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Truffe online: arriva quella del “curriculum”

Una nuova frode che sfrutta la vulnerabilità di chi è in cerca di lavoro, promettendo opportunità inesistenti per sottrarre dati sensibili o denaro. È la cosiddetta ‘truffa del curriculum’.
Il 2025 ha visto un incremento allarmante delle truffe telefoniche in Italia, con una particolare incidenza di questa frode.

La truffa del curriculum si articola in diverse fasi. La prima tipicamente avviene tramite un contatto telefonico da un numero italiano sconosciuto.
Spesso, si tratta di un messaggio vocale preregistrato che esordisce con la frase: ‘Salve, abbiamo ricevuto il tuo curriculum’. L’obiettivo è creare un’aspettativa nella vittima, soprattutto se è attivamente impegnata nella ricerca di lavoro.

Dal telefono si passa a WhatsApp

L’uso di numeri italiani e di messaggi preregistrati conferisce una parvenza di legittimità alla truffa, e permette ai truffatori di raggiungere un vasto numero di potenziali vittime.
Successivamente al primo messaggio preregistrato, la vittima viene invitata a proseguire la conversazione su WhatsApp.

Questo passaggio strategico consente ai truffatori di inviare link, documenti e interagire in modo più continuativo in un ambiente meno formale e controllato. La telefonata iniziale funge quindi da filtro, identificando individui più vulnerabili e permettendo poi un approccio più mirato via chat.
I truffatori, presentandosi come rappresentanti di agenzie per il lavoro o aziende, utilizzano un linguaggio cortese e professionale per guadagnare fiducia. In alcuni casi, creano un senso di urgenza e spingendo la vittima a decisioni affrettate. 

Cruciale riconoscere i segnali di allarme

L’efficacia della truffa risiede nella capacità di sfruttare la speranza di trovare lavoro, rendendo le persone meno caute.
Una volta stabilito il contatto su WhatsApp, i truffatori possono richiedere la compilazione di moduli online con dati sensibili, inviare link a finte pagine di candidatura per rubare credenziali, o proporre ‘lavori online’ che si rivelano schemi di investimento fraudolenti.

In alcuni casi, il clic su link inviati può portare al download di malware, con le vittime che rischiano accessi non autorizzati al conto corrente, perdita di fondi o compromissione dei dispositivi.
Ma, come sempre, per proteggersi è cruciale riconoscere i segnali di allarme.

È importante segnalare i tentativi di truffa alla Polizia Postale

Ricevere una chiamata inaspettata riguardo al curriculum, soprattutto se non si è attivamente alla ricerca di lavoro, è un campanello d’allarme.
Pressioni per fornire dati personali, cliccare su link sospetti, comunicazioni da numeri sconosciuti o con prefissi esteri, promesse di guadagni facili e la richiesta di proseguire la conversazione su WhatsApp sono tutti indicatori di potenziale frode.

Le precauzioni da prendere per non cadere in trappola, riporta Adnkronos, sono anzitutto non rispondere a telefonate sospette e bloccare i numeri, non fornire dati personali o bancari a sconosciuti al telefono, verificare l’affidabilità dell’interlocutore (magari contattando l’ente presunto tramite canali ufficiali), non cliccare su link o scaricare allegati da numeri sconosciuti, e segnalare tentativi di truffa alla Polizia Postale e alle associazioni di consumatori.

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Cyber sicurezza: la “cyber-igiene” protegge la privacy

Il 28 gennaio si è celebrata la Giornata europea della protezione dei dati. Un’occasione per riflettere sulla sicurezza delle informazioni personali online e sull’importanza di adottare comportamenti adeguati per la protezione digitale. Ma cosa significa prendersi cura della propria ‘cyber-igiene’? 

Il Centro Cybersecurity della Fondazione Bruno Kessler (FBK), l’istituto di ricerca specializzato nei campi della tecnologia, dell’innovazione, delle scienze umane e sociali, ha messo a fuoco pratiche e comportamenti che ogni utente dovrebbe adottare per proteggere le proprie informazioni digitali, nonché la propria identità online.

Password: dovrebbe essere lunga almeno 16 caratteri

Il primo suggerimento agli utenti riguarda la gestione delle password. “Le password sono la prima linea di difesa contro gli attacchi informatici – spiega Giada Sciarretta, science ambassador di Fondazione Bruno Kessler, operativa nell’unità Security & trust ed esperta in progettazione e analisi di sicurezza di soluzioni di identità digitale -; è quindi importante evitare combinazioni prevedibili come ‘123456’ o ‘password’, preferendo soluzioni più complesse e sicure. Una buona pratica è adottare una passphrase lunga almeno 16 caratteri, contenente lettere maiuscole, minuscole, numeri e simboli speciali. Inoltre, è essenziale cambiare regolarmente la ‘parola d’ordine’ e non riutilizzarla per più account”.

Secondo una stima di NordPass, azienda che fornisce applicazioni per la gestione sicura delle password, in Italia, nel 2024, tra quelle più utilizzate si trovano ancora combinazioni di numeri, come ‘123456’ o ‘12345678’, o parole come ‘password’, ‘cambiami’ e ‘juventus’, che espongono a numerosi rischi.

Autenticazione multifattore: riduce il rischio di accessi non autorizzati

Un’altra misura essenziale è l’autenticazione multifattoriale (Mfa), che aggiunge un ulteriore livello di sicurezza poiché per accedere a un account o a un’applicazione richiede un secondo fattore oltre alla password, come, ad esempio, un codice generato da una app di autenticazione o l’impronta digitale.

Questo riduce notevolmente il rischio di accessi non autorizzati e garantisce una maggiore protezione anche in caso di furto delle credenziali di accesso. Configurare l’Mfa per tutti gli account che lo supportano è una delle migliori strategie per proteggere i dati personali.

Alias email: l’indirizzo temporaneo che salvaguarda quello principale

Il terzo consiglio è l’utilizzo di ‘alias email’, che permette di creare alias temporanei per evitare di esporre il proprio indirizzo principale e proteggere la propria identità digitale.
Gli alias possono essere utili per iscriversi a servizi online senza compromettere l’account principale, riducendo la possibilità di ricevere spam o di essere vittime di phishing.

Le cause principali di un data breach, riporta Adnkronos, includono attacchi hacker, configurazioni errate dei sistemi, vulnerabilità software e negligenza umana. Le conseguenze possono essere gravi, con impatti finanziari e reputazionali significativi per individui e aziende. Per proteggersi, è possibile controllare regolarmente siti come ‘Have i been pwned’ se il proprio indirizzo email è stato compromesso. IN tal caso, cambiare subito le password in caso di compromissione e abilitare sempre l’autenticazione multifattoriale per limitare i danni.

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Imprese e famiglie italiane, più connesse al Nord che al Sud

Nel 2023, il 74,2% delle imprese italiane con almeno 10 dipendenti utilizza un sito web o pagine web per valorizzare la propria attività. Tuttavia, si registra una flessione nel Mezzogiorno, dove la percentuale è scesa dal 65,2% nel 2021 al 62,5% nel 2023. In particolare, l’Abruzzo è passato dal 73,7% al 63,9% e la Sicilia dal 78,4% al 63,5%. A livello europeo, l’Italia si colloca al sedicesimo posto, con una percentuale inferiore alla media UE del 78%.

Più laureati in discipline tecnico-scientifiche

Nel 2021, si è osservato un aumento della quota di giovani tra i 20 e 29 anni che hanno conseguito una laurea in discipline tecnico-scientifiche, pari a 17,8 per mille residenti. Tra i maschi, la quota è del 21,0 per mille, mentre tra le femmine è del 14,3 per mille. Rispetto al 2019, c’è stata una crescita di 1,3 punti, con un divario di genere in aumento. Il Centro Italia mostra la quota più elevata di laureati in queste discipline, con Lazio e Umbria che raggiungono rispettivamente 19,5 e 19,0 per mille.

Nel Mezzogiorno, spiccano Abruzzo, Molise e Basilicata con valori superiori a 21 per mille. Il divario di genere è più accentuato nel Nord-Est (9,4 punti) e più contenuto nel Mezzogiorno (4,5 punti). Nonostante la crescita, l’Italia resta indietro rispetto a molti paesi europei.

Internet è nell’83,7% delle case

Nel 2023, l’83,7% delle famiglie italiane dispone di un accesso a Internet da casa, con un aumento di 0,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Le regioni con i valori più elevati sono Lombardia (86,3%), Lazio (86,2%), Trentino-Alto Adige/Südtirol (86,2%) e Veneto (86,1%).

Tutte le regioni del Centro Nord, tranne Liguria e Umbria, presentano valori superiori o in linea con la media nazionale. In Sardegna, la percentuale è prossima alla media nazionale, mentre il Mezzogiorno continua a presentare un forte divario.

Chi sono gli italiani che usano la rete?

Nel 2023, il 91,7% delle famiglie italiane con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni dispone di un accesso a Internet, un dato vicino alla media UE del 93,1%. L’uso regolare di Internet riguarda l’80,3% della popolazione italiana di 6 anni e più. Il 83,2% dei maschi e il 77,6% delle femmine naviga sul web, con un divario di genere maggiore nelle fasce di età più anziane.

Il Mezzogiorno presenta uno scarto di 7 punti percentuali rispetto al Nord e di 6 punti rispetto al Centro. L’Emilia-Romagna ha la percentuale più alta di internauti (84,5%), mentre la Calabria ha la più bassa (71,6%). A livello europeo, l’Italia è tra gli ultimi posti, con l’85,5% di utenti Internet regolari tra i 16 e i 74 anni, contro una media UE del 90,2%.

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Cybersecurity: la sfida dell’Intelligenza Artificiale generativa

Le soluzioni di Intelligenza artificiale generativa, generative AI, sono in grado di addestrarsi su enormi quantità di dati e utilizzarli per creare contenuti con un grado variabile di innovazione. Sono queste soluzioni a rappresentare un’autentica rivoluzione a livello economico e sociale.

L’interesse per questa tecnologia ha contribuito a far crescere in modo esponenziale aziende del settore hi-tech, e le applicazioni pratiche sono già innumerevoli in diversi campi. Ma l’AI generativa permette ai cybercriminali di creare minacce sempre più difficili da scoprire. E per quanto le soluzioni di Intelligenza artificiale siano state create a fin di bene è innegabile che possano causare vere e proprie catastrofi.
Ad esempio, molte organizzazioni cybercriminali usano ChatGPT per creare testi più credibili ed efficaci da utilizzare nelle campagne di phishing. Ma non solo.

Deepfake, phishing personalizzato, malware intelligenti

Gli hacker utilizzano l’AI per creare video e foto deepfake, contenuti digitali in cui viene utilizzato l’aspetto esteriore o la voce di personaggi pubblici per lanciare attacchi informatici basati sull’impersonation. Lo scopo è diffondere fake news o manipolare l’opinione pubblica.
Con campagne di phishing sofisticate, poi, gli algoritmi dell’AI possono analizzare enormi quantitativi di dati personali e creare email di phishing personalizzate. Queste comunicazioni risultano più convincenti per i destinatari, aumentando in modo significativo il tasso di successo delle offensive.

Ma con l’AI dalla propria parte, i cybercriminali possono anche sviluppare malware in grado di apprendere dall’ambiente in cui si trovano ed evolvere il proprio codice, così da aggirare eventuali misure di sicurezza.
Caratteristiche che rendono ancora più complessa l’attività di rilevazione e contrasto ai virus.

Attacchi automatici, replica dei dati biometrici, adversarial AI

I sistemi basati sull’AI possono essere programmati per cercare e sfruttare in modo automatico eventuali vulnerabilità in reti informatiche e software. La velocità e l’incessante capacità di lavoro di queste macchine, aumenta l’impatto potenziale degli attacchi.

L’AI può essere usata anche per replicare i dati biometrici, come le impronte digitali o i pattern del viso utilizzati dai sistemi di rilevazione, per violare sistemi di sicurezza considerati sicuri. Oppure, nei cosiddetti attacchi ‘adversarial AI’, gli hacker inseriscono dati all’interno dei sistemi di Intelligenza artificiale allo scopo di far prendere decisioni errate, o farsi rivelare informazioni sensibili.

Botnet deviate e violazione dei dispositivi IoT  

L’AI può essere usata, poi, per sviluppare cyberattacchi capaci di modificarsi in tempo reale onde evitare il rilevamento da parte dei sistemi di sicurezza, agendo direttamente sul proprio codice per rimanere al sicuro.

Ma i cybercriminali possono sfruttare la forza dell’AI per controllare le botnet, reti composte da dispositivi infetti per lanciare attacchi coordinati come i DDoS (Distributed Denial of Service). O per automatizzare e scalare attacchi di social engineering, creando profili social finti e interagendo con altri utenti per raccogliere info personali o diffondere contenuti pericolosi.
Del resto, l’AI amplifica le capacità degli hacker quando si tratta di sfruttare le vulnerabilità dei dispositivi IoT per accedere senza autorizzazioni a dati personali o aziendali.

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Cybersecurity IT: le aziende geo-distribuite hanno difficoltà a gestire l’infrastruttura tech

Per la maggior parte delle aziende distribuite geograficamente le sfide maggiori da affrontare riguardano gli aspetti tecnologici. In particolare, per oltre un terzo delle aziende con più filiali e uffici distanti tra loro a livello globale la principale preoccupazione è la creazione e la gestione di un’infrastruttura IT coesa tra più sedi.

È quanto emerge dal nuovo report globale di Kaspersky, dal titolo ‘Gestione delle aziende geograficamente distribuite: sfide e soluzioni’. La ricerca, condotta in 20 Paesi, tra cui l’Italia, fornisce una visione più approfondita della sicurezza di reti e informazioni che le aziende geo-distribuite devono affrontare.

Creare coerenza e garantire la sicurezza delle informazioni  

Tra gli intervistati, il 37% ha dichiarato che la creazione e la gestione di un’infrastruttura IT coerente in più sedi è la principale preoccupazione, mentre il 24% ha affermato che garantire una sicurezza delle informazioni completa su tutti gli asset e i processi rappresenta la sfida più importante.

Se si considerano le problematiche relative a infrastruttura IT e sicurezza delle informazioni, il 42% degli esperti considera il rilevamento e la risposta agli incidenti come il primo ostacolo quando si affrontano progetti di cybersecurity in più sedi. E più di un terzo ha difficoltà a implementare efficacemente misure di sicurezza (38%) e a definire policy di sicurezza coerenti (36%).

Preoccupano anche l’integrazione di nuove filiali e gli alti costi di assunzione

Tra le altre preoccupazioni tecnologiche, gli intervistati citano la configurazione e l’integrazione di nuove filiali nella rete esistente, gli alti costi di assunzione del personale IT, oltre alla mancanza di strumenti di gestione della sicurezza e i tempi di ripristino più lunghi dopo i guasti del sistema.

“I dati della nostra ricerca dimostrano che garantire la sicurezza delle reti e delle informazioni in più uffici geograficamente distanti è un compito difficile – ha commentato Maxim Kaminsky, Business Development Manager di Secure Access Service Edge di Kaspersky -. Normative e legislazioni locali, così come risorse e competenze diverse tra la sede centrale e le filiali, oltre alla mancanza di strumenti di rete e di cybersecurity efficaci, possono costituire un ostacolo significativo per gli specialisti, che cercano di implementare e mantenere standard di sicurezza uniformi e una configurazione di rete coerente.

Le soluzioni per affrontare (e vincere) la sfida

“Per affrontare questa sfida – ha aggiunto  Maxim Kaminsky -, le aziende dovrebbero applicare soluzioni che consentano una gestione centralizzata e automatizzata della rete, e forniscano una protezione completa di tutti gli uffici, indipendentemente dalla loro ubicazione”.

Per proteggere le aziende geo-distribuite dalle minacce informatiche e ridurre la possibilità di problemi di rete, gli esperti di Kaspersky consigliano di utilizzare soluzioni specifiche per gestire l’intera rete aziendale da un’unica console, e utilizzare soluzioni centralizzate e automatizzate per garantire una protezione informatica completa di tutte le risorse e i processi aziendali. Sia presso la sede centrale sia gli uffici locali.

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Preferenze di acquisto: on line batte negozio fisico? 

Gli acquisti on line sono ormai una prassi consolidata, tanto che la media per i cittadini è di almeno due “spese” al mese. Lo rivela il Global Consumer Trends Report di BigCommerce e Retail Dive, che evidenzia come le abitudini di acquisto stiano subendo una significativa trasformazione.

Il 39% delle 1.300 persone intervistate in Europa, Nord America, Medio Oriente e Africa preferisce acquistare online, mentre solo il 21% predilige l’esperienza di acquisto in negozio fisico.

Shopping on line, il 77% dei compratori ha speso di più rispetto l’anno precedente 

Un dato interessante è che il 77% degli acquirenti online ha speso nel 2023 quanto o più rispetto all’anno precedente. Questo aumento è attribuibile principalmente alla convenienza e flessibilità degli acquisti online, uniti alla possibilità di ricevere sconti esclusivi e omaggi. SI tratta di un insieme di elementi chiave che caratterizzano l’esperienza digitale di shopping.

Frequenza degli acquisti online

La maggior parte degli intervistati (76%) effettua acquisti online almeno due volte al mese tramite siti web, app o social media, mentre il 49% compie almeno un acquisto online a settimana. Ma dove si concentrano le sessioni di shopping sul web? I settori più popolari per gli acquisti includono abbigliamento e accessori (47%), salute e bellezza (40%) e ristoranti e generi alimentari (36%).

Le categorie di acquisti su abbonamento vedono in testa i generi alimentari (30%), seguiti da intrattenimento (22%) e cosmetici/cura del corpo (21%).

La spedizione gratuita è un vero driver di vendita

Il 40% degli acquirenti online indica la consegna gratuita come prima aspettativa durante l’esperienza dello shopping. Un altro 35% del campione considera le spese di reso come un inconveniente e quindi un “deterrente”. Non per niente, il 26% degli intervistati ha abbandonato il carrello della spesa online nei precedenti tre mesi a causa dei costi di spedizione. 

Ricerche e comparazioni prima di acquistare

Gli acquirenti online effettuano ricerche su una varietà di media, inclusi l’utilizzo dell’app del rivenditore (54%), siti web via mobile (50%) o desktop (49%). Le ricerche avvengono principalmente su dispositivi mobili (61%), seguite da quelle sul web (57%) e su marketplace (57%). La ricerca e il confronto dei prezzi con rivenditori concorrenti sono ormai prassi abituale. Infatti il 95% dei consumatori dichiara di confrontare i prezzi prima di effettuare un acquisto.

L’exploit del Buy Now, Pay Later (BNPL)

Il 23% degli acquirenti intervistati ha utilizzato come metodo di pagamento il “Buy Now, Pay Later” (BNPL), manifestando un crescente interesse verso questa opzione. Nonostante la prevalenza delle carte di credito o debito (93%) al momento del checkout, il BNPL sta guadagnando popolarità come alternativa di pagamento.

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Clonazione vocale con l’AI, quali sono i rischi?

La tecnologia di clonazione vocale basata sull’intelligenza artificiale (AI) ha compiuto progressi notevoli negli ultimi anni, mostrando una crescente sofisticazione e realismo. Questo sviluppo ha aperto nuove opportunità in diversi settori, inclusi l’intrattenimento, l’assistenza clienti e le interazioni virtuali.

Però, come spesso accade, insieme ai benefici emergono anche potenziali minacce, in particolare l’uso fraudolento di questa tecnologia.

Bastano 5 secondi per replicare una voce

La clonazione vocale AI riguarda la creazione di un modello digitale della voce di un individuo, consentendo la generazione di parole e frasi mai pronunciate da quella persona. Ad esempio, con soli 5 secondi di registrazione vocale, alcuni software avanzati possono creare un clone vocale incredibilmente convincente.

Questa capacità può essere sfruttata da truffatori per imitare persone care, figure di fiducia o autorità, al fine di indurre le vittime a cedere denaro o informazioni sensibili.

Un nuovo terreno per i cybercriminali

Secondo un rapporto dell’FBI del 2020, i crimini informatici hanno causato perdite superiori a 4,2 miliardi di dollari negli Stati Uniti, con le truffe vocali che rappresentano una parte significativa di tali reati.

Le truffe vocali AI stanno diventando sempre più sofisticate, rendendo difficile per le persone distinguere tra una voce clonata e una reale.

Verificare l’identità di chi telefona

Per proteggersi da queste truffe, esistono diverse misure che individui e organizzazioni possono adottare. È consigliabile verificare sempre l’identità del chiamante, specialmente in caso di richieste di denaro o dati personali. Questa verifica può includere il richiamo attraverso numeri di telefono ufficiali. L’educazione su tattiche e tecniche utilizzate dai truffatori è fondamentale per ridurre il rischio di essere ingannati, e condividere queste informazioni con amici e familiari può essere utile.

Attenzione alla propria privacy

Inoltre, l’utilizzo di tecnologie di sicurezza, come soluzioni software in grado di analizzare le caratteristiche vocali per rilevare eventuali imitazioni, può offrire un livello di protezione aggiuntivo.

Infine, mantenere la propria privacy limitando la quantità di informazioni personali condivise pubblicamente, soprattutto sui social media, può ridurre le possibilità che la propria voce venga clonata.

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Intelligenza Artificiale: un anno di trionfi e innovazioni. Le prospettive settoriali per il 2024

Dopo un anno di sorprendenti avanzamenti, l’Intelligenza artificiale sta plasmando un futuro intriso di innovazione. Le sue applicazioni nei diversi settori produttivi, nell’industria dell’intrattenimento e le sue implicazioni nel mondo del lavoro sono solo la punta dell’iceberg di un cambiamento profondo che sta modificando rapidamente il nostro presente.

L’interazione continua tra menti brillanti, ingegneri e esperti settoriali promette infatti di portare l’Intelligenza artificiale verso nuove, e più alte, vette.
Un anno fa il panorama dell’Intelligenza artificiale iniziava a manifestare i primi segni di una trasformazione epocale. E ora si attendono con trepidazione le prossime frontiere che l’Intelligenza artificiale attraverserà nel prossimo anno, e oltre.

Una rivoluzione per la Sanità e l’industria manifatturiera

Nel settore sanitario, l’Intelligenza artificiale si è rivelata una forza trainante, accelerando processi cruciali come la diagnosi e il trattamento delle malattie.
Gli algoritmi sofisticati di apprendimento automatico analizzano i dati clinici dei pazienti con una precisione senza precedenti, rivoluzionando anche la ricerca di nuovi farmaci e terapie.
Nell’industria manifatturiera, invece, l’Intelligenza artificiale sta ridefinendo la produzione attraverso l’introduzione di robot intelligenti.

I robot collaborano sinergicamente con la forza lavoro umana, accelerando i cicli di produzione e ottimizzando le operazioni. Algoritmi avanzati si occupano della riduzione degli sprechi e dell’ottimizzazione dei processi produttivi.

Finanza: previsione dei mercati e gestione avanzata del rischio

Il settore finanziario abbraccia l’Intelligenza artificiale per prevedere le dinamiche di mercato, analizzare il rischio e contrastare le frodi. Gli algoritmi avanzati analizzano costantemente i flussi di dati finanziari, consentendo agli operatori decisioni tempestive e illuminate in un contesto economico sempre mutevole.

Nel settore dell’educazione, l’apprendimento personalizzato sta rivoluzionando le aule. Nel mondo dell’istruzione e della formazione, infatti, l’Intelligenza artificiale sta contribuendo soprattutto a personalizzare l’esperienza di apprendimento. Sistemi di apprendimento automatico valutano il progresso degli studenti, adattando il materiale didattico alle loro esigenze specifiche. Questo approccio su misura favorisce un apprendimento più coinvolgente e mirato

Trasporti, dalla guida autonoma al rinnovamento delle infrastrutture

L’Intelligenza artificiale sta facendo progressi significativi anche nel settore dei trasporti. I veicoli a guida autonoma stanno diventando sempre più comuni e utilizzati. Grazie a sensori sofisticati e algoritmi avanzati, tra gli latri vantaggi, la guida autonoma promette di rendere il traffico urbano più sicuro ed efficiente.

Contestualmente, l’Intelligenza artificiale viene impiegata per ottimizzare le infrastrutture allo scopo di ridurre i tempi di percorrenza e migliorare la gestione del traffico urbano.

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Cybersecurity: comunità gamer sotto attacco, 192.456 utenti colpiti

La comunità dei giocatori online su mobile è diventata un obiettivo allettante per i criminali informatici, che sfruttano questo enorme bacino di utenti per poter accedere, e sottrarre, dati personali e finanziari.
Nel 2023 la community globale del gaming rappresenta infatti quasi il 40% della popolazione mondiale, ovvero, oltre tre miliardi di giocatori.

Dal 1° luglio 2022 al 1° luglio 2023 Kaspersky ha documentato 436.786 tentativi di violazione di dispositivi mobili, con un impatto su 84.539 utenti.
Gli incidenti, invece, hanno interessato 192.456 utenti in tutto il mondo.
In pratica, i criminali sfruttano gli account gaming per rubare asset di gioco e valuta virtuale, per poi vendere gli account compromessi con valore reale.

File dannosi travestiti da giochi popolari 

In particolare, sono 4.076.530 i tentativi di scaricare 30.684 file unici, ‘travestiti’ dai criminali da giochi popolari, mod, cheat e altri software legati al gaming.
Si tratta di file classificati principalmente come software indesiderati, spesso etichettati come ‘not-a-virus’, come downloader (89,7%), adware (5,25%) e trojan (2,39%).

Il software dannoso e indesiderato spesso si nasconde sotto forma di giochi popolari, diffusi attraverso siti web di terze parti che offrono versioni pirata. Queste pagine ingannevoli mostrano in genere numeri di download inflazionati, inducendo potenzialmente gli utenti a un falso senso di sicurezza.
Tuttavia, cliccando sul pulsante di download si ottiene un archivio che può contenere elementi dannosi o non correlati, che si discostano dal contenuto promesso.

Minecraft, Roblox, Counter-Strike: Global Offensive i più colpiti

Ed è Minecraft il bersaglio preferito dai criminali informatici, responsabile del 70,29% di tutti gli alert.
Nel periodo considerato, le minacce che hanno usato Minecraft come esca hanno colpito 130.619 giocatori in tutto il mondo. Al secondo Roblox, che ha contribuito al 20,37% di tutti gli avvisi e ha colpito 30.367 utenti.
Counter-Strike: Global Offensive (4,78%), PUBG (2,85%), Hogwarts Legacy (0,60%), DOTA 2 (0,45%) e League of Legends (0,31%) sono anch’essi tra i principali giochi oggetto di minacce informatiche.

Aumentano gli attacchi ransomware ai professionisti

Una scoperta degna di nota riguarda la comparsa di SpyNote. Si tratta di un trojan spia distribuito tra gli utenti di Roblox, che offre diverse funzionalità di spionaggio, tra cui keylogging, registrazione dello schermo, streaming video dalle fotocamere del telefono e la capacità di impersonare le applicazioni di Google e Facebook per indurre gli utenti a divulgare le loro password.

Ma continuano a rappresentare una minaccia significativa per i gamer anche il phishing e le pagine di distribuzione contraffatte.
“L’incessante ricerca di dati personali ha portato a un notevole aumento degli attacchi ransomware anche ai gamer professionisti, che hanno bisogno di giocare senza interruzioni – spiega Vasily Kolesnikov, Cybersecurity Expert di Kaspersky -. Questo sottolinea la necessità di una maggiore consapevolezza della sicurezza informatica all’interno della community dei gamer”.

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Il caffè spopola anche su TikTok

La cultura del caffè è ovunque: interessa la grande distribuzione, i bar, i corner dedicati sempre più hype, e i social media, nuovo luogo di incontro e scambio delle new gen.
Su TikTok sta infatti spopolando l’hashtag #coffeetok, intorno al quale si è attivata una vasta community che prende ispirazione per il consumo di caffè.
Una bevanda che da secoli si beve per sentirsi più energici, più propensi alla socializzazione, ma anche più rilassati e propositivi.

Secondo una ricerca internazionale condotta da Versuni, rebranding di Philips Domestic Appliances, in occasione della Giornata mondiale del caffè, quasi un quarto degli intervistati rinuncerebbe al consumo di alcolici piuttosto che al caffè della mattina. E la percentuale si alza ulteriormente nella fascia d’età compresa tra 25-34 anni.

Un rituale mattutino imprescindibile

Quel che è certo, è che il caffè coinvolge tutte le categorie sociali ed è genderless, ma soprattutto è legato a un rituale imprescindibile della mattina.

Il 66% di tutti i consumatori di età superiore ai 45 anni beve caffè nella prima parte della giornata (35% 16-24enni), e se il 60% afferma che guardare il telefono è il principale svago pre-pomeridiano, più della metà (53%) prende anche una tazza di caffè.
All’interno di queste macro-tendenze, per gli italiani in tutte le fasce d’età il rito del caffè mattutino (61%) supera anche l’uso dello smartphone (57,8%), la colazione (58,6%), la doccia, lo skincare e la lettura delle notizie, tre azioni che si aggirano intorno al 30%.

Non solo tradizione

Ma come si prende il caffè? Se il 47,89% degli italiani sceglie il classico espresso, seguito dal cappuccino (17,66%), alla tradizione si affiancano nuovi scenari di consumo, come la scelta del latte.
In Italia, dove viene ancora ampiamente preferito il caffè nero (37,4%), il 22% predilige la versione senza lattosio, mentre il 18,3% quello di mandorla o soia, a cui seguono il latte d’orzo e di cocco.

Anche dentro questa nuova tendenza, la popolazione delinea alcune micro-abitudini. Il 31% fa il suo primo sorso tra le 7 e le 7 e 59, il 34,4% ama prenderlo sempre nella stessa tazza, e tra le varianti più amate, il caffè freddo (38,3%), la versione preparata con il montalatte (36,2%) e quelle con l’aggiunta di polvere di cacao (22%).

Coffee-device che passione!

Ma la creatività spazia anche dal consumo di caffè con lo sciroppo di caramello o d’acero, miele, scorze di limone o arancia, e perfino burro.

Tra gli usi e i comportamenti a livello worldwide ci sono anche quelli che riguardano i coffee-device.
Uno consumatore su quattro mette evidenza la macchina per il caffè al centro della cucina, uno su 10 la mostra agli ospiti, proprio come si fa con un oggetto di design. E altrettanti la portano con sé in vacanza, per non dover cambiare le abitudini di consumo neanche in ferie.

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