sulle intenzioni di voto (73%). 

In generale, l’interesse degli italiani verso i sondaggi risulta essere decisamente alto: il 90% degli intervistati si dichiara infatti molto o abbastanza interessato.
In particolare, anche in questo caso i sondaggi che destano maggior interesse sono quelli sulle abitudini di consumo e i comportamenti di acquisto (51%), seguiti dai sondaggi sui temi di interesse sociale (25%) e da quelli politici o elettorali (21%).

Servono rigore metodologico e competenze tecniche per realizzare ricerche valide

Gli italiani sono consapevoli della necessità di rigore metodologico e competenze tecniche per realizzare sondaggi validi e affidabili. Tanto che quasi una persona su due ritiene che costruire e svolgere un buon sondaggio sia abbastanza o molto difficile. 
Rigore, competenze e affidabilità costruiscono la reputazione degli istituti di ricerca.

Il 63% degli italiani ritiene più attendibili i risultati dei sondaggi svolti da grandi istituti di ricerca e aziende internazionali del settore. Al contrario, solo il 19% degli intervistati afferma di fidarsi di più dei risultati riportati dalle piccole aziende e da istituti di ricerca locali, mentre il 18% afferma di non fidarsi di nessuno dei due.

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Travel & Food: mangiare bene determina il successo dei viaggi last minute

Food e vacanze sono un binomio perfetto. Lo conferma uno studio condotto da TheFork: il 96% dei suoi utenti ritiene che mangiare bene sia determinante per il successo di una vacanza. E per oltre la metà (52%) vivere un’esperienza gastronomica piacevole è un fattore importante per poter poi affermare, una volta rientrati a casa, di aver passato bene le proprie vacanze. Per il 44% di loro è addirittura molto importante.

Secondo un sondaggio di WeRoad, a cui hanno risposto 4.500 viaggiatori di Italia, Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna, l’aspetto culinario diventa ancora più importante tra chi prenoterà last-minute, ovvero, il 55% di chi partirà quest’estate. Tanto che il 51% dei vacanzieri last minute sceglierà la destinazione in base ai cibi tipici da assaggiare.

I 5 profili tipo dei vacanzieri golosi

La scelta di quale tipologia di viaggio, meta e ristorante dipende dunque dal profilo del viaggiatore. TheFork e WeRoad hanno individuato 5 profili tipo di viaggiatori ‘food’ con gusti inequivocabili.
Per ognuno di loro, TheFork e WeRoad hanno selezionato una destinazione europea coerente con il profilo, poiché il 41% di chi prenoterà all’ultimo momento viaggerà in Europa.

E il primo profilo è quello dell’Autentico. Affascinato dalle città d’arte, interpreta la cucina come un tratto distintivo della cultura della propria destinazione. Il viaggio consigliato quindi è ‘Autentico: Portogallo 360°’.

Chi ama la comodità e chi la compagnia

Il Gourmet ama la comodità, e in vacanza è disposto a concedersi qualche coccola in più. Le sue mete ideali sono le città d’arte o le vacanze rilassanti in spiaggia. Spazio quindi alle cucine mediterranee e a esperienze fine dining. Da non perdere per il Gourmet ‘Francia Express Food & Wine: la via dello Champagne da Parigi a Reims’.

Il Conviviale, spinto a viaggiare dalla voglia di socializzare mette invece al centro dell’esperienza il gruppo e lo spirito di amicizia.
La scelta del ristorante è quindi orientata verso locali capaci di accogliere tavolate numerose, proponendo un buon rapporto qualità-prezzo, piatti sinceri e servizio celere e cordiale. La destinazione più consigliata è ‘Andalusia 360°: Siviglia, Malaga, Cordoba e Granada’.

Vacanza Slow o avventura?

Il viaggiatore Green ha un approccio slow e orientato a limitare l’impatto del viaggio sull’ambiente. I suoi ristoranti favoriti sono quelli che limitano l’uso delle proteine di origine animale e che privilegiano ingredienti locali, stagionali e bio e preparazione tipiche del territorio.
Il viaggio ideale? ‘Nord Europa in treno: Danimarca, Svezia e Norvegia’.

Quanto all’Esploratore, è il viaggiatore che ama la scoperta di nuove culture e paesaggi, lanciandosi a capofitto in avventure anche impegnative come trekking e safari.
Sulla cucina non ha dubbi: sapori originali, decisi e piatti anche estremi. Meta da scoprire ‘Tour Isole Azzorre: alla scoperta di Sao Miguel’.

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Con l’AI medicina personalizzata entro 5 anni

È quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Life Science Innovation della School of Management del Politecnico di Milano: per il 93% delle aziende dell’offerta e il 74% dei direttori delle strutture sanitarie entro 5 anni l’Intelligenza artificiale rivoluzionerà la medicina personalizzata. E per il 77% delle aziende dell’offerta e il 55% delle aziende sanitarie le terapie digitali (DTx) avranno un impatto rilevante sul settore sanitario.

Le DTx, sono soluzioni digitali validate clinicamente per integrare o sostituire le terapie tradizionali, ma in Italia non esiste ancora una normativa di riferimento.
A giugno 2023, però, è stata presentata una proposta di legge per definirne gli ambiti d’uso e istituire organi per valutare e monitorare le soluzioni.

Quali benefici per medici e pazienti?

Il 65% dei pazienti italiani sarebbe disposto a utilizzare una terapia digitale proposta dal medico curante se consentisse di migliorare lo stile di vita e lo stato di salute (77%), e di avere maggior consapevolezza della propria patologia (72%). È però fondamentale che risponda alle proprie esigenze (71%) e migliori la relazione con il medico curante (70%).

Circa metà dei medici specialisti e di medicina generale sarebbe disposta a prescrivere una DTx, soprattutto se il paziente possegga le competenze digitali per un corretto utilizzo (72% dei medici specialisti e 69% dei MMG).
Tra i principali benefici riconosciuti dai medici specialisti, emerge la possibilità di avere a disposizione un maggior numero di dati a supporto della ricerca clinica (68%) e prendere decisioni (65%).

A livello internazionale censite 93 DTx

L’AI supporta e potenzia la medicina personalizzata grazie alla sua capacità di analizzare grandi quantità di dati e identificare le possibili correlazioni tra dati anche eterogenei, mentre le terapie digitali si confermano un ambito di innovazione rilevante nel panorama mondiale. A livello internazionale l’Osservatorio ne ha censite 93: il 37% nell’area psichiatria, il 14% nell’endocrinologia, il 10% reumatologia e il 10% nell’oncologia.

Il modello di business più adottato è di tipo B2b, che prevede il rimborso della DTx da parte di un’assicurazione a seguito della prescrizione da parte del medico. Il prezzo medio proposto dal produttore di una terapia digitale è poco più di 500 euro per un ciclo di trattamento della durata di 90 giorni, con un aumento di circa il 10% rispetto a quanto rilevato nel 2023.

“Investire in nuove competenze e modelli organizzativi”

“La trasformazione digitale in atto impone a tutti gli attori dell’ecosistema Life Science di monitorare e comprendere i trend emergenti così come i segnali deboli – spiega Emanuele Lettieri, responsabile scientifico dell’Osservatorio -. Le imprese Pharma, Biotech e Medtech devono investire in nuove competenze e nuovi modelli organizzativi per migliorare la loro capacità di catturare il valore generato dall’innovazione digitale, sia potenziando il proprio portafoglio prodotti e servizi sia migliorando l’efficienza nei processi aziendali e nella catena del valore”.

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Addio codice a barre: dal 2027 arriva lo standard QR code

Dal 26 giugno 1974 il codice a barre è adottato da retailer e produttori come metodo universale per identificare i prodotti di largo consumo, e viene scansionato miliardi di volte ogni giorno. Attualmente è presente sulle confezioni di oltre 1 miliardo di referenze.
Ma a 50 anni dal primo bip alla cassa di un supermercato, 22 grandi aziende del largo consumo firmano una dichiarazione congiunta: entro il 2027 sostengono l’adozione globale dei QR code standard GS1.

L’iniziativa, denominata Sunrise 2027, dà quindi il via alla transizione globale ai codici 2D di nuova generazione, che possono contenere una grande quantità di informazioni sui prodotti e renderle facilmente accessibili tramite smartphone.
Tra i firmatari, Alibaba, Barilla, Carrefour, L’Oréal, Lidl, Mondelēz, Nestlé, Procter & Gamble e Savencia.

Rivoluzionare l’esperienza del consumatore

A differenza dei codici a barre tradizionali, i QR code standard GS1 possono collegare i consumatori a una vasta quantità di informazioni sui prodotti, come le istruzioni per l’uso e il riciclo, indicazioni sulla sicurezza, informazioni nutrizionali e certificazioni.

Grazie alla facilità di accesso alle informazioni tramite smartphone, i QR code standard GS1 aprono una serie di nuove possibilità, ovvero, fornire tutte le informazioni di cui i consumatori hanno bisogno e che desiderano, migliorare la tracciabilità e promuovere l’efficienza attraverso la catena di fornitura, consentendo allo stesso tempo la scansione alla cassa.

Scelte più consapevoli e smart

I QR code standard GS1 permettono alle informazioni di superare il limite dello spazio disponibile sul packaging dei prodotti.
Con la crescente richiesta da parte dei consumatori di comprendere l’impatto ambientale dei prodotti da acquistare, i QR code standard GS1 possono fornire informazioni come la provenienza di un prodotto, i suoi componenti, l’impronta di carbonio e indicazioni sul riciclo o il riutilizzo degli imballaggi.

Oltre a indicazioni su salute e nutrizione, i QR code standard GS1 forniranno informazioni normative, consigli dettagliati su allergie e date di scadenza, consentendo di respingere alla cassa gli alimenti scaduti e di vendere quelli prossimi alla scadenza a prezzi ridotti, con conseguente riduzione dello spreco alimentare.

Sunrise 2027

L’iniziativa Sunrise 2027 è uno sforzo innovativo per far progredire il settore dei beni di consumo in termini di efficienza, sicurezza e sostenibilità.
Per far ciò, le aziende dovranno valutare tecnologia e processi interni per sfruttare al massimo le potenzialità dei nuovi codici, e aggiungere informazioni più dettagliate sul prodotto, anche in modo graduale per consentire di pianificare le modifiche secondo i propri ritmi.

Sarà anche necessario uno sforzo coordinato tra produttori e distributori, I produttori dovranno iniziare a implementare i QR code standard GS1 sulle confezioni dei prodotti, mentre i retailer dovranno assicurarsi che gli scanner delle casse nei punti vendita siano attrezzati per leggere i codici di nuova generazione.

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Imprese e famiglie italiane, più connesse al Nord che al Sud

Nel 2023, il 74,2% delle imprese italiane con almeno 10 dipendenti utilizza un sito web o pagine web per valorizzare la propria attività. Tuttavia, si registra una flessione nel Mezzogiorno, dove la percentuale è scesa dal 65,2% nel 2021 al 62,5% nel 2023. In particolare, l’Abruzzo è passato dal 73,7% al 63,9% e la Sicilia dal 78,4% al 63,5%. A livello europeo, l’Italia si colloca al sedicesimo posto, con una percentuale inferiore alla media UE del 78%.

Più laureati in discipline tecnico-scientifiche

Nel 2021, si è osservato un aumento della quota di giovani tra i 20 e 29 anni che hanno conseguito una laurea in discipline tecnico-scientifiche, pari a 17,8 per mille residenti. Tra i maschi, la quota è del 21,0 per mille, mentre tra le femmine è del 14,3 per mille. Rispetto al 2019, c’è stata una crescita di 1,3 punti, con un divario di genere in aumento. Il Centro Italia mostra la quota più elevata di laureati in queste discipline, con Lazio e Umbria che raggiungono rispettivamente 19,5 e 19,0 per mille.

Nel Mezzogiorno, spiccano Abruzzo, Molise e Basilicata con valori superiori a 21 per mille. Il divario di genere è più accentuato nel Nord-Est (9,4 punti) e più contenuto nel Mezzogiorno (4,5 punti). Nonostante la crescita, l’Italia resta indietro rispetto a molti paesi europei.

Internet è nell’83,7% delle case

Nel 2023, l’83,7% delle famiglie italiane dispone di un accesso a Internet da casa, con un aumento di 0,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Le regioni con i valori più elevati sono Lombardia (86,3%), Lazio (86,2%), Trentino-Alto Adige/Südtirol (86,2%) e Veneto (86,1%).

Tutte le regioni del Centro Nord, tranne Liguria e Umbria, presentano valori superiori o in linea con la media nazionale. In Sardegna, la percentuale è prossima alla media nazionale, mentre il Mezzogiorno continua a presentare un forte divario.

Chi sono gli italiani che usano la rete?

Nel 2023, il 91,7% delle famiglie italiane con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni dispone di un accesso a Internet, un dato vicino alla media UE del 93,1%. L’uso regolare di Internet riguarda l’80,3% della popolazione italiana di 6 anni e più. Il 83,2% dei maschi e il 77,6% delle femmine naviga sul web, con un divario di genere maggiore nelle fasce di età più anziane.

Il Mezzogiorno presenta uno scarto di 7 punti percentuali rispetto al Nord e di 6 punti rispetto al Centro. L’Emilia-Romagna ha la percentuale più alta di internauti (84,5%), mentre la Calabria ha la più bassa (71,6%). A livello europeo, l’Italia è tra gli ultimi posti, con l’85,5% di utenti Internet regolari tra i 16 e i 74 anni, contro una media UE del 90,2%.

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WhatsApp, cosa cambia con le funzionalità basate sull’IA?

Meta sta potenziando WhatsApp, il suo principale servizio di messaggistica, attraverso l’integrazione di funzionalità basate sull’intelligenza artificiale (IA). Mark Zuckerberg, CEO di Meta, ha recentemente annunciato l’introduzione di nuovi strumenti di IA che promettono di arricchire la piattaforma, migliorando significativamente l’interazione con gli utenti. Questi aggiornamenti, previsti nelle prossime settimane, rivoluzioneranno il servizio clienti per le aziende e l’accessibilità all’informazione per gli utenti.

Nuove funzionalità e mercati di test

Le innovazioni, riferisce Adnkrons, mirano a facilitare l’integrazione della pubblicità all’interno di WhatsApp, similmente a quanto già avviene su Instagram e Facebook, grazie alla potenza dell’intelligenza artificiale. I primi paesi a sperimentare queste nuove funzionalità saranno Colombia, Indonesia, India e Brasile. Il feedback raccolto da questi mercati pilota sarà cruciale per il perfezionamento delle funzionalità prima di un rilascio globale.

Benefici per le aziende

L’introduzione delle capacità di IA su WhatsApp apporterà notevoli vantaggi alle operazioni aziendali, in particolare nel settore del servizio clienti e nella gestione della pubblicità. Grazie all’IA, le aziende potranno automatizzare e migliorare il servizio clienti, rispondendo alle richieste degli utenti in modo più rapido ed efficiente. Inoltre, l’integrazione della pubblicità tramite IA consentirà una gestione più mirata e personalizzata delle campagne, incrementando il ritorno sull’investimento.

Vantaggi per gli utenti

Per gli utenti individuali, l’IA offrirà un’esperienza più ricca e personalizzata. Le risposte alle domande degli utenti saranno più pertinenti e tempestive, migliorando l’interazione complessiva con l’app. Inoltre, WhatsApp sta sviluppando strumenti creativi per la produzione di contenuti visivi direttamente all’interno dell’app, permettendo agli utenti di esprimere la propria creatività in nuovi modi.

La questione privacy  

Recentemente, Meta è stata criticata per aver dichiarato l’intenzione di utilizzare i dati personali degli utenti per l’addestramento dell’IA senza ottenere il loro consenso esplicito. La nuova politica di privacy di Meta, che entra in vigore il 26 giugno, consentirà all’azienda di utilizzare post personali, immagini private e dati di tracciamento per lo sviluppo dell’IA. Questo ha sollevato preoccupazioni riguardo alla privacy degli utenti e alla trasparenza delle pratiche di raccolta dati di Meta.

Conclusioni

In sintesi, WhatsApp sta compiendo passi significativi verso l’integrazione dell’IA per migliorare sia l’esperienza utente sia l’efficienza operativa delle aziende. Tuttavia, le questioni di privacy sollevate dalla nuova politica di Meta richiedono attenzione e risposte adeguate per garantire che gli utenti possano fidarsi dell’uso dei loro dati personali. Il futuro di WhatsApp, arricchito dalle capacità dell’IA, promette molte innovazioni, ma anche sfide da superare.

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Cybersecurity: la sfida dell’Intelligenza Artificiale generativa

Le soluzioni di Intelligenza artificiale generativa, generative AI, sono in grado di addestrarsi su enormi quantità di dati e utilizzarli per creare contenuti con un grado variabile di innovazione. Sono queste soluzioni a rappresentare un’autentica rivoluzione a livello economico e sociale.

L’interesse per questa tecnologia ha contribuito a far crescere in modo esponenziale aziende del settore hi-tech, e le applicazioni pratiche sono già innumerevoli in diversi campi. Ma l’AI generativa permette ai cybercriminali di creare minacce sempre più difficili da scoprire. E per quanto le soluzioni di Intelligenza artificiale siano state create a fin di bene è innegabile che possano causare vere e proprie catastrofi.
Ad esempio, molte organizzazioni cybercriminali usano ChatGPT per creare testi più credibili ed efficaci da utilizzare nelle campagne di phishing. Ma non solo.

Deepfake, phishing personalizzato, malware intelligenti

Gli hacker utilizzano l’AI per creare video e foto deepfake, contenuti digitali in cui viene utilizzato l’aspetto esteriore o la voce di personaggi pubblici per lanciare attacchi informatici basati sull’impersonation. Lo scopo è diffondere fake news o manipolare l’opinione pubblica.
Con campagne di phishing sofisticate, poi, gli algoritmi dell’AI possono analizzare enormi quantitativi di dati personali e creare email di phishing personalizzate. Queste comunicazioni risultano più convincenti per i destinatari, aumentando in modo significativo il tasso di successo delle offensive.

Ma con l’AI dalla propria parte, i cybercriminali possono anche sviluppare malware in grado di apprendere dall’ambiente in cui si trovano ed evolvere il proprio codice, così da aggirare eventuali misure di sicurezza.
Caratteristiche che rendono ancora più complessa l’attività di rilevazione e contrasto ai virus.

Attacchi automatici, replica dei dati biometrici, adversarial AI

I sistemi basati sull’AI possono essere programmati per cercare e sfruttare in modo automatico eventuali vulnerabilità in reti informatiche e software. La velocità e l’incessante capacità di lavoro di queste macchine, aumenta l’impatto potenziale degli attacchi.

L’AI può essere usata anche per replicare i dati biometrici, come le impronte digitali o i pattern del viso utilizzati dai sistemi di rilevazione, per violare sistemi di sicurezza considerati sicuri. Oppure, nei cosiddetti attacchi ‘adversarial AI’, gli hacker inseriscono dati all’interno dei sistemi di Intelligenza artificiale allo scopo di far prendere decisioni errate, o farsi rivelare informazioni sensibili.

Botnet deviate e violazione dei dispositivi IoT  

L’AI può essere usata, poi, per sviluppare cyberattacchi capaci di modificarsi in tempo reale onde evitare il rilevamento da parte dei sistemi di sicurezza, agendo direttamente sul proprio codice per rimanere al sicuro.

Ma i cybercriminali possono sfruttare la forza dell’AI per controllare le botnet, reti composte da dispositivi infetti per lanciare attacchi coordinati come i DDoS (Distributed Denial of Service). O per automatizzare e scalare attacchi di social engineering, creando profili social finti e interagendo con altri utenti per raccogliere info personali o diffondere contenuti pericolosi.
Del resto, l’AI amplifica le capacità degli hacker quando si tratta di sfruttare le vulnerabilità dei dispositivi IoT per accedere senza autorizzazioni a dati personali o aziendali.

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Viva il turismo rurale! Italiani e stranieri preferiscono mete extra-urbane per le vacanze estive

Lo rivela l’indagine condotta da Feries sui suoi due portali, Agriturismo.it e CaseVacanza.it: oltre l’80% degli italiani, e il 90% degli stranieri, per le prossime vacanze estive preferisce una meta extraurbana. 

A prediligere le mete extraurbane sono soprattutto le generazioni più mature: il 65% dei turisti rurali, italiani e stranieri, ha tra 45 e 65 anni e viaggia prevalentemente in coppia (46%).
Grazie a una giusta combinazione tra esperienze uniche in contesti naturalistici e servizi sempre più evoluti, l’ospitalità extraurbana guadagna preferenze per le vacanze estive e primaverili.  Un  trend positivo confermato anche dalle prenotazioni sui due portali, che registrano il +10% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. 

Soggiorni brevi o lunghi? L’importante è destagionalizzare

Circa il 50% degli utenti dei due portali prevede di fare almeno due viaggi con pernottamento nei prossimi sei mesi. E se il 60% dei soggiorni brevi degli italiani sono previsti per la primavera o per l’autunno, gli stranieri ‘destagionalizzano’ anche i soggiorni più lunghi di una settimana. Il 50% dei soggiorni lunghi degli stranieri è infatti previsto in primavera o autunno.

Inoltre, se gli stranieri confermano il forte interesse per partenze in periodi diversificati, viaggiare tra giugno e luglio, e in autunno, guadagna l’interesse anche di quasi un italiano su tre.

Italia si conferma meta top

Se l’Italia si attesta tra le mete preferite, con il 78% dei connazionali che vorrebbe fare almeno un viaggio lungo lo Stivale (57% stranieri), le mete balneari sono scelte dal 70% degli intervistati, seguite da montagna, collina e piccoli borghi (11%).
La scelta delle mete si riflette anche nella tipologia delle esperienze, che arricchiscono il soggiorno con la scoperta delle ricchezze, meglio se nascoste, del territorio.

Le attività escursionistiche in contatto diretto con la natura sono le predilette dal 28% degli italiani, ma si registra anche un forte interesse per le attività culturali (20%) ed enogastronomiche (19%).
Quanto ai driver di scelta, prezzo e scenario geopolitico sono i principali fattori che influenzano le prenotazioni di viaggio. Circa il 20% dei turisti italiani (4% stranieri) darà priorità al risparmio, mentre le valutazioni dei rischi in termini di sicurezza influiscono significativamente sulle scelte di viaggio del 34% degli italiani e del 44% degli stranieri.

Viaggi green: un’abitudine consolidata

Il 53% degli intervistati dichiara poi di avere scelto già da tempo un modo di viaggiare più green.

Oltre ad adottare buone pratiche, come la riduzione dei rifiuti e il rispetto delle risorse naturali (53%), le scelte ecosostenibili degli italiani in vacanza riguardano la preferenza per alloggi eco-friendly (40%) con misure per ridurre l’impatto ambientale (uso di energie rinnovabili o riciclo dei rifiuti), l’uso di mezzi trasporti sostenibili a basse emissioni di carbonio come il treno (29%) e le destinazioni naturali protette (32%), che preservano e tutelano gli ecosistemi naturali.

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Cybersecurity IT: le aziende geo-distribuite hanno difficoltà a gestire l’infrastruttura tech

Per la maggior parte delle aziende distribuite geograficamente le sfide maggiori da affrontare riguardano gli aspetti tecnologici. In particolare, per oltre un terzo delle aziende con più filiali e uffici distanti tra loro a livello globale la principale preoccupazione è la creazione e la gestione di un’infrastruttura IT coesa tra più sedi.

È quanto emerge dal nuovo report globale di Kaspersky, dal titolo ‘Gestione delle aziende geograficamente distribuite: sfide e soluzioni’. La ricerca, condotta in 20 Paesi, tra cui l’Italia, fornisce una visione più approfondita della sicurezza di reti e informazioni che le aziende geo-distribuite devono affrontare.

Creare coerenza e garantire la sicurezza delle informazioni  

Tra gli intervistati, il 37% ha dichiarato che la creazione e la gestione di un’infrastruttura IT coerente in più sedi è la principale preoccupazione, mentre il 24% ha affermato che garantire una sicurezza delle informazioni completa su tutti gli asset e i processi rappresenta la sfida più importante.

Se si considerano le problematiche relative a infrastruttura IT e sicurezza delle informazioni, il 42% degli esperti considera il rilevamento e la risposta agli incidenti come il primo ostacolo quando si affrontano progetti di cybersecurity in più sedi. E più di un terzo ha difficoltà a implementare efficacemente misure di sicurezza (38%) e a definire policy di sicurezza coerenti (36%).

Preoccupano anche l’integrazione di nuove filiali e gli alti costi di assunzione

Tra le altre preoccupazioni tecnologiche, gli intervistati citano la configurazione e l’integrazione di nuove filiali nella rete esistente, gli alti costi di assunzione del personale IT, oltre alla mancanza di strumenti di gestione della sicurezza e i tempi di ripristino più lunghi dopo i guasti del sistema.

“I dati della nostra ricerca dimostrano che garantire la sicurezza delle reti e delle informazioni in più uffici geograficamente distanti è un compito difficile – ha commentato Maxim Kaminsky, Business Development Manager di Secure Access Service Edge di Kaspersky -. Normative e legislazioni locali, così come risorse e competenze diverse tra la sede centrale e le filiali, oltre alla mancanza di strumenti di rete e di cybersecurity efficaci, possono costituire un ostacolo significativo per gli specialisti, che cercano di implementare e mantenere standard di sicurezza uniformi e una configurazione di rete coerente.

Le soluzioni per affrontare (e vincere) la sfida

“Per affrontare questa sfida – ha aggiunto  Maxim Kaminsky -, le aziende dovrebbero applicare soluzioni che consentano una gestione centralizzata e automatizzata della rete, e forniscano una protezione completa di tutti gli uffici, indipendentemente dalla loro ubicazione”.

Per proteggere le aziende geo-distribuite dalle minacce informatiche e ridurre la possibilità di problemi di rete, gli esperti di Kaspersky consigliano di utilizzare soluzioni specifiche per gestire l’intera rete aziendale da un’unica console, e utilizzare soluzioni centralizzate e automatizzate per garantire una protezione informatica completa di tutte le risorse e i processi aziendali. Sia presso la sede centrale sia gli uffici locali.

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