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Consumo del suolo: nel 2025 il dato peggiore degli ultimi 12 anni

Il suolo fornisce materie prime, biomassa e il cibo necessario alla sopravvivenza dell’uomo e di tutte le altre specie viventi. Nel 2024 sono stati consumati 83,7 chilometri quadrati di suolo, il +15,6% rispetto all’anno precedente. Secondo il rapporto Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici di Ispra e Snpa, il consumo netto è stato di 78,5 chilometri quadrati, il peggior saldo degli ultimi dodici anni. 

“Consumare suolo non significa soltanto deturpare il paesaggio, ma distruggere una risorsa indispensabile alla vita dichiara Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia -. Il suolo è una risorsa non rinnovabile, scarsa e non esiste tecnologia che possa sostituire i suoi servizi ecosistemici:”.

L’elemento fondamentale del ciclo vitale

“È l’elemento fondamentale del ciclo vitale sulla Terra – aggiunge Nappini -: rappresenta una riserva di biodiversità, un serbatoio di carbonio ed è regolatore del ciclo dell’acqua e degli elementi biochimici. Senza suolo non c’è agricoltura e senza agricoltura non c’è cibo”.

Ma a farne le spese sono le aree più accessibili e anche le più fertili. Preoccupa in particolar modo il consumo di suolo agricolo. Ogni anno nuove cause di consumo si sommano a quelle tradizionali. Nel 2024 il rapporto ne individua tre, le aree destinate alla logistica, i data center e i pannelli fotovoltaici a terra.
Questi ultimi impattano in modo sensibile. In un anno hanno coperto 1.702 nuovi ettari, di cui l’80% su superfici precedentemente utilizzate a fini agricoli.

Rischio idrogeologico aumentato

Il dato fotografa un trend in forte crescita. Gli impianti di questo tipo sono aumentati di oltre venti volte nel giro di quattro anni.
Non va dimenticato che il consumo di suolo, sommato all’abbandono delle aree interne, oltre a provocare danni all’agricoltura e al tanto sbandierato Made in Italy, ha impatti economici e ambientali significativi.

Ad esempio, aumenta il rischio idrogeologico (alluvioni, frane) i cui danni annuali complessivi raggiungono 3,3 miliardi di euro (dal 2010 a oggi la spesa è triplicata), più di un sesto della manovra in discussione al parlamento.

Non una voce da inserire in bilancio, ma un bene pubblico da proteggere

“O oggi le coperture artificiali occupano il 7,17% del territorio italiano, quasi il doppio della media europea – sottolinea Nappini -. Non è affatto poco, se pensiamo che solo il 23,2% dell’intero territorio nazionale è pianeggiante e che oltre un terzo è montano. Ci sono regioni, la Lombardia, il Veneto e la Campania, dove più di un decimo del suolo è già consumato”.

Il Regolamento europeo sul ripristino della natura impone però l’azzeramento della perdita netta di aree verdi urbane entro il 2030 e la Strategia del suolo per il 2030 adottata dalla Commissione Europea nel 2021 stabiliva l’obiettivo per tutti i Paesi membri di non consumare suolo entro il 2050. Allo stato attuale questi target sono irraggiungibili.

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Estate 2025: sì viaggiare, ma all’insegna della sicurezza

Quest’estatate gli italiani si preparano per affrontare le vacanze con maggiore consapevolezza e protezione.
Organizzare un viaggio è sempre un’esperienza stimolante e ricca di aspettative, ma per godersela senza preoccupazioni è indispensabile proteggersi dagli imprevisti. Per questo, l’assicurazione viaggio oggi è diventata una componente essenziale della pianificazione di ogni partenza.

Secondo i dati raccolti dalla insurtech Heymondo i mesi estivi rappresentano il periodo di maggior sottoscrizione delle polizze viaggio, con il 31,68% delle coperture emesse tra giugno e agosto.
Un dato che conferma la tendenza degli italiani a viaggiare principalmente in estate e a stipulare l’assicurazione con breve anticipo rispetto alla partenza.

Un’assicurazione di viaggio temporanea

Il dato interessante riguarda infatti la tempistica con cui gli italiani stipulano la polizza viaggio. Solo il 31,29% agisce con più di 30 giorni di anticipo, mentre la maggioranza a meno di un mese dalla partenza. 
Quest’attitudine rivela una scarsa propensione degli italiani alla pianificazione anticipata in materia di protezione in viaggio. Una tendenza che si intensifica notevolmente nei periodi dell’anno in cui gli spostamenti sono più frequenti, in particolare durante le vacanze estive.

Il 97,01% degli utenti italiani opta inoltre per assicurazioni temporanee, pensate per coprire viaggi singoli e di breve durata.
Il resto dei viaggiatori si orienta verso altre opzioni disponibili, come la polizza annuale che copre tutti i viaggi fino a 60 giorni ciascuno effettuati durante l’anno.

La durata media dei viaggi

Analizzando la durata media dei viaggi, emerge una distinzione netta tra spostamenti all’interno dell’Europa e quelli verso destinazioni più lontane.
I viaggi europei durano in media circa 3 giorni e sono caratterizzati da brevi fughe o weekend lunghi. Al contrario, i viaggi verso mete internazionali prevedono una permanenza tra 10 e 12 giorni, segnalando una preferenza per vacanze più lunghe e ben organizzate.

Quasi la metà delle polizze stipulate in Italia (45,57%), poi, copre due persone, a indicare una netta tendenza a viaggiare in coppia o con un accompagnatore. Il dato sottolinea come la condivisione dell’esperienza di viaggio sia un elemento importante per molti italiani che scelgono di proteggere non solo se stessi ma anche il proprio compagno di viaggio.

Le mete più “coperte”

Dall’analisi delle polizze stipulate da Heymondo emergono le principali destinazioni in cui gli italiani scelgono di proteggersi prima di partire, soprattutto verso quei Paesi dove alcune condizioni rendono la copertura particolarmente importante: Stati Uniti, Giappone, Egitto, Marocco e Indonesia.

La scelta di coperture personalizzate e la pianificazione anticipata sono quindi ormai prassi consolidate tra i viaggiatori italiani, a testimonianza di una crescente attenzione verso la sicurezza e la gestione degli imprevisti.

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PMI e sostenibilità: un mix sempre più centrale nelle strategie aziendali

Per le Piccole e Medie Imprese (PMI), l’integrazione di principi di sostenibilità nelle proprie attività sta assumendo un ruolo sempre più rilevante. Secondo una ricerca condotta da BVA Doxa per il Forum per la Finanza Sostenibile, quest’anno il 71% delle PMI italiane ha adottato pratiche di sostenibilità come parte integrante della propria strategia, percentuale che sale all’82% per le medie imprese.

La sostenibilità percepita dalle PMI

L’indagine ha evidenziato come le PMI siano sempre più sensibili ai temi ambientali, sociali e di governance (ESG). Infatti, il 62% delle aziende intervistate ha dichiarato di porre maggiore attenzione a questi aspetti, rispetto agli anni precedenti, mentre il 52% li considera essenziali nelle decisioni di investimento.

Le pressioni degli stakeholder, così come le nuove normative in materia di rendicontazione, hanno spinto le imprese verso una maggiore consapevolezza e un impegno concreto sui temi ESG. Anche gli operatori finanziari intervistati confermano un aumento di interesse verso la sostenibilità da parte delle PMI, motivato dalle richieste del mercato e dalle nuove disposizioni regolatorie.

Benefici e ostacoli dell’adozione di pratiche sostenibili

Le PMI riconoscono diversi vantaggi nel percorso verso la sostenibilità. Tra questi, il 39% delle imprese indica il risparmio energetico come uno dei benefici tangibili, seguito dalla riduzione dei costi associati ai danni climatici (23%).

Tuttavia, permangono alcune difficoltà che ostacolano la transizione sostenibile: i costi di gestione elevati sono un problema per il 48% delle aziende, il carico burocratico per il 46%, mentre il 33% riscontra difficoltà nel reperimento delle risorse finanziarie necessarie.

Il contributo della finanza sostenibile

Uno strumento chiave per supportare la transizione sostenibile è rappresentato dalla finanza sostenibile. Circa la metà delle PMI dichiara di conoscere o di aver già utilizzato strumenti di questo tipo e il 70% potrebbe valutarne l’adozione in futuro.

Gli operatori finanziari, tuttavia, evidenziano alcune criticità, come la difficoltà delle PMI a individuare l’offerta finanziaria più adatta e a sostenere gli impegni legati alla finanza sostenibile, nonché una generale carenza di competenze interne.

Iniziative sostenibili e coperture assicurative

Le PMI che hanno avviato progetti sostenibili si sono finanziate principalmente con risorse proprie, mentre le imprese più strutturate fanno ricorso anche a fondi pubblici.

Inoltre, entro la fine del 2024, il 67% delle PMI è consapevole dell’obbligo di assicurarsi contro eventi catastrofali: il 49% ha già stipulato una polizza, e un ulteriore 40% prevede di farlo, segnalando una crescente attenzione verso la protezione dagli effetti dei cambiamenti climatici.

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Terzo settore: diminuiscono i donatori italiani nel 2023

Diminuisce il numero di cittadini italiani che nel 2023 affermano di aver donato denaro almeno una volta a un’associazione, passando dal 12,8% del 2022 all’11%.
Se il 2020 è stato l’anno in cui la pandemia ha generato una reazione solidale, il 2021 è stato invece caratterizzato da difficoltà sia sul fronte dell’impegno economico sia di quello del volontariato. Nel 2022, poi, si sono avvertiti i primi segnali di ripresa in tutte le dimensioni del dono. Una tendenza almeno in parte confermata nel 2023, anche se i livelli pre-pandemia sono ancora lontani.

È quanto emerge dalla settima edizione del rapporto annuale ‘Noi doniamo’, curato dall’Istituto italiano della donazione (IID), svolto in occasione dell’edizione 2024 del Giorno del Dono sostenuta da Bper Banca.

Aumentano le donazioni informali

Nonostante il leggero calo nel numero dei donatori dichiarati, registrato dall’Istat per Bva Doxa, si assiste a un aumento del 5% delle donazioni informali, ovvero, quelle donazioni che non transitano attraverso gli enti non profit.

Allo stesso, tempo, si evidenzia una diminuzione del 4% dei non donatori, ad associazioni e non, che sono passati dal 37% del 2022 al 33% nel 2023.
Inoltre, rispetto al ‘monte’ donazioni, il totale degli importi donati, l’Italy Giving Report dichiara che nel 2021 emerge una lieve crescita dello 0,04 %, un dato che indica un timido, ma costante, aumento dal 2019.

L’identikit della donazione

Il picco massimo delle donazioni si registra tra le persone di 45-74 anni, il minimo tra i giovani: meno del 5% tra i 14-24enni sono donatori. Geograficamente, si conferma il divario tra Nord e Sud, con la quota di popolazione che vive nel Nord-Est e dichiara di aver contribuito al finanziamento di associazioni è più del doppio rispetto al Mezzogiorno (14,3% vs 6,6%).

Resta forte il legame tra istruzione e propensione alla donazione. Il 22,8% dei laureati dà contributi in denaro alle associazioni, valore quattro volte più alto rispetto a chi possiede solo la licenza media (5,3%).
Tra le cause più sostenute, Doxa Bva evidenzia al primo posto Ricerca medico-scientifica (38%), al secondo, Aiuti umanitari/emergenza, inclusi Ucraina ed Emilia-Romagna (35%), al terzo, povertà in Italia (19%).

Crescono elemosina e collette

Quanto alle donazioni informali, nel 2023 cresce la quota di coloro che nei dodici mesi precedenti ne ha effettuata almeno una, passando dal 50% al 55%. L’ambito che registra una crescita maggiore è l’elemosina alle persone bisognose (+4%), che arriva così al 19%.
Seguono subito dopo le collette per le emergenze, con il 18%, valore stabile rispetto all’anno precedente (17%).

In base ai dati da BVA Doxa, inoltre, emerge un aumento non trascurabile fra i donatori (sia informali sia non) di giovane età, che resta comunque ben al di sotto della media. Nella fascia 15-24enni l’aumento è del 3% a favore del non profit e del 2% dei donatori informali.

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Travel & Food: mangiare bene determina il successo dei viaggi last minute

Food e vacanze sono un binomio perfetto. Lo conferma uno studio condotto da TheFork: il 96% dei suoi utenti ritiene che mangiare bene sia determinante per il successo di una vacanza. E per oltre la metà (52%) vivere un’esperienza gastronomica piacevole è un fattore importante per poter poi affermare, una volta rientrati a casa, di aver passato bene le proprie vacanze. Per il 44% di loro è addirittura molto importante.

Secondo un sondaggio di WeRoad, a cui hanno risposto 4.500 viaggiatori di Italia, Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna, l’aspetto culinario diventa ancora più importante tra chi prenoterà last-minute, ovvero, il 55% di chi partirà quest’estate. Tanto che il 51% dei vacanzieri last minute sceglierà la destinazione in base ai cibi tipici da assaggiare.

I 5 profili tipo dei vacanzieri golosi

La scelta di quale tipologia di viaggio, meta e ristorante dipende dunque dal profilo del viaggiatore. TheFork e WeRoad hanno individuato 5 profili tipo di viaggiatori ‘food’ con gusti inequivocabili.
Per ognuno di loro, TheFork e WeRoad hanno selezionato una destinazione europea coerente con il profilo, poiché il 41% di chi prenoterà all’ultimo momento viaggerà in Europa.

E il primo profilo è quello dell’Autentico. Affascinato dalle città d’arte, interpreta la cucina come un tratto distintivo della cultura della propria destinazione. Il viaggio consigliato quindi è ‘Autentico: Portogallo 360°’.

Chi ama la comodità e chi la compagnia

Il Gourmet ama la comodità, e in vacanza è disposto a concedersi qualche coccola in più. Le sue mete ideali sono le città d’arte o le vacanze rilassanti in spiaggia. Spazio quindi alle cucine mediterranee e a esperienze fine dining. Da non perdere per il Gourmet ‘Francia Express Food & Wine: la via dello Champagne da Parigi a Reims’.

Il Conviviale, spinto a viaggiare dalla voglia di socializzare mette invece al centro dell’esperienza il gruppo e lo spirito di amicizia.
La scelta del ristorante è quindi orientata verso locali capaci di accogliere tavolate numerose, proponendo un buon rapporto qualità-prezzo, piatti sinceri e servizio celere e cordiale. La destinazione più consigliata è ‘Andalusia 360°: Siviglia, Malaga, Cordoba e Granada’.

Vacanza Slow o avventura?

Il viaggiatore Green ha un approccio slow e orientato a limitare l’impatto del viaggio sull’ambiente. I suoi ristoranti favoriti sono quelli che limitano l’uso delle proteine di origine animale e che privilegiano ingredienti locali, stagionali e bio e preparazione tipiche del territorio.
Il viaggio ideale? ‘Nord Europa in treno: Danimarca, Svezia e Norvegia’.

Quanto all’Esploratore, è il viaggiatore che ama la scoperta di nuove culture e paesaggi, lanciandosi a capofitto in avventure anche impegnative come trekking e safari.
Sulla cucina non ha dubbi: sapori originali, decisi e piatti anche estremi. Meta da scoprire ‘Tour Isole Azzorre: alla scoperta di Sao Miguel’.

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Da Apple una svolta per le riparazioni degli iPhone: ora si potranno usare anche i pezzi second hand

A partire da l’anno in corso, Apple renderà disponibili ai possessori di iPhone parti usate selezionate per alcuni modelli. Apple ha infatti annunciato una svolta significativa nella sua politica di riparazione degli iPhone, introducendo la possibilità dell’uso di componenti di seconda mano. Questa novità dovrebbe per migliorare l’accesso a riparazioni sicure, ma a costi contenuti.

La mossa di Apple rappresenta sicuramente un passo avanti per l’azienda nel campo della sostenibilità e dell’autonomia degli utenti. Anche perché queste riparazioni potranno essere eseguite sia da utenti competenti sia da terzi indipendenti.

Ogni dispositivo conserverà un registro completo delle riparazioni effettuate

Tra i primi componenti che saranno messi a disposizione ci saranno i sensori biometrici per il Face ID (riconoscimento facciale attraverso uno scanner 3d) e il Touch ID (riconoscimento tramite lettore di impronte digitali), sebbene la politica di Apple, finalizzata a verificare l’autenticità delle parti e la cronologia dell’hardware, resterà in vigore.
Inoltre, ogni dispositivo conserverà un registro completo delle riparazioni effettuate, indicando se sono state usate parti nuove o di seconda mano. 

In un ulteriore sforzo per semplificare il processo di riparazione, Apple ha anche annunciato un’ulteriore novità: coloro che riparano i dispositivi non dovranno più fornire i numeri di serie quando ordinano le parti di ricambio, a meno che non si tratti di sostituire la scheda madre.

Il programma di auto riparazione si espande a 33 Paesi

Il programma di auto-riparazione di Apple è stato lanciato per la prima volta negli Stati Uniti nel 2022, per poi espandersi in vari altri Paesi nel mondo.
Con il recente aggiornamento dell’11 aprile, il programma ora supporta 40 prodotti Apple in 33 Paesi e altri territori.

L’introduzione di questa politica avviene in un momento in cui le autorità di alcuni tra i mercati principali di Apple hanno espresso critiche aperte verso le politiche dei produttori di dispositivi riguardo alle riparazioni. Soprattutto in riferimento al problema dello smaltimento dei rifiuti elettronici, che ogni anno si accumulano in quantità enormi.

Nuova tendenza: stop all’obsolescenza programmata, è ora di prolungare la vita dei dispositivi

Seguendo una tendenza che sembra orientata a prolungare la vita utile dei dispositivi, anche altri produttori, tra cui Samsung e Google, hanno lanciato schemi di riparazione simili.

Si tratta di un cambio di passo per l’industria dell’elettronica di consumo, riporta Adnkronos, che ora sembra voler adottare pratiche più sostenibili e più orientate al consumatore.

Come pulire i filtri dell’aria condizionata canalizzata?

Un sistema di aria condizionata canalizzata è una soluzione di climatizzazione efficiente e silenziosa che diffonde l’aria in modo uniforme in tutti gli ambienti di una abitazione.

Per garantire il corretto funzionamento e la massima efficienza dell’impianto, è importante ricordare di pulire regolarmente i filtri.

A breve vedremo il perché sia così importante prendersi cura dei filitri ed il modo più sicuro ed efficace per pulirli.

Perché è importante pulire i filtri?

I filtri dell’aria condizionata canalizzata sono importanti perché trattengono polvere, polline, smog e altri agenti inquinanti.

Se non vengono puliti regolarmente, questi accumuli possono ad esempio ridurre l’efficienza del sistema di climatizzazione, aumentando di conseguenza i consumi energetici.

Un altro problema della mancata pulizia al lungo termine potrebbe essere quello relativo alle bocchette di aerazione parzialmente ostruite, che causerebbero una distribuzione non uniforme dell’aria.

Tra l’altro uno de problemi legato ai filtri dell’aria condizionata sporchi, spesso sottovalutato, è quello di favorire la proliferazione di batteri e muffe, con conseguenti rischi per la salute.

Quando bisogna pulire i filtri?

La frequenza con cui pulire i filtri dipende da diversi fattori.

L’accumulo di sporco può infatti essere accentuato o meno dal livello di inquinamento dell’aria esterna, dunque anche la zona in cui si vive incide sulla frequenza con la quale i filtri vanno puliti.

Altro fattore determinante nella peridiocità della pulizia dei filtri è la frequenza di utilizzo dell’impianto di climatizzazione, dato che un impianto che viene adoperato di più è chiaramente più soggetto ad accumulare sporcizia.

In generale, si consiglia di pulire i filtri almeno una volta all’anno, ma in caso di elevato inquinamento atmosferico o di frequente utilizzo del climatizzatore, potrebbe essere necessario pulirli più spesso.

Come pulire i filtri?

La pulizia dei filtri dell’aria condizionata canalizzata è un’operazione semplice che può essere eseguita in pochi minuti. Ecco i passaggi da seguire:

  1. Spegnere l’impianto di climatizzazione e disattivare l’alimentazione elettrica.
  2. Raggiungere le griglie di ventilazione e rimuoverle.
  3. Individuare i filtri. In genere, si trovano proprio dietro le griglie di ventilazione.
  4. Rimuovere i filtri facendo attenzione a non danneggiarli.
  5. Pulire i filtri con un aspirapolvere dotato di una spazzola morbida.
  6. Lavare i filtri  con un prodotto specifico per questo tipo di utilizzo.
  7. Lasciare asciugare i filtri completamente all’aria aperta.
  8. Riposizionare i filtri nel loro alloggio prima di riaccendere l’impianto.

Pulizia delle griglie e delle bocchette di aerazione

Oltre ai filtri, è importante pulire anche le griglie e le bocchette di aerazione. Per farlo, è sufficiente utilizzare un panno umido e un prodotto detergente non aggressivo.

È conveniente fare questa operazione nel momento stesso in cui si puliscono i filtri, ondere evitare di avere griglie sporche che potrebbero vanificare il nostro lavoro di pulizia dei filtri.

Sanificazione del sistema di climatizzazione

Oltre alla pulizia ordinaria, è consigliabile effettuare anche una sanificazione periodica del sistema di climatizzazione canalizzata.

Questo intervento, che deve essere eseguito da un professionista del settore, permette di eliminare batteri, muffe e altri microrganismi che possono proliferare all’interno dell’impianto.

Si può approfittare e far effettuare la sanificazione in occasione di interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria da parte di personale qualificato.

In sintesi

La pulizia regolare dei filtri e la sanificazione periodica del sistema di climatizzazione canalizzata sono interventi essenziali per garantire il corretto funzionamento dell’impianto, ma non solo.

A giovarne sono anche i consumi di energia e la salubrità dell’aria negli ambienti domestici, il che è davvero importante soprattutto in presenza di bambini o anziani in casa.

Si tratta di una piccola manutenzione che richiede poco tempo dunque, ma ha una grande importanza sia per il comfort in casa che per quanto riguarda l’economia domestica.

Calcoli renali: quale acqua bere?

I calcoli renali sono una condizione alquanto comune, che si verifica quando i minerali e le sostanze chimiche presenti nelle urine si aggregano dando vita a delle formazioni solide.

I calcoli possono variare in dimensioni, da piccoli come un granello di sabbia a grandi come una pallina da golf.

Quali tipi di calcoli renali esistono?

Esistono diversi tipi di calcoli renali, a seconda del minerale o della sostanza chimica che li compone. I tipi più comuni di calcoli renali sono:

  • Calcoli di ossalato: questi calcoli sono costituiti da ossalato di calcio, un minerale che si trova naturalmente in molti alimenti.
  • Calcoli di acido urico: questi calcoli sono costituiti da acido urico, un prodotto di scarto del metabolismo delle proteine.
  • Calcoli di struvite: questi calcoli sono costituiti da struvite, un minerale che si forma in presenza di batteri.

Sintomi tipici dei calcoli renali

I calcoli renali si presentano tipicamente con un sintomo, ovvero un dolore molto intenso e continuo all’altezza di un fianco.

Ad ogni modo in alcuni casi i sintomi possono variare a seconda della dimensione, della posizione e del tipo di calcolo. Quelli più comuni sono:

  • Dolore intenso, localizzato su un fianco, nella zona lombare o inguinale. Il dolore può essere acuto e lancinante, e può irradiarsi verso l’addome, la schiena o l’inguine.
  • Nausea e vomito.
  • Difficoltà a urinare, o sensazione di bruciore durante la minzione.
  • Urine torbide o con sangue.

Se si verificano questi sintomi è importante consultare un medico, in quanto questi possono essere indicativi di una condizione medica grave.

Altri sintomi che spesso si presentano assieme ai calcoli renali sono:

  • Febbre e brividi, in caso di infezione.
  • Ipersudorazione.
  • Pallore.
  • Tachicardia.

Quale acqua bere per prevenire i calcoli renali?

Bere molta acqua è già uno dei modi migliori per prevenire i calcoli renali. L’acqua aiuta a diluire le urine e a prevenire l’aggregazione dei minerali.

La quantità di acqua da bere per prevenire i calcoli renali varia a seconda dell’individuo, ma in generale si consiglia di bere almeno 2 litri di acqua al giorno.

In particolare, è consigliabile bere acqua oligominerale o minimamente mineralizzata, con un residuo fisso inferiore a 150 mg/l. Questo tipo di acqua è meno ricca di minerali che possono favorire la formazione di calcoli.

È importante notare che l’acqua minerale naturale può contenere una quantità variabile di minerali, a seconda della fonte. Per questo motivo, è sempre consigliabile consultare il medico o uno specialista prima di scegliere un’acqua minerale adatta a soggetti che hanno la tendenza a sviluppare calcoli renali.

Ecco alcuni consigli che possono essere utili per scegliere l’acqua giusta e prevenire i calcoli renali:

  • Leggi l’etichetta dell’acqua per controllare il residuo fisso.
  • Scegli un’acqua oligominerale o minimamente mineralizzata, con un residuo fisso inferiore a 150 mg/l.
  • Evita le acque minerali che contengono elevate quantità di ossalato di calcio, fosfato di calcio o acido urico.

Se solitamente si beve l’acqua del rubinetto di casa, è possibile renderla più leggera facendo installare uno dei moderni depuratori acqua che possono eliminare eventuali impurità e diminuire il residuo fisso.

Quale acqua bere se si hanno già i calcoli renali?

Anche se si hanno già i calcoli renali, è importante continuare a bere molta acqua. L’acqua aiuta a sciogliere i calcoli e a prevenire la formazione di nuovi.

Se il medico lo ritiene opportuno, potrebbe dare sollievo al paziente assumere specifiche soluzioni antispastiche che si trovano in farmacia, le quali sono in grado di calmare i dolori provocati dagli spasmi e rilassare la muscolatura.

Conclusione

Quello dei calcoli renali è un problema comune a tantissime persone di tutte le età, e bere molta acqua è uno dei modi migliori per prevenirlo.

In particolare, è consigliabile bere acqua oligominerale o minimamente mineralizzata, con un residuo fisso inferiore a 150 mg/l.

Anche se si hanno già i calcoli renali, è importante continuare a bere molta acqua e farsi seguire da un medico, il quale valuterà il singolo caso e le azioni da intraprendere.

Fattori da considerare prima di installare un impianto fotovoltaico

L’installazione di un impianto fotovoltaico è notoriamente un investimento importante che può comportare notevoli risparmi economici e benefici ambientali.

Tra l’altro l’Italia è un paese con un buon numero di ore di luce annuali, con una media di 2.455 ore, leggermente superiore alla media europea di 2.000 ore.

Questa condizione climatica favorevole rende l’Italia un paese ideale per l’installazione di impianti fotovoltaici.

Sicuramente, prima di procedere con l’installazione, è importante considerare una serie di fattori per assicurarsi che l’impianto sia la soluzione giusta per le proprie esigenze.

Ci accingiamo adesso proprio ad esplorare tali fattori, così da sciogliere ogni dubbio prima di procedere con l’installazione un impianto fotovoltaico.

L’esposizione solare dell’abitazione

L’esposizione solare di una abitazione è uno dei fattori più importanti da considerare prima di pensare di far installare un impianto fotovoltaico. I pannelli solari devono essere esposti alla luce solare diretta per la maggior parte della giornata per produrre la massima quantità di energia.

Se l’abitazione si trova in un luogo con un’esposizione solare limitata infatti, l’impianto potrebbe non essere in grado di produrre la quantità di energia necessaria per soddisfare i propri consumi.

La dimensione dell’impianto

La dimensione dell’impianto fotovoltaico deve essere adeguata in base ai consumi energetici dell’abitazione, nonché agli spazi che un eventuale condominio è disposto a concedere ad ogni singolo condomino.

Un impianto troppo piccolo non sarà infatti in grado di soddisfare i consumi, mentre un impianto troppo grande potrebbe essere un investimento eccessivo ed immotivato.

Per determinare la dimensione dell’impianto necessaria, è possibile consultare un installatore qualificato. Se vivi al Nord Italia puoi richiedere la consulenza di SunGroup, azienda che opera nel settore fotovoltaico Torino e che può aiutarti a capire quale impianto sia più adatto a te.

Il costo dell’installazione

Il costo di un impianto fotovoltaico varia a seconda della dimensione dell’impianto, della potenza dei pannelli solari e delle caratteristiche tecniche dell’impianto. In generale, il costo di un impianto fotovoltaico da 3 kW è compreso tra i 5.000 ed i 10.000 euro.

È importante considerare il costo dell’installazione prima di prendere una decisione, per assicurarsi che l’impianto sia effettivamente un investimento conveniente dal punto di vista economico.

Ad ogni modo il governo offre una serie di incentivi per promuovere l’installazione di impianti fotovoltaici. Gli incentivi possono essere di natura fiscale, economica o tecnica.

È bene informarsi in anticipo sugli incentivi disponibili, per poter beneficiare di un risparmio economico, considerando anche che questi possono variare da regione a regione.

La manutenzione e durata dell’impianto

Gli impianti fotovoltaici richiedono una manutenzione minima. Ad ogni modo, è importante effettuare una manutenzione periodica per assicurarsi che tutto funzioni correttamente.

La manutenzione periodica dell’impianto deve necessariamente essere effettuata da un installatore qualificato.

Questi impianti hanno una durata media di circa 25 anni, prima di iniziare a perdere prestazioni. È importante considerare la durata dell’impianto prima di procedere con l’installazione, per assicurarsi che l’investimento sia sostenibile nel lungo periodo.

Ad ogni modo si tratta di un arco di tempo sufficiente a garantire l’ammortamento del costo iniziale ed un notevole risparmio nel tempo.

Considerazioni finali

Ecco alcuni consigli finali per aiutarti a prendere una decisione informata:

  • Richiedi preventivi da diversi installatori qualificati: è importante confrontare i prezzi e le offerte per trovare la soluzione migliore per te.
  • Informati sugli incentivi disponibili: il governo offre una serie di incentivi per promuovere l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici, fai bene a sfruttarli.
  • Richiedi una consulenza tecnica: un installatore qualificato può aiutarti a valutare la fattibilità dell’installazione e a scegliere l’impianto più adatto alle tue esigenze.

L’installazione di un impianto fotovoltaico è un investimento che può comportare notevoli benefici sia a livello economico che ambientale.

Ricorda che è importante considerare i fattori qui riportati prima di procedere con l’installazione, per assicurarsi che l’impianto sia la soluzione giusta per le tue necessità.

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Innovazione tecnologica: per gli italiani aiuta cittadini e imprese

L’innovazione tecnologica ha mutato radicalmente il modo di informarsi, viaggiare, fare la spesa, ma ha anche aumentato le differenze sociali tra Paesi ricchi e poveri, tra anziani e giovani, tra manager e lavoratori.
Secondo l’88% degli italiani, inoltre, l’innovazione tecnologica aiuta l’attività imprenditoriale e produttiva, agevolando la crescita non solo delle grandi imprese, ma anche delle piccole aziende (29%).

Sono alcuni risultati emersi dalla ricerca globale realizzata da Ipsos per Maker Faire Rome – The European Edition, manifestazione promossa e organizzata dalla Camera di Commercio di Roma.

Dipendenza e fiducia vanno di pari passo

Gli italiani sentono di possedere più competenze digitali di americani, francesi e tedeschi. Grazie alla tecnologia per loro l’esistenza quotidiana è diventata più facile e intensa, ma anche più stressante e isolata.
Le sensazioni suscitate dalla tecnologia in Italia sono contrastanti. Se dipendenza (39%) e fiducia (37%) vanno di pari passo, generalmente la tecnologia suscita sentimenti positivi, come serenità (29%), attesa (24%) e facilità (22%). 

Nel saldo tra gli aspetti della vita quotidiana che la tecnologia ha migliorato o peggiorato, per tutti i cittadini dei vari paesi il saldo è molto positivo riguardo l’informarsi, sapere e conoscenza, fare shopping e gestione dei trasporti e della mobilità.

Banche e società informatiche in prima linea

Più pernicioso il quadro degli effetti sociali dal punto di vista delle relazioni. Inoltre, in tutti i paesi i cittadini segnalano che le innovazioni tecnologiche hanno aumentato i tassi di esclusione sociale. 
Decisamente più positive le valutazioni sull’impatto che l’innovazione tecnologica ha avuto per le imprese. 

I settori che hanno saputo avvantaggiarsi maggiormente della trasformazione digitale sono le banche, e ovviamente, le società informatiche, seguite da Assicurazioni, imprese turistico e alberghiero, Grande distribuzione organizzata. Le innovazioni tecnologiche percepite come più costruttive sono IoT, robotica collaborativa, Big Data Analytics, manifattura additiva. In Italia in particolare, l’Intelligenza artificiale è vista come una tecnologia in grado di migliorare la vita quotidiana.

Impatto negativo sul lavoro, positivo sull’ambiente

La maggioranza dei cittadini ritiene che nei prossimi 10 anni, l’AI sarà un elemento fondamentale o comunque importante della vita quotidiana (84% in Italia) e migliorerà soprattutto le possibilità di informarsi, accrescere le conoscenze, la gestione dei trasporti e della salute, lo shopping e il fare impresa.

Peggiorerà, invece, le relazioni. E previsioni negative coinvolgono il tema del lavoro, con il timore di perdita di posti di lavoro, l’obsolescenza delle competenze e minori opportunità per i lavoratori a bassa digitalizzazione, la chiusura delle imprese tradizionali, e progressivo isolamento e alienazione.
Le nuove tecnologie avranno, tuttavia, un impatto positivo a livello ambientale, soprattutto sulle fonti rinnovabili, gli sprechi alimentari e la catena alimentare sostenibile.

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